22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 12:59:57

Cronaca News

Mitilicoltura, «Proteggiamo la produzione locale»

Mitilicoltura
Mitilicoltura

Lo scorso luglio, i mitilicoltori concessionari han­no affrontato con il Comune di Taranto la problematica della re-immersione delle cozze di provenienza straniera (Grecia, Spagna, Turchia) nelle acque del secondo seno del Mar Piccolo e del Mar Grande, pratica che consente di ottenere la certifica­zione di ‘Cozza di Taranto’.

«Una forzatura che – sottolinea il commissario della categoria Mi­tilicoltoriConfcommercio, Lu­ciano Carriero – crea una con­correnza sleale con il prodotto locale, la vera cozza tarantina, che è di dimensioni più ridotte, anche se la qualità – apprezzata dagli intenditori che ne ricono­scono il sapore – è decisamente più elevata. Tant’è che lo stesso assessore alla Risorsa Mare del Comune di Taranto, Giovanni Cataldino, accogliendo le richie­ste degli operatori, ha concorda­to sulla necessità avviare velo­cemente un percorso che vieti la pratica della immersione nel se­condo seno del Mar Piccolo (con classificazione A) di molluschi che non siano autoctoni».

Fondamentale, a tal fine, il Pia­no comunale delle Coste che, una volta definito, potrà proteg­gere il sistema Mar Piccolo con le sue produzioni locali.

«Nelle more, non disponendo ancora di questo prezioso stru­mento di pianificazione dello sviluppo costiero e della valo­rizzazione del patrimonio fisico delle coste, l’Amministrazione comunale – evidenzia Carriero – si starebbe attivando per (come si legge in una nota del sito del Co­mune) predisporre un’ordinanza sindacale, che anticipando gli ef­fetti del Piano, protegga la filiera produttiva della cozza tarantina, derogando così alle norme eu­ropee che consentono l’utilizzo di molluschi non autoctoni nelle acque nostrane. L’assessorato, a luglio scorso, aveva assicurato l’assessore Cataldino, si appre­stava a dare mandato ad Asl Ta ed Arpa Puglia. Sarebbe utile sapere – conclude Carriero – se tale percorso è stato completa­to e se l’ordinanza è finalmente pronta».

«Un altro aspetto non meno importante – evidenziano dalla Confcommercio – è la questio­ne relativa alla classificazione A del primo seno del Mar Piccolo, legata alla bonifica e al recupe­ro. Percorso avviato dalla com­missaria per le bonifiche, Vera Corbelli, ed ora bloccato dallo stop imposto dal Governo con la nomina di un nuovo commissa­rio che però dovrà necessaria­mente prendere del tempo per riavviare la macchina operativa delle bonifiche. Il primo seno, come è noto, non può essere uti­lizzato se non per l’allevamento del seme della cozza, che una volta raggiunta la dimensione di 3 com. – entro il 28 febbraio di ogni anno – deve essere trasfe­rito nel secondo seno del Mar Piccolo o in Mar Grande».

«Tale pratica in Mar Piccolo provoca ovviamente un sovraf­follamento di prodotto del se­condo seno, e naturalmente con l’arrivo del caldo estivo, e la ri­duzione della concentrazione di ossigeno disciolto nelle acque, la moria del prodotto allevato. Così purtroppo è stato anche quest’anno, caratterizzato da temperature estive particolar­mente elevate. Dopo il fermo Covid, i produttori locali hanno dovuto fare i conti con la moria dei mitili nel secondo seno, tutto questo mentre sui vari banchi di vendita arrivavano vaschette di prodotto denominato ‘Cozza di Taranto’, cresciuto ed allevato chissà dove e chissà se in acque controllate, e che di tarantino probabilmente non aveva che una dicitura rubata. E’ arrivato il momento – conclude Carriero – in cui tutti, produttori ed enti competenti, dobbiamo attivarci per rilanciare la produzione lo­cale, per dare lustro alla cozza tarantina, per valorizzare una produzione che sta nel nostro mare, la vera ricchezza di Taran­to, molto più dell’acciaio».

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