22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 14:24:26

Cronaca News

Siderurgico, il Sindaco: «Non si può escludere Taranto»

Pier Luigi Lopalco e Rinaldo Melucci
Pier Luigi Lopalco e Rinaldo Melucci

Non si può affron­tare il nodo Ilva senza mettere al centro Taranto e la sua comu­nità. È il messaggio che viene ribadito dal sindaco del capo­luogo ionico, Rinaldo Melucci: «Che il Mise si sia attivato per i lavoratori è un fatto finalmente positivo. Ma leggiamo sempre tante dichiarazioni muscolari, numeri roboanti, nuove teorie sull’ex Ilva, forse per placare i sindacati, e la città come al so­lito non c’è. Mi sarebbe piaciuta una parola in questa direzione dal ministro Stefano Patuanelli, al pari di quanto ha fatto di re­cente nella sua Trieste. E invece ci è stato persino negato l’ac­cesso agli atti dell’accordo di marzo. Quale è il segreto da tu­telare? Che problema c’è a spie­gare ai tarantini? Devo ancora ricordare a tutti che non si tratta di una mera vertenza sindacale, per quanto drammatica ed im­procrastinabile. Senza Taranto al tavolo non c’è Recovery Plan che basti. Senza una discussione seria nel quadro dell’accordo di programma su salute, tecnolo­gie, e quindi area a caldo, ricol­locamento dei possibili esuberi, soddisfazione dell’indotto lo­cale e vere compensazioni alla città, semplicemente non esiste alcuna prospettiva per quello stabilimento, alcuna carta ne­goziale che regga. Nessuno sot­tovaluti la nostra voglia di resi­stenza».

Proprio Melucci, ieri pomerig­gio, è stato impegnato presso gli uffici della Regione Puglia a Bari, per fare il punto dei dos­sier più importanti per Taran­to con il Governatore Michele Emiliano.

Inoltre, il primo cittadino ioni­co ha avuto occasione di con­frontarsi con il prof. Pier Lui­gi Lopalco, responsabile della struttura speciale di progetto “Coordinamento Regionale Emergenze Epidemiologiche” in seno all’Aress, l’agenzia re­gionale strategica per la salute e il sociale.

“Oggetto principale dell’incon­tro” si dice da Palazzo di Città “la necessità di aggiornare in tempi brevi la Delibera della Giunta Regionale n. 1944 del 2012, che regola i cosiddetti “wind days” e che merita un ripensamento alla luce degli interventi in materia ambien­tale che sono stati realizzati in questi anni, ma soprattutto il cui protocollo operativo va oggi correlato appropriatamente alle norme anti Covid-19”. E stanno facendo discutere, soprattutto sul versante ambientalista, le parole del riconfermato presi­dente pugliese, Michele Emi­liano, sul Siderurgico. «Stata­lizzare è una parola sbagliata» ma «se lo Stato fa la sua parte, anche la Regione è pronta a fare la sua» ha dichiarato in una in­tervista a ‘Radio 24’. «Noi – ha detto Emiliano – siamo disposti a entrare nel capitale di Ilva, ovviamente sono partecipazioni simboliche, anche se importan­ti, per garantire creditori 150 milioni di euro a tutto l’indotto locale. Ora 150 milioni possono sembrare una cifra piccola ma a Taranto togliere alle aziende dell’indotto 150 milioni, vuol dire farne fallire la metà». Per Emiliano, «questi 150 milioni possono essere trasformati nel­le quote di una nuova azienda». Circa il ruolo della Regione Pu­glia nella vicenda, Emiliano ha sostenuto che «noi potremmo partecipare perché l’Ilva con­suma moltissima acqua potabile purtroppo, e l’Acquedotto Pu­gliese, che è il più grande d’Eu­ropa ed è un’azienda fantastica totalmente di proprietà della Regione, efficientissima e che fa utili, è disposta a entrare nel capitale. Noi – ha rilevato Emi­liano – possiamo provare a ga­rantire la prosecuzione dell’at­tività industriale e i processi di ricostruzione della fabbrica secondo le regole della decar­bonizzazione».

Secondo il presidente della Re­gione Puglia, «150 milioni sono i soldi che lo Stato dovrebbe restituire agli imprenditori lo­cali, i quali, avendo capito che li hanno persi, sarebbero dispo­sti a trasformarli in una quota di partecipazione, dopo di che la Regione potrebbe aggiun­gere altri milioni di euro, in dimensione ragguardevole. Ci prendiamo la responsabilità, insieme al Governo, di gestire questa fabbrica secondo regole moderne con innovazioni tec­nologiche avanzate, garantendo la salute perché se proprio deve funzionare questa fabbrica, cer­to non può continuare a funzio­nare con il ciclo integrato basa­to sul carbon coke». «Nessuno ha qui l’idea che l’Italia debba venir fuori dal settore dell’ac­ciaio, io lo ribadisco – ha speci­ficato Emiliano – perché spesso i miei avversari politici hanno cercato di far passare l’idea di un Emiliano matto che pensa di fare a meno dell’acciaio. Non è assolutamente così. Noi però pensiamo – ha detto ancora – che questa fabbrica vada affidata in mani consapevoli dell’impor­tanza strategica del sito e anche consapevoli che proprio perché questo sito è importante, va reso compatibile con la salute delle persone».

Intanto, è fallita la mediazio­ne tra Ilva in amministrazione straordinaria e Arcelor Mittal sulla controveria relativa a cir­ca duecentomilioni tra canoni di fitto non pagati e quote di Co2. Secondo quanto riporta­no le agenzie citando fonti vi­cine al dossier, la trattativa non avrebbe avuto sbocchi per l’of­ferta considerata troppo bassa di Arcelor Mittal. Il tentativo di mediazione si è tenuto alla Camera Arbitrale di Milano, dove erano convenutywe le due società nel tentativo di addive­nire ad un accordo. Su un altro fronte c’è da registrare che Eni Rewind, società ambientale di Eni ha ricevuto il mandato da ArcelorMittal Italia per l’assi­stenza nella progettazione degli interventi di bonifica dell’area ex Ilva a Taranto.

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