22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 12:59:57

L’incontro tenutosi a Roma mercoledì sera sull'ex Ilva
L’incontro tenutosi a Roma mercoledì sera sull'ex Ilva

Due incontri ravvicinati, svolti tra mercoledì sera e giovedì, per mettere in calendario una serie di altri incontri. L’impressione, dopo una ‘due giorni’ comunque intensa e che ha coin­volto anche il governo, è quella di una tregua fragile tra Arcelor Mittal ed i sin­dacati. La tensione resta comunque alta.

Il riassunto è affidato al documento ri­volto ai lavoratori che porta la firma di Fim, Fiom e Uilm dopo il vertice – tenu­tosi in locali del Mise ma non al ministe­ro, evacuato per un caso di positività al Covid – a cui era presente anche l’ad di Arcelor Mittal Italia, Lucia Morselli. “La vertenza ex Ilva ha molte sfaccettature e tempi lunghi, previste da una trattativa tra il Ministero e la stessa ArcelorMittal, per la risoluzione delle numerose proble­matiche. Tuttavia, i tempi previsti dalla trattativa non possono coincidere con le esigenze dei lavoratori che da mesi sono in cassa integrazione senza una prospet­tiva certa. Le criticità presenti all’interno dello stabilimento, sia nella gestione de­gli impianti che dei lavoratori, necessita­no di approfondimenti e focus specifici e, per tali ragioni, Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un immediato intervento da par­te dell’azienda attraverso un confronto con le organizzazioni sindacali. Inoltre, abbiamo chiesto e rivendicato l’applica­zione di una turnazione tra i lavoratori di impianti similari come i treni nastri, altiforni e acciaierie, oltre ad un appro­fondimento sulle manutenzioni centrali di reparto”.

LE DATE DEI CONFRONTI – “Arce­lor Mittal” spiegano Fim, Fiom e Uilm, “dopo un confronto, a volte molto conflit­tuale, con le organizzazioni sindacali ha programmato degli incontri specifici le Rsu, a partire da venerdì (oggi, ndr), così suddivisi: Ore 09:00 manutenzioni cen­trali Ore 11:00 acciaieria 1/2 Ore 14:00 Tna1/2 Ore 16:00 Area AFO. Pertanto verificheremo con le Rsu di reparto qua­li saranno le reali disponibilità da parte della multinazionale rispetto alle richie­ste avanzate dalle organizzazioni sinda­cali. È del tutto evidente che qualora non si dovessero concretizzare le disponibi­lità da parte di ArcelorMittal, emerse al tavolo, continueremo con le mobilitazio­ni già intraprese nei giorni scorsi”.

MOMENTI DI TENSIONE – “Il con­fronto con l’azienda è stato duro e molto conflittuale. Noi vogliamo gestire questa fase affrontando tutte le criticità” ha di­chiarato Francesco Brigati (Fiom). “Si tratta di cose concrete e immediate, non di impegni a lungo termine. Faccio degli esempi: il personale del Treno nastri 1 è in cassa integrazione da diversi mesi, se l’azienda fa la rotazione, lo fa rientrare al lavoro. Stessa cosa – conclude Brigati – per le manutenzioni. Se partono, come noi stiamo sollecitando, è evidente che tornano dalla cassa e vanno al lavoro i manutentori che ora stanno fuori dallo stabilimento”.

Per Antonio Talò (Uilm) “c’è qualche pic­colo passo in avanti. Come accaduto col ministro Patuanelli, la riunione di oggi con ArcelorMittal è cominciata male e poi c’è stato qualche aggiustamento”.

L’USB NON CI STA – Non c’è la firma dell’Usb, la cui posizione è quindi diver­sa da quella dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil. Per il coordinatore Franco Rizzo infatti “non ci sono piú assoluta­mente le condizioni per portare avanti questa storia. Pochi minuti sono bastati per arrivare alla solita conclusione: non vi è da parte della multinazionale la minima considerazione. Ribadiamo le numerose mancanze: disattesi tutti gli impegni sotto ogni punto di vista, scelta del personale da assumere fatta in ma­niera unilaterale (si ricordi la condotta antisindacale riconosciuta dal giudice del lavoro), numero unità lavorative as­sunte inferiore a quello stabilito, assenza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria con le ovvie conseguenze per quel che riguarda la sicurezza in fab­brica, pesante clima di paura e precarietà che serpeggia tra i lavoratori, abuso della cassa integrazione. In particolare va det­to che, per quel che riguarda la perico­losità degli impianti, gli stessi commis­sari hanno verificato quello che diciamo. Crediamo che sia stato superato di gran lunga il limite. Arcelor Mittal deve an­dare via”.

LA QUESTIONE APPALTO – Le se­greterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm durante l’incontro con la multinazionale, hanno affrontato l’annosa questione ine­rente i lavoratori dell’appalto. “L’Ammi­nistratore delegato ha confermato la par­tecipazione dell’azienda alla cabina di regia, costituita in prefettura, che risulta essere efficace per la gestione dei paga­menti alle imprese. Infatti, ha dichiarato che nelle prossime due settimane saran­no saldate la quasi totalità delle fatture già scadute” dicono le tre sigle sindacali.

“Una delle criticità sul mondo dell’appal­to, emerse al tavolo odierno, è relativa a quelle aziende sottoposte a sequestri pe­nali e/o amministrativi ed alle imprese con problematiche non riconducibili alla società committente. A valle della risolu­zione di tali problematiche ha dichiara­to che non avrà problemi a riallacciare i rapporti commerciali con le suddette im­prese ed ha confermato l’assenza assoluta di Blacklist”. Fim, Fiom e Uilm “hanno posto l’attenzione sulle condizioni dei lavorativi delle ditte di appalto, maggior­mente colpiti dalla crisi, proponendo l’i­stituzione della clausola di salvaguardia. Inoltre, abbiamo evidenziato l’esisten­ za di fenomeni di dumping contrattuale che penalizzano fortemente, dal punto di vista salariare e normativo, i lavoratori dell’appalto. Prossimamente ci sarà un tavolo specifico su appalto ex Ilva”.

IL SUMMIT CON PATUANELLI – È «necessario intervenire garantendo so­stenibilità ambientale, economica e so­ciale» ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nel corso del tavolo con in sindacati di mercoledì sera. Il ministro avrebbe spiegato che il consulente governativo per il dossier, Francesco Caio, e l’ad Invitalia, Dome­nico Arcuri, «stanno portando avanti la trattativa ponendo come punti fermi la piena produzione alla fine del piano e necessità di investimenti anche privati». Nelle prossime settimane dovrebbe arri­vare a conclusione la due diligence av­viata da Invitalia e finalizzata al possibi­le coinvestimento in Arcelor Mittal.

Dopo l’incontro con il titolare del Mise, i sindacati hanno sospeso lo sciopero che era in programma per la giornata di gio­vedì.

FORZA ITALIA ALL’ATTACCO – “Sulla vicenda ArcelorMittal il governo è nel caos più totale. E’ saltata la tratta­tiva a Milano tra ArcelorMittal e i com­missari straordinari sui canoni d’affitto e sulle quote di CO2 mentre al Mise si è aperto l’ennesimo tavolo di crisi tra le sigle sindacali dei metalmeccanici e Pa­tuanelli. La situazione è talmente grave da non poter escludere che ArcelorMittal abbandoni il siderurgico tarantino”.

Lo afferma, in una nota, Vincenza La­briola, deputata di Forza Italia.

“La confusione regna sovrana. Se il mi­nistro Gualtieri propone di individuare nuovi pretendenti per lo stabilimento, Emiliano si dice pronto con una corda­ta locale per una immediata carboniz­zazione dell’impianto mentre al Senato i grillini presentano un emendamento al dl Agosto per destinare i 470 milioni previsti per l’ingresso dello Stato in Ar­celorMittal alla Banca del Sud. Siamo al teatro dell’assurdo e la responsabilità è tutta del governo che non è in grado di affrontare il dossier. Si moltiplicano i ta­voli tecnici e di confronto: dopo quello in Prefettura a Taranto per il pagamento dei 38 milioni che i franco-indiani devono agli imprenditori se ne aggiunge un altro sulla sicurezza degli impianti aperto ieri al Mise, che si sommano alla procedura legale a Milano, all’accordo del 4 mar­zo e al piano industriale degli acquirenti, respinto al momento dall’esecutivo. Que­sto il risultato di una politica incapace di dare risposte a lavoratori e cittadini”.

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