22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 14:24:26

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Achille Lauro stasera in concerto: «Un’opportunità esibirmi con l’Ico»

Achille Lauro a Taranto
Achille Lauro a Taranto

Giacca e gel nei ca­pelli. La camicia slacciata (come in “1969”…). Una persona qualun­que in un venerdì sera qualunque a Taranto, verrebbe da dire. Anche i – parecchi – tatuaggi, del resto, ormai non sono più trasgressione. Solo che quella persona qualun­que è Achille Lauro, forse il per­sonaggio dello showbiz su cui più si concentrano le attenzioni di chi cerca la nuova grande star della musica italiana.

Lauro (cognome d’arte e nome autentico, all’anagrafe è Lauro De Marinis, origini pugliesi) incontra i giornalisti al teatro Fusco, pri­ma del firmacopie del suo secon­do libro, “16 Marzo”, per il quale sono disciplinatamente in fila fan giovani e giovanissimi. Tutti con l’aria dei bravi ragazzi; alcuni, accompagnati da mamma e papà. Stasera, sabato, è in programma il concerto-evento con l’Ico Ma­gna Grecia, l’Orchestra diretta dal maestro Piero Romano che fa da cerimoniere all’incontro con la stampa. Presente anche l’assesso­re alla Cultura e vicesindaco, Fabiano Marti, il quale ha sottolineato l’importanza di questo progetto musicale.

È stato proprio il maestro Roma­no a spiegare come il concerto di stasera sulla Rotonda del Lungo­mare nasca dopo aver ascoltato ad un concerto C’est la vie, una delle canzoni più amate del cantante romano. Un brano per certi versi atipico nella produzione dell’in­terprete di Rolls Royce, 1969 e 1990, ma che ha fatto scattare l’i­dea di “un concerto sinfonico con le canzoni di Achille Lauro”: una sfida per l’orchestra, una sfida per Lauro. Che ha accolto con entu­siasmo, ha sottolineato Piero Ro­mano, l’idea di una esibizione che sarà assolutamente inedita.

Achille Lauro a Taranto
Achille Lauro a Taranto

«Sono io che ringrazio l’Orchestra della Magna Grecia per questa che ritengo una opportunità incredibi­le. Sarà la mia primissima volta con una orchestra, e sono davvero contento che sia quella di Taran­to, dove è stato direttore Luis Ba­calov, che si è confrontato anche con il rock» le sue prime parole a Taranto.

Tutto ciò che Achille Lauro concede all’immaginario della rockstar? Gli occhiali da sole in un ambiente illuminatis­simo. Per il resto, la voce bassa, il tono tranquillo, la disponibilità che dimostrerà con i giovani fan che lo guardano intimiditi, sono lontanissimi da quel babau come il quale, soprattutto ai tempi del­la prima esibizione sanremese era stato descritto. «Non vedo l’ora di confrontarmi con questa espe­rienza e con una squadra fantasti­ca come è l’Ico Magna Grecia» ha poi aggiunto. Certo, che ad Achille Lauro piac­cia giocare con il personaggio che gli (o si) è costruito addosso, è fuori di dubbio. Me ne frego, con cui è salito per la seconda volta sul palco dell’Ariston a Sanremo, era del resto «una rappresentazione teatrale», «un modo di rappresen­tare un concetto», quello di ‘fre­garsene’, da intendersi nel senso migliore: “come San Francesco ed il suo “me ne frego” ai beni materiali».

«Il concerto sinfonico a Taranto era in programma a maggio» ha ricordato Piero Romano, poi il lockdown ha cambiato tutto. Ma, ha voluto sottolineare Romano, se prima era soprattutto un pubblico di giovanissimi ad aver acquista­to il biglietto, dopo a voler vedere Achille Lauro a Taranto, con l’Ico Magna Grecia, sono stati e sono soprattutto gli adulti. «La cosa più bella» ha detto Achille Lauro «è che il pubblico ha recepito il mes­saggio che volevo mandare». E a Romano che ha ribadito come la cura e la preparazione delle esibi­zioni di Achille Lauro ricordino i grandi della lirica, e notato come Bam Bam Twist presupponga una grande conoscenza e “curiosità” musicale, Lauro ha risposto di amare «la musica, tutta la musica. Dell’ispirazione io ho un concet­to molto personale, può nascere ovunque, da qualsiasi cosa. Dal dialogo con una persona, da un sogno, dal dormiveglia». Inevi­tabile un passaggio sull’Achille Lauro scrittore: “16 Marzo” è il suo secondo libro. «Nello scrivere una canzone, sei vincolato da fat­tori come il tempo dell’esibizione; questo libro è un po’ come una canzone di 200 pagine, e nasce dal mio modo di scrivere». Lo defini­sce come una versione su carta di C’est la vie. Poi, è il momento del firmacopie, rigorosamente con la mascherina. Rispettando le regole.

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