22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 12:59:57

Cronaca News

Rinaldo Melucci: «Così stiamo trasformando la nostra città»

Rinaldo Melucci
Rinaldo Melucci

Sul volto rilassato si legge la soddisfazione per il risultato elettorale raggiunto a Taranto-città dal Pd e per le preferenze ottenute da Michele Emiliano. Rinaldo Melucci sembra avere tutte le in­tenzioni di giocarsi politicamente questo successo sui tavoli che contano.

Sindaco, si aspettava questo risultato?
Diciamo innanzitutto che era importante fare bene per due motivi. A noi premeva dare continuità a relazioni, investimenti, progetti, eventi. Quindi avere a che fare col presidente Emiliano e con una giunta di centrosinistra era per noi la situazione ideale. I cittadini lo hanno compreso. Se­condo aspetto: era un test importante sul­la tenuta della maggioranza e sul lavoro dell’amministrazione, anche per il ruolo che oggi ci vede protagonisti all’interno del Pd. Negli ultimi giorni avevamo sen­tito che l’aria stava cambiando, eravamo più fiduciosi di un mese fa anche se non al punto da pensare di vincere in città con quasi 18 punti di vantaggio sul centro­destra. Non solo siamo stati convincenti ma evidentemente il vento sta cambian­do. Due anni fa eravamo ancora poco conosciuti e c’era qualche difficoltà di relazione con la comunità, avevamo tut­to da dimostrare. Oggi che i frutti stanno arrivando i cittadini hanno risposto pre­miando il nostro lavoro. Ora cercheremo di capitalizzare questo risultato, sapendo anche che il presidente Emiliano a Taran­to ci tiene.

Questo risultato avrà degli effetti all’in­terno della maggioranza?
Sì, mi aspetto che questo risultato produ­ca assestamenti, non rivoluzioni. Faremo una verifica, ma senza ansia e in assoluta serenità Qualche cambiamento potrebbe esserci sempre nello spirito di migliorare il nostro lavoro. Ma, ripeto, senza ansia e senza alcuna fretta.

Ora ci sono due consiglieri comuna­li eletti in Regione. Cosa si aspetta da questa presenza in consiglio regionale?
I consiglieri Di Gregorio e Stellato hanno un rapporto di lealtà e di proficuo lavoro con l’amministrazione. Sono certo che la loro presenza in Regione potrà esercitare uno stimolo ancora maggiore per Taranto. A loro chiederò di conservare il doppio incarico (a scanso di equivoci sarà soltan­to una l’indennità che percepiranno) per­ché abbiamo bisogno della loro esperien­za in maggioranza. Consideriamo inoltre che c’è già un ottimo rapporto con i con­siglieri Lopane e Pentassuglia. In Regione possiamo quindi contare su una pattuglia qualificata con la quale siamo in grande sintonia.

La questione Ilva. Lei rivendica il coin­volgimento del territorio e qui il proble­ma non è solo il rapporto con Arcelor Mittal, ma anche, forse soprattutto, quello con il governo. Cambia qualcosa con questo risultato, in particolare ri­spetto al ruolo di Taranto nel Pd?
Va detto che il documento politico del Pd su Taranto capitale del Green New Deal forse ha condizionato l’esito del voto. È un documento che fa cambiare linguag­gio, introducendo ad esempio i concetti di decarbonizzazione e transizione ecologi­ca, e cancella la stagione dei decreti Ilva. Una stagione caratterizzata dall’impronta di altre persone che oggi alla prova elet­torale hanno raccolto il 2% dei voti. Ora abbiamo la possibilità di confrontarci con ministri come Provenzano, Boccia, Gual­tieri. Il Pd oggi è un importante decisore sulla questione Ilva a fronte della incoe­renza del M5S.

Come finirà il rapporto con Arcelor Mittal?
Credo che finirà male, ma c’è lo spazio per un accordo di programma come fatto a Ge­nova e a Trieste. Ritengo che debba esserci una riflessione sulle tecnologie, sull’area a caldo, sul rischio sanitario, sull’ingresso di Invitalia, nonostante l’intervento di una parte del M5S per affossare questa solu­zione. Deve però essere altrettanto chiaro che non ci può essere spazio per l’opzione esuberi zero; questo devono comprenderlo anche i sindacati. Lo sforzo da compiere è quello di trovare una soluzione, anche utilizzando i fondi europei, per ricollocare le forze in esubero.

Cosa non ha funzionato con Arcelor Mittal?
Avevamo avuto sin dall’inizio la sensazio­ne che la loro non fosse una operazione industriale ma una operazione meramente finanziaria. Hanno utilizzato questi anni non per investire sugli impianti ma per saccheggiare la clientela di Ilva. Non ho mai visto in loro un operatore intenzionato a rilanciare l’azienda e a impegnarsi nella ricerca e nello sviluppo. Am è stato solo uno speculatore e spero che Arcelor Mit­tal non resti neppure con una quota di mi­noranza nella newco con Invitalia. L’unico interlocutore deve essere lo Stato, perché solo lo Stato può farsi carico delle pro­blematiche di questo stabilimento e delle bonifiche. Non sarà Mittal a riconvertire e rilanciare questa fabbrica. Mittal resterà finché troverà conveniente farlo dal punto di vista commerciale e finanziario. Il suo piano era vantaggioso solo per il prezzo, ma dal punto di vista dei contenuti era mi­gliore quello della cordata Jindal-Arvedi. Su questo punto si è rotto il dialogo con Calenda.

In attesa che si risolva la vertenza Ilva, sulla quale siamo impantanati ormai da più di otto anni, c’è un lavoro di riquali­ficazione della città da portare avanti…
Noi non aspettiamo che si risolva la ver­tenza Ilva. Stiamo già aprendo strade nuo­ve, nuove energie da liberare. Un po’ di fermento lo vediamo, non è un caso che nonostante il Covid si faccia il tutto esau­rito nei b&b e negli stabilimenti balneari. Questi risultati sono il frutto di una poli­tica precisa di promozione di una Taranto che era rimasta in sordina in questi anni. Innovazione, mobilità urbana, i tanti can­tieri, danno il segno che c’è altra vita oltre l’Ilva. Quanto servirà investire ancora per compensare la perdita economica di Ilva nei prossimi anni – perché non c’è dubbio che anche se Ilva resta non sarà più quel­la delle otto milioni di tonnellate – non lo sappiamo ancora, ma questa è già una cit­tà che pulsa di iniziative altre rispetto alla siderurgia. E questo era uno dei grandi obiettivi del nostro mandato: consegnare ai tarantini una città che non fosse più una città siderurgica, ma una città marittima, dell’innovazione, dei festival, dello sport. Credo che tutto quello che sta avvenendo, dalla Capitale della Cultura ai Giochi del Mediterraneo, sia una testimonianza di questo sforzo. Io giro per la città e lo vedo questo nuovo fermento. Ecco perché sono meno preoccupato dell’esito della verten­za Ilva, sicuramente impattante; ma se riusciamo a mettere in piedi l’accordo di programma riusciremo a tenere anche gli equilibri sociali ed economici.

Ha detto che va in giro per la città. Le si rimproverava invece di essere un sinda­co che restava chiuso in ufficio. È cam­biato l’approccio?
Quella era una scelta. Le grandi trasforma­zioni si fondano su un lavoro preparatorio molto oscuro e se non lo fai all’inizio non lo fai più. Sapevamo di dover spendere la prima parte del mandato per uscire da un dissesto che non ci permetteva assunzioni, non ci permetteva di aprire cantieri. Poi bisognava rimettere in sesto la macchina comunale: abbiamo assunto i primi vigi­li dopo venti anni. Una volta impostati il masterplan della Città Vecchia, dei Tam­buri, la raccolta differenziata, i concorsi, l’uscita dal dissesto, sarebbe arrivato il momento di entrare in una fase più poli­tica e meno amministrativa e questa è la fase in cui il sindaco può permettersi di stare meno in ufficio e godersi di più i suoi cittadini e il suo lavoro. Se avessimo fat­to il contrario ora non staremmo a parla­re di questi obiettivi raggiunti. Per citare solo le cose fatte questo mese: biblioteca Acclavio, parcheggio Artiglieria, palestra Ricciardi, Casa Paisiello, camposcuola. Ma ognuno di questi progetti richiede uno o due anni di lavoro e viaggi a Bari e a Roma dove non esistevamo. Anzi, sa qual è la mia più grande soddisfazione?

Quale?
Nelle prime settimane del mio mandato, quando arrivavo a Roma o a Bari nella mi­gliore delle ipotesi facevo anticamera, al­tre volte addirittura ridacchiavano. Ora ci cercano perché sanno che sappiamo lavo­rare e che sappiamo impiegare le risorse. Siamo diventati una città autorevole nel panorama nazionale: se il sindaco viene chiamato a parlare di Taranto in conven­tion di grande respiro è perché c’è grande interesse per la nostra città e questo è me­rito del notevole lavoro preparatorio che abbiamo fatto. I selfie non sostituiscono questo lavoro. Abbiamo una comunità ma­tura che sta già dimostrando di apprezzare le nostre scelte.

In genere i frutti del lavoro si raccolgo­no nel secondo mandato: lei si sta già preparando al secondo mandato?
È un po’ presto, ma ne parleremo nei pros­simi mesi con tutti gli amici con cui fac­ciamo politica.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche