15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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Città Vecchia: tra i vicoli torna la magia del… cunto

Giovanni Guarino (foto Alexander Corciulo)
Giovanni Guarino (foto Alexander Corciulo)

– Tre giorni, altret­tante tre occasioni, per fare un tuffo nel passato con Giovanni Guarino che attraverso la narra­zione di storie del suo reperto­rio, ricorderà le tradizioni della città e del quartiere: lunedì 28, mercoledì 30 settembre e lune­dì 5 ottobre, alle 18, il “cunto” torna così tra i vicoli dell’Isola, nello slargo prospiciente Pa­lazzo Amati/Kētos, in vicolo Vigilante, grazie a un progetto curato dal Crest che proporrà, in via privilegiata agli abitanti dell’antico borgo, tre pomeriggi dedicati a ricordare e riproporre la tradizione che fino a cinquan­ta anni fa vedeva le donne anzia­ne dei vicoli tenere a bada i più piccoli raccontando loro le storie che cominciavano con “rota rota stave ‘na vote…”, frase da cui prende il titolo l’iniziativa.

Ecco il programma nel detta­glio:

lunedì 28 settembre – si parte con la narrazione “Per grazia ricevuta. L’alluvione del 1883 a Taranto”. Nella Taranto di fine ‘800, attanagliata dalla miseria, giunge a dare nuova speranza la notizia che il Governo italiano vuol dare il via alla costruzione di un canale navigabile e di un arsenale militare che, grazie alla dura lotta del senatore Cataldo Nitti, si decise di fare a Taranto.

A seguito dello sbarramento con una diga del fossato del Castel­lo Aragonese ed a causa di una fitta e copiosa pioggia, il 14 set­tembre 1883 Mar Piccolo arrivò ad inondare vicoli, stretti e case, provocando danni e morti.

La narrazione teatrale racconta quei giorni attraverso le vicis­situdini di una famiglia di pe­scatori, di cui uno dei sei figli risultò disperso e alla dispera­zione si diede risposta con la fede, mettendo in campo tutte le risorse offerte dalla religiosi­tà popolare: preghiere e litanie, pane benedetto e beneficenza, voti ed ex-voti invocando l’aiuto dell’Addolorata. Aiuto che non tardò ad arrivare…;

mercoledì 30 settembre – la narrazione “… e venne Falan­to”. La leggenda racconta che nell’VIII secolo a.C., l’eroe spar tano Falanto divenne il condot­tiero dei Parteni. Consultando l’Oracolo di Delfi prima di av­venturarsi per mare alla ricerca di nuove terre, apprese che sa­rebbe giunto nella terra di Sa­turo e che avrebbe fondato una città nel luogo in cui egli aves­se visto cadere la pioggia da un cielo sereno e senza nuvole (in greco ethra).

Falanto si mise in viaggio, fino a quando giunse nei pressi della foce del fiume Tara. Dopo i pri­mi scontri con gli Iapigi che lo videro sconfitto, addormentato­si sul grembo della moglie, ella cominciò a piangere a dirotto, ripensando all’oscuro respon­so dell’Oracolo e alle difficoltà sopportate dal marito, bagnan­dogli con le sue lacrime il volto.

L’oracolo si era avverato, una pioggia era caduta su Falanto da un cielo sereno: le lacrime della moglie Ethra.

Sciolto l’enigma, l’eroe si accin­se a fondare nell’insediamento iapigio di Saturo quella che di­venne la grande città di Taranto;

lunedì 5 ottobre – la narrazione “Skiuma, la sposa sirena”. La numero 132 dei duecento cunti popolari dell’antologia “Fiabe italiane” curata da Italo Calvino per la collana “I mil­lenni“ di Einaudi nel 1956, “La sposa sirena” prende le mosse dai personaggi del racconto “La Monacella – La storia di Skiu­ma”, fiaba popolare di area ta­rantina della seconda metà del ‘700.

Attraverso la magia del cunto, il racconto testimonia il desi­derio di accostarsi all’elemento naturale su cui si adagia Taran­to, il mare, per scandagliare un immaginario così saldamente e profondamente radicato alle ra­dici popolari. Il mare come ispi­ratore di sogni e progetti, luogo di lavoro e di piacere, di fatica e di ozio, ma per l’infelice coppia di innamorati del racconto pre­scelto, il mare è anche luogo di tristezza, dolore, nonché rifugio nel meraviglioso e casa del fan­tastico.

Riferimenti naturali relativi alla fiaba sul territorio cittadino sono “la secca” delle Sirene, che si trova al centro della rada di Mar Grande e il torrione del castel­lo Aragonese, chiamato “della Monacella”, demolito assieme ai torrioni Sant’Angelo, Mater Dei e del Vasto, che estendevano l’antica fortificazione sino a Mar Piccolo, durante i lavori di scavo e costruzione del canale naviga­bile (1883).

Obiettivo dell’intero percorso progettuale curato dal Crest: attraverso un coinvolgimento attivo degli abitanti dell’Isola, trasversale per età, promuovere piena consapevolezza intorno al progetto e al suo valore per la Città Vecchia e per la città tutta. Un nuovo “tesoro” da conoscere e proteggere.

La partecipazione è gratuita ma i posti sono limitati (solo 25) dalle restrizioni dovute all’e­mergenza Covid-19.

Partner per lo svolgimento delle attività: associazione Comunità Emmanuel Onlus, Associazione Manifesto della Città Vecchia e del Mare, Associazione Marco Motolese, Associazione Terra, cooperativa teatrale Crest.

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