14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca News

Don Marco Crispino, «Mattone su mattone costruiremo la nuova chiesa»

Don Marco Crispino, con gli occhiali scuri, alla sinistra dell’arcivescovo mons. Santoro
Don Marco Crispino, con gli occhiali scuri, alla sinistra dell’arcivescovo mons. Santoro

La parrocchia di San Giu­seppe Moscati al quartiere Paolo VI da domenica 27 ha il nuovo parroco: don Marco Crispino, 40 anni a dicembre. Il sacerdote proviene dalla vicina comuni­tà del Corpus Domini, di cui una larga rappresentanza col parroco don France­sco Mitidieri ha partecipato alla solen­ne celebrazione d’immissione canonica presieduta dall’arcivescovo assieme a di­versi sacerdoti. Suoi testimoni in questo momento così importante sono stati suor Camilla Magon, infermiera dell’istituto Sorelle della Misericordia, e la sorella Rita, ostetrica.

Don Marco ha vissuto il suo cammino di fede nella parrocchia di Santa Rita gui­data da mons. Gino Romanazzi, svilup­pando i germi vocazionali. Laureato in Ingegneria, dopo un periodo di discerni­mento e verifica, nel 2008 ha finalmente deciso di seguire la vocazione entrando al Pontificio Seminario Romano Mag­giore di Roma. Risale al 15 novembre del 2014 l’ordinazione sacerdotale dalle mani di mons. Filippo Santoro, di cui per diversi anni è stato segretario particola­re.

La parrocchia di San Giuseppe Mosca­ti fu istituita dal 1986 dall’arcivescovo mons. Guglielmo Motolese e ha sede in un alcuni locali a pianoterra di un inse­diamento residenziale in piazza Pertini, dove si è svolta la cerimonia d’immissio­ne canonica alla quale hanno presenziato numerose autorità cittadine, fra cui gli assessori comunali Paolo Castronovi e Annalisa Adamo in rappresentanza del sindaco. Per l’occasione, la statua del “MedicoSanto” è stata solennemente esposta affianco all’aItare.

“All’annuncio della ma nomina, la pri­ma cosa che mi ha colpito è stata quella di vedermi alla guida di una parrocchia intitolata a un laico, medico, ricercatore: un uomo innamorato di Cristo. San Giu­seppe Moscati mi è parsa subito come una presenza cui guardare in questo tempo di pandemia – ha detto don Mar­co nel saluto finale – La sua fede lo ha reso pienamente attento a ogni paziente. Leggendone la biografia risalta che non c’era niente in lui che non dipendesse da questo stretto rapporto con Cristo. Per questo motivo nei giorni scorsi sono an­dato in pellegrinaggio sulla sua tomba, alla chiesa del Gesù Nuovo, a Napoli, per pregarlo e domandarne l’intercessio­ne perchè tutta la mia vita, tutto il mio nuovo ministero di parroco fosse preso dall’incontro con Cristo. Questo desidero per me e per la comunità affidatami: che tutta la vita possa essere sempre più af­ferrata e abbracciata da Cristo”.

Così ha continuato: “Desidero ringra­ziare le comunità in cui ho potuto fare esperienza di questo amore e che mi ha accolto nei primi anni di sacerdozio: quella di Santa Rita, dove sono cresciu­to e ho conosciuto la vocazione; quella della Cattedrale, ma anche quella picco­la dell’Episcopio in cui ho operato come segretario del vescovo; infine quella del Corpus Domini che ha saputo offrirmi la prima accoglienza in questo nostro quartiere dedicato a Paolo VI. Assieme a loro, ringrazio i parroci don Gino e don Francesco con cui ho potuto condividere le gioie e le fatiche del sacerdozio”. Don Marco ha anche ringraziato gli amici di Comunione e Liberazione e di Gioventù Studentesca: il carisma di don Giussani è ciò che lo aiuta ed essere più fecondo come uomo e sacerdote. Il suo saluto è andato anche alle famiglie, agli anziani, ai bambini, ai ragazzi del catechismo, agli ammalati, ai collaboratori e alle ca­techiste della sua nuova comunità par­rocchiale. “L’accoglienza che mi avete riservato – ha detto – è stata grande e la vivacità che mi avete mostrato è stata la testimonianza del bel cammino fatto con il mio predecessore don Salvatore Ma­gazzino, che ringrazio perchè mi sta aiu­tando molto in questi giorni di passaggio e di nuovo inizio”.

“La parrocchia – ha concluso – ha spazi ridotti e il vostro grande cuore l’ha resa sempre accogliente, ma il desiderio di accogliere sempre più uomini e donne aumenta. Finalmente c’è il terreno dove sorgerà la nuova chiesa, grazie all’arci­vescovo, all’economo mons. Emanuele Tagliente e a don Salvatore Magazzino che hanno insieme al Comune ne portato a termine l’individuazione e l’acquisto. Inizieremo una fase nuova in cui insie­me disegneremo gli spazi in cui la vita parrocchiale potrà continuare meglio. ‘Mattone su mattone’ costruiremo insie­me la nuova chiesa dove ciascuno potrà recarsi in preghiera davanti al Santo Me­dico che non smette di elargire grazie a color a coloro che ne fanno richiesta: a lui affido gli ammalati e le vittime del Covid. Il Signore benedica ciascuno di voi e vi chiedo di pregare per me e per tutti i sacerdoti che danno la vita per il Regno di Dio”.

Dopo la celebrazione, a tutti i presenti, come ricordo, è stata donata una picco­la confezione di biscotti realizzati nella pasticceria della casa circondariale dove don Marco è stato cappellano assieme a don Francesco Mitidieri.

 

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