21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 16:38:07

Cronaca News

Ex Ilva, «Salario, amianto e incentivi, ecco le nostre richieste»


Lunedì mattina una delegazione di circa un cen­tinaio di lavoratori in cassa in­tegrazione di Arcelor Mittal ha richiesto e ottenuto, durante una pausa dei lavori del Consiglio Comunale, un breve confronto con il Sindaco Rinaldo Meluc­ci per esporgli le loro esigenze dopo mesi di grandi difficoltà personali e familiari.

Questi lavoratori, attraverso un documento firmato, chiedono in particolare un’urgente integra­zione del loro salario attuale, il riconoscimento dei benefici di legge derivanti dall’esposizione tavolo su Taranto, prevista per il 6 ottobre prossimo. “Lavora­tori ex Ilva stremati e impianti a rischio, bisogna fare presto con l’accordo di programma” ha di­chiarato Melucci.

Intanto, il primo tavolo tecnico al Mise sulla vertenza Ancelor­Mittal tra tra delegazioni Fim, Fiom, Uilm, Invitalia, Ministero del Lavoro e Ambiente in colle­gamento via web si è concluso con un nulla di fatto e la con­sapevolezza che alla partecipa­ta del Ministero dell’Economia serviranno ancora due settimane per concludere la due diligence sull’azienda.

Per Guglielmo Gambardella e Antonio Talò, coordinatore na­zione per la siderurgia e segreta­rio di Taranto della Uilm, “l’in­contro non ha chiarito nessun aspetto sul futuro dell’ex Ilva. Il Ministero dello Sviluppo econo­mico, Invitalia e gli altri Mini­steri che sono intervenuti non ci hanno fornito nessun elemento concreto sull’ingresso pubblico dello Stato nella società con Ar­celor Mittal, oltre che sul futuro piano industriale, ambientale, occupazionale. Lo Stato sembra brancolare nel buio mentre do­vremo attendere almeno due set­timane per la conclusione della due diligence per la valutazione economica dell’ingresso pubbli­co. Dopo ci sarà un confronto sulle prime ipotesi tra Governo e multinazionale”. “Ad oggi non si capisce su quali basi possa essere avviato un confronto sul futuro dell’ex Ilva – dicono i rap­presentanti della Uilm – perché non abbiamo nessun elemento né industriale, né ambientale e nemmeno occupazionale. Si continua a perdere tempo men­tre la situazione della sicurezza nel sito di Taranto è sempre più preoccupante”. Per Gianni Ven­turi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia, “ribadiamo un giudizio positi­vo su un processo che dovreb­be portare attraverso Invitalia all’ingresso di capitale pubblico nell’assetto societario di Arce­lorMittal e ai riflessi dello stesso sulle strategie industriali e sui vincoli occupazionali ed am­bientali”. “I dipendenti Arcelor hanno una retribuzione di circa 800 euro mensili di ammortiz­zatori sociali,sono allo stremo e gli stessi non vogliono vivere di assistenzialismo, vogliono tornare a lavoro” ricorda Biagio Prisciano (Fim) che continua: “Sono comprensibili i problemi scaturiti dall’emergenza sanita­ria da Covid-19, ma siamo anche consapevoli che ArcelorMittal si sia nascosta dietro questo prete­sto. Il dottor Somma di Invitalia ci ha spiegato a grandi linee che nelle prossime due settimane si arriverà ad una proposta dopo una interlocuzione laboriosa. A fronte di ciò gli abbiamo chiesto di accelerare. Viviamo una fase molto confusa, i lavoratori non ce la fanno più.

Abbiamo posto il problema degli impianti at­tualmente fermi (ad esempio i Tubifici, Afo5 e Acc1) visto che ancora oggi non è chiaro se pre­senti all’Interno del nuovo piano industriale e abbiamo ribadito le problematiche legate alla si­curezza che riguarda tutti i siti del gruppo,compreso quello di Taranto. È difficile anche andare avanti senza conoscere se l’ac­cordo del 4 marzo 2020 preveda gli stessi livelli occupazionali. Il percorso lo si costruisce se ognu­no farà la sua parte nel ruolo che rappresenta. Ma ancora oggi mancano ancora pezzi fonda­mentali dell’accordo del 4 marzo e questo genera incomprensioni. Bisogna fare in modo che queste riunioni siano opportunità per trovare dei punti di connessione tra le esigenze specifiche, in pri­mis sostenibilità ambientale, oc­cupazionale e sociale. Novembre è vicino e noi abbiamo bisogno di chiarezza, certezza e concre­tezza”. Molto dura è l’Usb. Dice Franco Rizzo: “Siamo fortemen­te delusi, abbiamo detto chia­ramente ai rappresentanti del Ministero dell’Economia e del­le Finanze, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Mini­stero del Lavoro e del Ministe­ro dell’Ambiente, che riteniamo urgente una discussione su temi come il riconoscimento dell’e­sposizione all’amianto, il lavoro usurante, l’integrazione salariale per tutti i cassintegrati, l’introdu­zione di incentivi seri alla fuo­riuscita volontaria, tutela dell’oc­cupazione, la questione appalto e quella relativa a Ilva in AS, nonché tante altre questioni che ripetiamo ormai da tanto tempo. Abbiamo inoltre rappresentato ai tecnici la difficoltà di intrapren­dere una discussione seria quan­do si è all’oscuro di quello che si sta decidendo. Gli ultimi due anni hanno prodotto risultati ca­tastrofici con riferimento sia alla situazione dei lavoratori che allo stato degli impianti. Ribadiamo all’infinito i moltissimi motivi per i quali chiediamo l’immedia­to allontanamento del gruppo da Taranto”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche