20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 21:48:32

Paisiello Festival - Foto Carmine La Fratta
Paisiello Festival - Foto Carmine La Fratta

La diciottesima edizione del Giovanni Paisiello Festival, partita con grande con­vinzione dopo remore e rallen­tamenti indotti dalla pandemia, ha incontrato subito i favori del pubblico che ha tributato un lungo e caldo applauso al con­certo di apertura, tenutosi mar­tedì sera nel Teatro Fusco. Un tema ben preciso, quello sugge­rito all’Associazione Amici del­la musica “Arcangelo Speranza” dal direttore artistico Lorenzo Mattei, che ha posto l’accento sul connubio tra il barocco e la persistenza dei miti della clas­sicità, che lo hanno sostanziato in tutti i campi artistici, nella letteratura come nell’arte visi­va, nell’architettura come nella musica: “Miti, amanti, re”.

Il concerto, che era stato pre­ceduto dal convegno “I miti nell’Opera”, svoltosi lunedì sera nella sala incontri del MarTa, nel quale ha relazionato la di­rettrice Eva Degl’Innocenti, ha enucleato alcuni dei personag­gi centrali della mitologia gre­ca cui gli autori del Settecento hanno dedicato grande atten­zione, a partire, naturalmente da Giovanni Paisiello, del quale sono stati presentati alcuni bra­ni, intervallati con quelli di al­tri due altri punti di riferimento dell’epoca: Wolgang Amadeus Mozart e Christoph Willibald Gluck. A interpretare i brani selezionati sono stati chiamati due artisti di grande esperienza che in comune avevano, come ha tenuto a sottolineare nella presentazione Lorenzo Mattei, una origine tarantina: il sopra­no Carolina Lippo e il contro­tenore Aurelio Schiavoni. Ad accompagnarli, al pianoforte (uno strumento d’epoca realiz­zato, nella metà dell’Ottocento dai fratelli Federico di Napoli, su meccanica di epoca sette­centesca), il pianista Francesco Libetta, concertista di fama in­ternazionale, egli pure puglie­se. Hanno accompagnato con le loro coreografate, realizzate tra antico e moderno da Dome­nico Iannone, i ballerini della compagnia Altradanza, Mimmo Linsalata, Mino Viesti, Silvia Di Pierro e Sara Mitola.

I brani, tratti da melodrammi che attingono per la maggior parte dall’opera di Metastasio il quale fissa una nuova classicità declinando le storie dell’anti­chità, in una scelta tesa, come ha spiegato Mattei, a mostrare come il Mito “dovesse riacqui­stare la sua forza per esprime­re l’ideologia del potere costi­tuito e anche per farsi veicolo dell’educazione sentimentale di un’intera classe dirigente”, sono stati affidati alla sapienza inter­pretativa dei due artisti, scelti con una coerenza indiscutibi­le. L’esecuzione ha coinvolto il pubblico, anche grazie alla pre­senza scenica di Carolina Lippo, che con le sue movenze a volte ammiccanti e sensuali, a volte sbarazzine, ha assecondato la sinuosità dei gorgheggi straor­dinari, e alla signorilità e auto­revolezza di Aurelio Schiavoni che ha duettato col tenore come avesse con lei un lunga e prova­ta frequentazione interpretativa. La serata è stata aperta dal Lar­ghetto dalla Sonata per cembalo in Fa maggiore di Paisiello, del quale il programma ha proposto l’aria di Poro dall’”Alessandro nelle Indie”, quella di Aricia da “Fedra” e il duetto di Berenice e Demetrio da “Antigono”. Di Gluck è stata proposta l’aria di Siface dalla “Sofonisba”, l’aria di Euridice e il duetto di Orfeo ed Euridice dall’opera omoni­ma, che è stato particolarmente apprezzato dal pubblico. Infine, Mozart è stato celebrato con l’aria di Ilia dall’”Idomeneo Re di Creta”, l’aria di Farnace dal “Mitridate re di Ponto” e con le Variazioni sull’aria “Salve tu Domine” tratta da “I filosofi immaginari” di Paisiello. Ben calibrate e interpretate le core­ografie, anch’esse tese a esalta­re a un tempo la drammaticità e l’intensità sensuale dei brani.

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