22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

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Città Vecchia: si “cunta” la storia di Skiuma, sposa sirena

La “secca” delle Sirene a Mar Grande
La “secca” delle Sirene a Mar Grande

Terzo ed ultimo atto per “rota rota stave ‘na vote…”, il progetto del Crest che per tre gior­ni ha ricordato tra i vicoli della Città Vecchia, nello slargo pro­spiciente Palazzo Amati/Kētos, in vicolo Vigilante, le tradizioni della città e del quartiere attraverso Gio­vanni Guarino e narrazione di sto­rie del suo repertorio.

Dopo “Per grazia ricevuta. L’al­luvione del 1883 a Taranto” e “… e venne Falanto”, ad essere rac­contata sarà la storia di “Skiuma, la sposa sirena”, narrazione tea­trale di e con Giovanni Guarino, la numero 132 dei duecento cunti po­polari dell’antologia “Fiabe italia­ne” curata da Italo Calvino per la collana “I millenni“ di Einaudi nel 1956. “La sposa sirena” prende le mosse dai personaggi del racconto “La Monacella – La storia di Skiu­ma”, fiaba popolare di area taranti­na della seconda metà del ‘700.

Attraverso la magia del cunto, il racconto testimonia il desiderio di accostarsi all’elemento naturale su cui si adagia Taranto: il mare, per scandagliare un immaginario così saldamente e profondamente legato alle radici popolari. Il mare come ispiratore di sogni e proget­ti, luogo di lavoro e di piacere, di fatica e di ozio, ma per l’infelice coppia di innamorati del racconto prescelto, il mare è anche luogo di tristezza, dolore, nonché rifugio nel meraviglioso e casa del fanta­stico.

Riferimenti naturali relativi alla fiaba sul territorio cittadino sono “la secca” delle Sirene, che si trova al centro della rada di Mar Grande e il torrione del Castel­lo Aragonese, chiamato “della Monacella”, demolito assieme ai torrioni Sant’Angelo, Mater Dei e del Vasto che estendevano l’antica fortificazione sino a Mar Piccolo, durante i lavori di scavo e costru­zione del canale navigabile (1883).

“SKIUMA, LA SPOSA SIRENA”

Si narra che nelle acque di Taran­to, tanti anni fa, giunsero le sirene per costruire la propria residenza sommersa. In città vivevano due bellissimi sposi: durante l’assen­za del marito pescatore, la donna cedette alle lusinghe di un giovane signore e si lasciò sedurre. Confes­sò tutto al marito che, per vendi­carsi, la condusse con una barca in alto mare al largo del Mar Grande e la spinse in acqua.

Le sirene giunsero in suo soccorso e ammaliate dalla sua bellezza, la proclamarono regina, dandole il nome di Skiuma.

Pentito, il pescatore si recò più vol­te nel punto in cui era affogata. E lì, piangeva.

Incuriosite dal questo suo com­portamento, attraverso i loro can­ti le sirene riuscirono a portare il pescatore al cospetto della regina affinchè decidesse del suo desti­no: Skiuma lo riconobbe subito e pregò le sue amiche di non fargli del male. Chiese di ricondurlo sulla riva. Quando si risvegliò, il pescatore si rivolse ad una fata che gli ordinò di cogliere l’unico fiore di corallo bianco dal giardi­no delle sirene per tornare con la moglie. Il pescatore acquistò, così, bellissimi gioielli utilizzando tutti i suoi risparmi. Li mise in barca e si addentrò nel Golfo di Taranto. Le sirene, attratte dalle gemme, lasciarono incustodito il castel­lo e Skiuma. Il pescatore riuscì a rubare il fiore e a consegnarlo alla fata che la attendeva sulla riva: una grossa onda si alzò e spazzò via tutte le sirene, ma in quel vortice fu travolto lo stesso pescatore che fu trascinato in mare. Skiuma ri­masta sola decise di indossare l’a­bito monastico.Secondo una leg­genda, oggi si aggira ancora, nelle notti di plenilunio, nel luogo dove una volta era Torre Monacella, tor­rione del Castello Aragonese ora non più presente, vicino la Discesa Vasto, sperando nel ritorno dell’a­mato.

Protagonista dell’appuntamento sarà Giovanni Guarino, attore e operatore culturale, socio e vice­presidente della cooperativa Crest. Inizio ore 18.

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