21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 16:38:07

Aditya Mittal
Aditya Mittal

Emissioni zero entro il 2050. Come riporta Si­derweb, Aditya Mittal, presidente e Cfo di ArcelorMittal alla Finan­cial Times Commodities Confe­rence ha ribadito che il gruppo assume l’impegno di rendersi carbon neutral entro il 2050, ba­sandosi sull’impegno assunto nel 2019 per la sua attività europea di ridurre le emissioni del 30% en­tro il 2030.

Mittal, riporta ancora Siderweb, ha chiarito che «l’idrogeno ha un grande potenziale, ma visti i significativi costi di transizione­crediamo anche nel lavorare su soluzioni per il tradizionale per­corso integrato, che segue la via della bioenergia, della cattura, dell’utilizzo e dello stoccaggio dell’anidride carbonica che sarà fondamentale per raggiungere lo zero netto entro il 2050».

Fondamentale «sarà la politica volta a consentire all’acciaio di rimanere competitivo, soprattut­to considerando che ogni regione del mondo si sta muovendo a un ritmo diverso. Intendiamo impe­gnarci attivamente con i governi per tracciare una via da seguire che consenta all’industria side­rurgica di compiere progressi si­gnificativi». Necessari «meccanismi come gli adeguamenti delle “frontiere verdi”, in modo che i produttori non possano importare acciaio più economico prodotto secondo criteri ambientali meno rigorosi». «L’energia pulita deve essere ab­bondante e conveniente, le infra­strutture e i finanziamenti neces­ sari devono essere predisposti e i responsabili politici dovrebbero accelerare la transizione verso un’economia circolare».

Tradotto in italiano con il ter­mine “zero emissioni”, carbon neutral definisce una situazione in cui il saldo di emissioni rila­sciate nell’atmosfera è minore o uguale a zero. Tipicamente la­carbon neutrality viene raggiunta tramite riduzioni nelle emissioni di CO2 combinate con l’utilizzo estensivo di energie rinnovabili. Intanto, si terrà oggi al Mise alle 15 un incontro sull’Ex Ilva. La convocazione è arrivata dal mi­nistro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Sono invitati i sindacati e Invitalia. “In attuazio­ne delle disposizioni Anticovid, si comunica che il numero massi­mo di delegati ammessi al Tavolo sarà limitato a 2 rappresentanti. Sarà concesso di assistere dalla platea a un ulteriore accompa­gnatore per ogni partecipante”, si legge nell’invito arrivato alle parti.

A parlare di ex Ilva è stata anche la parlamentare europea Rosa D’Amato: «A quanto si apprende da fonti stampa, Invitalia è pron­ta a coinvestire in Am Investco Italy, ma non si conoscono cifre, dati e il progetto. Sia chiaro al go­verno e alla multinazionale che la città e tutta la provincia di Taran­to non acceteranno supinamente soluzioni calate dall’alto. Taranto sarà al centro del Just transition fund: invece di perdere tempo con tesi da azzeccagarbugli del­le lobby fossili, si avvii subito un tavolo di lavoro, invitando sta­keholder e gli enti preposti (Co­mune, Arpa, Regione, etc) e la cit­tà tutta, Ong in primis, affinché si proceda a un percorso condiviso ed efficiente. Auspico chiarezza e prospettive, perché non avre­mo altre occasioni. Si apprende inoltre che l’ufficio di gabinetto del ministero dell’Ambiente stia sostenendo che chiudere l’Ilva di Taranto potrebbe comportare effetti peggiori per l’ambiente di quelli che la città continuerebbe a subire con l’acciaieria attiva.

Siamo alla follia: anche un bam­bino capirebbe che chiudere una fonte di inquinamento non puo’ essere certo peggio di mantener­la in funzione. La tesi, poi, che l’apporto dell’Ilva è vitale per effettuare le bonifiche è non solo paradossale, ma anche falsa: sap­piamo tutti che ci sono enormi ri­sorse nazionali e Ue a disposizio­ne che finora abbiamo speso poco e male. Le bonifiche a Taranto vanno fatte ‘a causa’ dell’acciaie­ria, non ‘perché’ c’è l’acciaieria. E a oggi, ricordo, le devono fare da un lato i Commissari nelle aree ex-Ilva, e dall’altro Arcelor­Mittal con i suoi soldi nelle aree sotto la sua gestione. A proposito, a che punto siamo?»

1 Commento
  1. Arturo Manna 3 settimane ago
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    La notizia terribile è che questi fino al 2050 restano qui, quando noi pensavamo che a novembre si sarebbero volatilizzati

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