08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Maggio 2021 alle 18:28:42

Domenico Arcuri
Domenico Arcuri

La scena la prende lui. Diventato familiare agli ita­liani per la ‘missione impossibile’ dell’approvvigionamento di ma­scherine nei giorni più cupi della pandemia, Domenico Arcuri va in prima linea anche nel caso ex Ilva. Un altro impegno che si può definire, con un eufemismo, com­plesso.

«Stiamo cercando di riportare ai livelli di produzione che conoscete i livelli di occupazione a cui aspi­rate, con la certezza che se ci fossi­mo stati dall’inizio si sarebbe perso meno tempo. Le trattative sono in corso e stanno per concludersi».

Queste, secondo fonti sindacali, le parole di Domenico Arcuri, ad di Invitalia, al tavolo in corso al Mise su Arcelor Mittal. Presente anche il ministro Stefano Patuanelli. «Non intendiamo raggiungere risultati provvisori – ha detto Arcuri ai rap­presentanti delle organizzazioni sindacali convocati a Roma – e il più grande siderurgico d’Europa deve operare con tutte le innova­zioni possibili».

Arcuri, sempre secondo quanto ri­portato dai sindacati, avrebbe det­to che «l’affittuario del più gran­de polo siderurgico d’Europa ha sottoscritto un contratto di affitto propedeutico per rispettare alcuni requisiti produttivi ed occupazio­nali» ma «per due ordini di ragio­ni, queste condizioni non vengono rispettate. L’impianto produce una quantità inferiore a quella che dovrebbe e da lavoro a un nume­ro inferiore di persone. Partiamo da qui. Che cosa stiamo facendo? Stiamo cercando – ha prosegui­to Arcuri a proposito del lavoro messo in campo da Invitalia – di riportare le condizioni che erano alla base di questa intrapresa, non potendone da soli modificare tutte le componenti, dove dovevano sta­re quando è stata iniziata». «Allo stato dell’arte, quello che posso dirvi è che non possiamo dirvi nulla sulle trattative in corso con una frequenza assidua. Non hanno bisogno di un tempo molto lungo per concludersi» ha proseguito mr Invitalia. «Voi tutti sapete che il 30 novembre è una data importante e quindi potete immaginare che questo tempo è un tempo inferiore a quello che ci separa dal 30 no­vembre. Noi abbiamo già ottenuto che le variazioni sul tema rispetto al piano di marzo, che conduce a 8 milioni di tonnellate e piena oc­cupazione. Abbiamo ottenuto che questa variazione occupi i cassetti chiusi degli uffici di Arcelor Mit­tal. Ci riusciremo o no, non lo so. Vi possiamo assicurare che esiste una convergenza di intenti del Go­verno e di tutte le sue componenti e non intendiamo raggiungere piani intermedi e provvisori». Per Arcu­ri, «questa vicenda, questa volta, in qualche modo si definisce».

«Noi lavoriamo intorno a due indi­scutibili presupposti: il più grande stabilimento siderurgico d’Europa deve operare con tutte le innova­zioni possibili e necessarie al re­gime produttivo che gli spetta, se­condo, are in modo che quel piano venga presentato.

Il conseguimento di questo obietti­vo – ha precisato ancora l’ad di In­vitalia – passerà per l’ingresso dello Stato nel capitale dell’azienda».

LE PRIORITÀ DI PATUANEL­LI – Anche il ministro Patuanelli, ovviamente, si è rivolto ai sindaca­ti: «Non è che lo Stato mette tutto e l’azienda niente. Il privato dovrà fare investimenti». Patuanelli ha richiamato anche tre priorità: ac­canto alla sostenibilità ambientale nella produzione dell’acciaio a Ta­ranto, dalla quale si deve partire, deve esserci anche la sostenibilità economica e quella sociale.

I SINDACATI – «Restano grandi nodi irrisolti, che riguardano il pia­no industriale e strategico legato ai nuovi assetti produttivi e ai nuovi impianti su Taranto, Genova e Novi Ligure. Il governo ci è sembrato impreparato» la reazione di Gian­ni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderur­gia, mentre per Valerio D’Alò, se­gretario nazionale Fim-Cisl è «co­munque positiva ascoltare che lo Stato entra per garantire i livelli oc­cupazionali e produttivi di un sito che deve iniziare a produrre anche in maniera eco-compatibile».

L’USB SCIOPERA, UGL: GIORNI INTENSI – «Dopo il tavolo odierno chiediamo nuova­mente con forza che il Governo tro­vi il coraggio per allontanare Ar­celor Mittal ed il suo Ad Morselli e a maggior ragione confermiamo tutte le ragioni dello sciopero di 24 ore indetto per domani (oggi, ndr)» è quanto fatto sapere da Usb dopo l’incontro: «l’unico elemento positivo del tavolo odierno è la di­sponibilità da parte del Ministro ad aprire un tavolo complessivo sulla siderurgia nazionale. Ma su Taran­to registriamo grande incertezza da parte di chi oggi dovrebbe dare risposte a migliaia di lavoratori sul piano industriale Arcelor Mittal Italia». Il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici Antonio Spera, presente al tavolo con Domenico Gigante, segretario provinciale Ugl di Taranto «l’accordo dovrà contenere la piena occupabilità e la massima capacità produttiva. Sono giorni intensi e la preoccupazione è sempre più alta visto che la scaden­za del contratto di affitto si avvici­na e l’azienda continua ad avere un atteggiamento stravagante non ri­spettando gli accordi sottoscritti».

L’ANALISI DI SIDERWEB – L’Italia ha una produzione di 9,72 milioni di tonnellate di prodotti piani. Ne esporta 5,70 milioni e ne importa 9,67; è quindi un Paese im­portatore netto di questo prodotto.

A fronte di un calo della doman­da, dovuta al forte rallentamento dei settori utilizzatori registrato nel primo semestre 2020 (auto­motive e costruzioni in primis), l’output nazionale di prodotti piani si è contratto: tra gennaio e aprile del 18,2%, tra maggio e agosto del 23,6% su base annua (fonte Fede­racciai). Anche le importazioni di laminati piani, tanto dall’Ue che da extra Ue, hanno visto una contra­zione: nei primi sei mesi dell’anno sono calate, in totale, del 29,1% tendenziale, fermandosi a 3,8 mi­lioni di tonnellate. È la fotografia scattata durante il webinar di si­derweb Mercato & Dintorni che si è tenuto questa mattina, dal titolo “Prodotti piani in acciaio al carbo­nio: le prospettive per il mercato italiano”. L’anno prossimo «il com­parto della produzione di laminati piani crescerà a un ritmo maggiore rispetto a quello dei prodotti lun­ghi. Ciò potrebbe creare un pro­blema in Italia dal lato dell’offerta – ha dichiarato Gianfranco Tosini dell’Ufficio Studi siderweb -, viste le difficoltà e le incertezze sui livel­li produttivi del principale player nazionale di laminati piani», e cioè ArcelorMittal Italia. L’ex Ilva, «in base al piano industriale presentato alcuni mesi fa, nel 2021 non potrà espandere più di tanto la produ­zione di acciaio a causa di vincoli ambientali ed impiantistici. A ciò va aggiunto l’aggravamento della situazione economica della società, causata dal calo di redditività della gestione industriale – ha spiegato l’analista -, che ha provocato una perdita di 866 milioni di euro nel 2019. E in perdita dovrebbe chiu­dere anche nel 2020 a causa degli effetti della pandemia. Se ciò si verificasse, per l’azienda potrebbe sorgere la necessità di ricapitaliz­zazione della società (almeno 1,5 miliardi di euro)».

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