13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca News

Madonna della Pace, dai vicoletti ai palazzoni

Domenica 4 ottobre alle ore 10 la messa a Paolo VI

Madonna della Pace, dai vicoletti ai palazzoni
Madonna della Pace, dai vicoletti ai palazzoni

“’A Madonne d’a pace”. Un nome che fa sobbal­zare il cuore dei più anziani, ai quali fa ricordare gli anni della giovinezza vissuti fra i vicoli. Come al tempo della chiesa alla “marina”, in via Garibaldi, in­titolata appunto alla Madonna della Pace, che fu demolita dal piccone fascista, nel 1934. Qui venivano organizzati i grandi festeggiamenti in onore della Titolare nell’ultima domenica di agosto, detta “’a dumèneche d’a chiancaredde”, come narra il prof. Antonio Fornaro nel suo libro “Viaggio attraverso la fede e la pietà popolare a Taranto” (Scorpione).

Oggi la festa si tiene ben lontana dai vicoli del centro storico, fra i moderni palazzoni del quartiere Paolo VI, dove il simulacro è cu­stodito nella chiesa parrocchiale della Madonna del Galeso.

A causa del coronavirus quest’anno non ci saranno nè ini­ziative esterne nè la processione, ma solo la santa messa solenne che alle ore 10 di domenica 4 ot­tobre sarà celebrata dal parroco don Salvatore Magazzino, in cui saranno benedetti gli zaini degli studenti. Sarà presente la con­fraternita della Madonna della Pace (commissario arcivesco­vile il cav. Antonio Gigante), il cui abito di rito è composto da: mozzetta azzurra con profili ros­si, medaglione recante l’imma­gine della Titolare e cingolo ros­so alla vita. Una nota di allegria verrà apportata dalla banda cit­tadina Santa Cecilia che prima della santa messa suonerà per le vie della parrocchia per poi rendere un omaggio musicale ai piedi della Beata Vergine.

Madonna della Pace, dai vicoletti ai palazzoni
Madonna della Pace, dai vicoletti ai palazzoni

La statua della Madonna della Pace, dopo la demolizione del­la sua chiesa, conobbe un lungo peregrinare, fra non poche peri­pezie.

Essa dapprima fu portata nella vicina chiesa dello Spirito Santo (anche questa abbattuta), poi in San Giuseppe e quindi nella cap­pella della Regina Pacis, a Porta Napoli.

Il 28 agosto del 1943 una pioggia di fuoco dagli aerei degli alleati si abbattè sul quartiere provo­cando decine di morti. Crolla­rono diversi edifici e anche la chiesetta fu distrutta. La statua fu estratta dalle macerie mira­colosamente indenne, con sol­tanto una piccolissima scheggia sull’occhio sinistro, ancora vi­sibile a testimonianza di quella tragedia.

L’immagine fu quindi ospitata dai salesiani e nel ‘45 portata al Carmine per lo svolgimento del­la festa; ci fu la processione che giunse alla discesa Vasto dove l’arcivescovo mons. Bernardi pose la prima pietra per la nuo­va chiesa della Madonna della Pace. In attesa della realizzazio­ne, la statua fu posta in una nic­chia della cattedrale. Per poco più di un anno le celebrazioni e le varie attività parrocchiali eb­bero luogo in locali provvisori. Poi il parroco incaricato, un sa­lesiano, non volle più saperne e abbandonò la realizzazione del progetto. L’area dove avrebbe dovuto sorgere la chiesa fu ce­duta al Comune, in cambio degli del­spazi destinati ad oratorio, che sorse affianco alla chiesa di San Giuseppe. Proprio a quest’ulti­ma chiesa toccò daccapo ospita­re la statua, come racconta il cav. Enzo De Vincentis, indimenti­cato commissario arcivescovile di numerose confraternite della Città vecchia, fra cui quella del­la Madonna della Pace. Da lì, si spostò alla chiesetta di San Gaetano (ora adibita a spazio per attività culturali, in attesa di ulteriori interventi di ripristino) e, infine, nel febbraio ‘56 eccola in Sant’Agostino. Infine nel ‘95 il simulacro fu trasferito nella chiesa parrocchiale di Santa Ma­ria del Galeso al Paolo VI, per cinquant’anni affidata ai Missio­nari Oblati di Maria Immacolata e poi tre anni addietro passata alla diocesi, con don Salvatore Magazzino quale parroco.

Sono molti i fedeli, da ogni parte della città, che continuano a ren­dere omaggio alla Mamma Ce­leste con tale titolo, implorando pace in tutte le famiglie, nella nostra città, in Italia e in tutto il mondo. E ancor più in questo momento così tribolato per l’im­perversare del Coronavirus.

 

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