10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Lucia Morselli
Lucia Morselli

Domanda: in una nuova Ilva guidata a maggioran­za da Invitalia (cioè dallo Stato) sarebbe possibile avere come am­ministratore delegato un membro del consiglio di amministrazione di Atlantia, “controparte” del governo nella complessa partita che ruota attorno alla gestione di Autostrade? Potrebbe essere, quindi, Lucia Morselli – cooptata recentemente nel cda di Atlantia – l’ad dell’Ilva che vedrà (almeno, questa pare la strada segnata) In­vitalia – agenzia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa controllata dal Mini­stero dell’Economia – come socio di maggioranza, e Arcelor Mittal in un ruolo minoritario, ma fon­damentale in quanto partner in­dustriale? Anche di questo si sta ragionando nella complicatissi­ma trattativa sul futuro del polo siderurgico tarantino e degli altri stabilimenti del gruppo in Italia.

In una nota seguita all’ultimo in­contro al Mise i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno spiegato che “il ministro Patuanelli, introdu­cendo l’incontro, ha indicato la necessità che la soluzione delle crisi nei grandi gruppi siderur­gici, si collochi all’interno di un quadro di politiche industriali di settore che ricompongano l’in­tera filiera e che riguardino sia i produttori che i consumatori finali dell’acciaio. In questo sen­so le dichiarazioni del ministro vanno nella direzione da noi più volte sollecitata di avviare un ta­volo di confronto sul settore del­la siderurgia. Per quanto riguar­da invece lo stato della vertenza ex Ilva, l’ad di Invitalia Arcuri ha confermato che la trattativa per l’ingresso dello Stato con ca­pitale pubblico in Ami è in fase avanzata e che dalla conclusione della stessa dipendono i tempi del confronto sul Piano indu­striale e ambientale.

In ragione di ciò, abbiamo riba­dito al ministro e all’ad di Invi­talia, la necessità di una rapida conclusione sia per motivi legati all’incertezza e all’insicurezza in tutti gli stabilimenti del gruppo, sia per avviare una trattativa vera sul futuro in termini di livelli produttivi ambientalmente soste­nibili e coerenti con gli impegni, i vincoli e le clausole occupazio­nali definite con l’accordo del settembre 2018. Al ministro ab­biamo riconfermato il nostro giu­dizio sull’andamento e sulla na­tura di questi primi incontri che hanno consentito di registrare e di chiarire le relative valutazioni, ma che non hanno mai assunto il carattere di una trattativa. I nodi irrisolti e l’urgenza legata alla condizione lavorativa e di perdita di reddito dei lavoratori dell’in­sieme del gruppo, impongono la necessità di un cambio di passo e di natura al confronto in atto. Oc­corre quindi che fin dal prossimo incontro, al momento non ancora programmato, si decida di entrare nel merito dei nodi irrisolti, delle risposte mancate e si garantisca il coinvolgimento nella trattativa delle rappresentanze dei lavora­tori dell’insieme del gruppo”.

L’Usb, da parte sua, ieri ha dato vita ad uno sciopero con presidio davanti alla portineria C “per chiedere ancora una volta un intervento deciso da parte del­lo Stato” dicono dal sindacato. “Il Governo al momento mostra di non avere una idea precisa di quello che va fatto; ne sono prova le dichiarazioni discordanti dei diversi Ministri sulla gestione della grande vertenza. Nell’enne­simo incontro ministeriale nes­suna particolare novità, tranne la consapevolezza da parte del ministro Patuanelli sulla inop­portuna, per usare in eufemismo, scelta di lasciare la fabbrica ad Arcelor Mittal. Patuanelli in re­altà non ha usato mezzi termini nel definire questa decisione, fat­ta al tempo da Calenda. Ripetia­mo fino allo sfinimento nell’or­dine: allontanamento del gruppo franco-indiano, nazionalizzazio­ne dello stabilimento, accordo di programma per messa in sicu­rezza dello stesso e riconversione del territorio”.

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