28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:24:53

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De Mitri, voce autorevole dell’arte contemporanea

Un'opera di Giulio De Mi­tri
Un'opera di Giulio De Mi­tri

A seguito degli interventi sul tema della Cul­tura e dell’Arte contemporanea a Taranto, ap­parsi sul quotidiano Taranto Buona Sera il 28 luglio a firma di Enzo Ferrari e il successivo del 29 luglio a firma di Silvano Trevisani, ho ritenuto opportuno partecipare al dibattito in corso contattando il maestro Giulio De Mi­tri, artista tarantino che opera da oltre cin­quant’anni nello specifico campo delle Arti Visive tra arte e didattica dell’arte, già profes­sore ordinario in diverse Accademie di Bel­le Arti, da nord a sud della penisola italiana. Artista noto a livello nazionale e internazio­nale, presente in numerose rassegne (Buda­pest, Stoccolma, Osaka, Isola di Samotracia, Ajdovscina, Porto Alegre, Philadelphia, Sa­rajevo, Berlino, ecc.), ha indossato la “maglia azzurra” alla XV Quadriennale di Roma, è stato invitato a due importanti eventi ufficiali della Biennale di Venezia (2007, 2011), alla IV Biennale del Fin del Mundo 2014/2015, a Mar del Plata (Argentina); alla I Biennale del 2016 a Labin (Croazia); all’Environmental Art Festival Lakonia: arthumanature topos 2007, Sparta, Sellasia e Geraki (Grecia).

Nel 2016 gli viene assegnato il prestigioso “Premio Campigna”, giunto alla 57° edizione.

Attento ricercatore e raffinato intellettuale, da sempre De Mitri ha sostenuto l’attività arti­stica territoriale, collaborando con Istituzioni pubbliche e private offrendo il proprio contri­buto professionale, con generosità, abnegazio­ne e volontariato.

La qualità del suo operato, è stata riconosciu­ta dai più importanti critici, tra i quali: Fili­berto Menna, Enrico Crispolti, Gillo Dorfles, Renato Barilli, Achille Bonito Oliva.

Gran parte della sua ricerca artistica evo­ca riflessioni universali quali la memoria e i cambiamenti sociali, utilizza diversi mezzi espressivi: dalla pittura alla scultura, dall’in­stallazione site specific all’opera ambientale, conservando il rigore del progetto e la pratica delle nuove tecnologie.

Nonostante la sua riservatezza, sono riuscita a contattarlo, rivolgendogli alcune domande:

Maestro De Mitri, Lei è la memoria storica dell’arte contemporanea a Taranto, ci dica esiste un vero legame tra Taranto e l’arte contemporanea?
«Certamente sì, sin dallo storico “Premio Ta­ranto”.

È giusto dire anche che l’arte contempora­nea a Taranto è sempre stata altalenante, ma sono i nomi a scrivere la giusta risposta alla sua domanda: i nomi di uomini e donne della no-stra terra che con il loro impegno, hanno costruito un legame indissolubile tra la nostra città e il mondo dell’arte contemporanea.

Ricordiamo i critici: Raffaele Carrieri, Luigi Flauret, Franco Sossi, Luigi Paolo Finizio, Maria Foti Torrente, Iole De Sanna, Valerio Dehò, Silvano Trevisani, Aldo Perrone, An­tonio Basile. Gli artisti del calibro di Nicola Carrino, Giuseppe Spagnulo, Pino Settanni, Antonio Michelangelo Faggiano, Miche­le Perfetti, Emanuele De Giorgio, Alfredo Giusto, Vittorio Del Piano, Nicola Andrea­ce, Antonio Noia, Vitantonio Russo. Senza dimenticare la nuova generazione: Sara Ci­racì, Massimo Grimaldi, Cristiano De Gaeta­no, Roberto Ferri, Ezia Mitolo (artisti); Sara Liuzzi, Gianluca Marinelli, Simona Caramia per la critica d’arte.

Scusatemi se ho dimenticato qualche nome».

Possiamo ripercorrere gli avvenimenti di arte contemporanea più significativi pro­mossi nella nostra città, partendo dai suoi inizi giovanili?
«Ricordo che nella metà degli Anni ‘70 si aprirono a Taranto oltre 40 spazi espositivi tra gallerie, botteghe d’arte e spazi alternativi. Va sottolineato che una vera e propria oasi per l’arte contemporanea è stata l’istituzione della cooperativa culturale “Punto zero”, nata nel ‘73 e gestita da un gruppo di giovani artisti, campeggiata dall’affermato critico e storico dell’arte Franco Sossi, nei confronti del qua­le vorrei spendere alcune parole, prendendo in prestito quelle usate da Lionello Venturi, patriarca della critica d’arte del Novecento. Venturi definiva l’opera di Sossi “necessaria e meritoria” oltre che “coraggiosa e ben orien­tata”.

I suoi saggi storicizzano il fatto artistico nel suo contesto storico, sostenendo sempre la validità dei rapporti tra arte e società. Tra gli spazi nati in quegli anni una menzione meri­ta la Galleria Margherita, che grazie all’im­pegno di Caterina e Luigi Margherita è stata uno dei luoghi più fervidi di cultura per l’arte contemporanea».

Cosa accade negli Anni ‘80, anni in cui Lei è stato anche impegnato con l’ammini­strazione comunale e con altre Istituzioni in qualità di direttore artistico per le Arti Visive.
«Ricordo l’attività svolta all’inizio degli anni  Ottanta: l’omaggio al grande critico e scritto­re Raffaele Carrieri con annesso convegno e spettacolo teatrale.

La riscoperta del poeta Michele Pierri al qua­le dedicammo un monumentale volume: Il silenzio…la parola e il segno, rispolverando così, a distanza di anni, il valore di un poeta a cui si aggiunse anche quello della poetes­sa Alda Merini, della quale ho realizzato una plaquete: “Le Satire della Ripa”.

Dal 1985 al 1990, invece, sono stati gli anni più proficui per l’arte contemporanea. Basti ricordare le mostre: Un Tempio per il Mare, curata da Sossi e Filiberto Menna, quest’ulti­mo il grande teorico dell’Arte Analitica; Mare Nostrum: un’idea per il Sud nuovi aspetti del­la ricerca artistica in Puglia, Lucania, Cala­bria, Campania e Sicilia, rassegna presentata dal noto critico Luciano Caramel, ordinario alla Cattolica di Milano; Il Canto delle Sire­ne, rassegna di artiste internazionali. In que­gli anni anche il circolo Italsider è stato attivo per l’arte contemporanea, basti ricordare il suo spazio espositivo e gli interventi artistici all’interno della fabbrica.

Non solo mostre, in quegli anni ricordiamo il convegno su “Arte e Spiritualità”, promosso dal Centro di cultura dell’Università Cattolica che portò nella città dei due mari tre accade­mici di fama internazionale.

L’attività artistica si affievolisce negli Anni ‘90, e riprende nel 1998, con due rilevan­ti eventi: la grande mostra su “De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo”, curata dalla storica dell’arte Iole de Sanna con il contribu­to di Silvano Trevisani, e la mostra “Verso le avanguardie. Gli anni del futurismo in Puglia (1909-1944)».

Penso che l’avventura artistica più interes­sante sia stata per lei, in qualità di diret­tore scientifico del progetto, la speranza di realizzare un museo di arte contempora­nea, ovvero “l’Arsenale Mediterraneo per le Arti Contemporanee”, voluto dalla Pro­vincia di Taranto.
«Sì è vero in parte. Anche nel quinquennio 1985-1990 proposi all’amministrazione co­munale la realizzazione di un museo d’arte contemporanea.

La realizzazione avvenne in tre spazi espo­sitivi. L’attuale parte del Castello Aragonese adibito da tempo a punto d’informazione, come spazio dedicato agli artisti affermati; uno spazio adibito al piano terra di Palazzo Galeota per la giovane emergenza; e infine uno spazio di socializzazione al piano terra di Palazzo degli Uffici, concesso a chiunque ne avesse fatto richiesta.

Gli anni tra il 2005 e il 2009 sono stati anni abbastanza intensi che forse avrebbero potu­to rappresentare un vero e proprio volano per l’arte contemporanea a Taranto.

Ricordo la mostra Il Mondo di Raffaele Car­rieri, curata da Aldo Perrone e dalla storica dell’arte critico Elena Pontiggia.

Sono gli anni in cui si parla abbastanza sia del progetto Museo d’arte contemporanea e sia della realizzazione di una Pinacoteca Pro­vinciale.

L’amministrazione provinciale di Taranto a fasi cicliche, proponeva questo progetto, sin dal lontano 1974. Pare che il progetto per una Pinacoteca a Taranto, fu auspicato e delibera­to dalla Provincia già nel lontano 1937, a tal proposito, nella metà degli anni ‘70 furono invitati per discutere di questo importante progetto il Prof. Guido Perocco, direttore del Museo Ca’ Pesaro di Venezia, il maestro Do­menico Purificato, artista e direttore dell’Ac­cademia delle Belle Arti di Brera, il nostro amato critico Franco Sossi e chi vi parla, gio­vane studente, invitato a rappresentare gli stu­denti delle Accademie e degli Atenei pugliesi.

Senza disperderci, gli anni 2005-2009 sono stati importanti, siamo riusciti a coinvolgere nella nostra città noti direttori di Musei nazio­nali e internazionali da Riccardo Carazzetti, direttore del Museo di Locarno (Svizzera), a Bruno Corà, direttore del CAMeC di La Spe­zia, a Tonino Sicoli, direttore del MAON di Rende, e critici del calibro di Renato Barilli, Antonio d’Avossa, Luigi Paolo Finizio, Paolo Balmas, Pietro Marino, realizzando, così in­contri didattici, mostre, videoproiezioni, tra le quali: Mediterraneo Contemporaneo, Primo Scalo: sei mostre per sei giovani autori; A Sud del Mondo; Video Art Yearbook; Azzurra Lontananza, mostra dell’artista tarantino Mi­chelangelo Faggiano; Innovazione tra passato e presente: il laboratorio di Giuseppe Spagnu­lo per le Accademie pugliesi e calabresi.

Di solito le belle favole hanno sempre un lie­to fine, ma per l’ARSMAC non è stato così, a causa delle diverse beghe politiche, anche questo progetto, finanziato dalla Regione Pu­glia, non si è mai realizzato.

Utilizzando le parole del celebre critico ame­ricano Danto, affermo che “l’arte è un sogno ad occhi aperti».

Mentre lei collaborava con il suo territorio, come riusciva a conciliare i suoi impegni artistici e didattici a livello nazionale e in­ternazionale?
«A volte amici e conoscenti pensavano che io avessi il dono dell’ubiquità, scherzi a parte, la gioia di sostenere importanti progetti per la mia città mi ha indotto a fare, anche, i salti mortali.

Ricordo che alcuni dei nostri longevi e affer­mati artisti tarantini (mi riferisco agli amici Nicola Carrino e Giuseppe Spagnulo con cui mi relazionavo), a volte mi sostenevano mo­ralmente, altre volte invece mi dicevano che stavo perdendo tempo e che disperdevo le mie energie verso una città che forse non meritava tanto impegno.

A mia volta rispondevo che bisognava dare continuità alle idee e dimostrare che l’espe­rienza dell’arte è un veicolo importante per far crescere la realtà del quotidiano, spesso contraddittoria a noi stessi. L’arte è un’opera libera e aperta, dove confluiscono i tanti sa­peri, qui si può trovare ogni cosa, se si cerca in profondità e in piena libertà. “L’arte è la messa in opera della verità (Heidegger)».

In questi giorni, maestro, si sta parlando molto della candidatura di Taranto a Capi­tale della Cultura. Cosa ne pensa?
«Mi auguro che la città di Taranto possa rag­giungere questo prestigioso traguardo, do­potutto lo merita per tanti motivi. Prima del lockdown ho inviato al Comune la mia ade­sione.

Anche la precedente amministra­zione comunale aveva presentato la candidatura a Taranto capitale della Cultura, in quell’occasio­ne Lei faceva parte del Comitato scientifico per l’area Arti Visive. Ci può parlare del progetto che lei propose a riguardo?
«Fui invitato per presentare una proposta progettuale per le arti vi­sive. Il fulcro del mio progetto era “Arte contemporanea diffusa sul territorio: dall’Isola Madre ai Par­chi urbani”. Tra le varie proposte: un Parco sculture sulle sponde del fiume Galeso, la crea-zione di una collezione permanente dedicata al “Genius loci”, ovvero agli artisti più rappre-sentativi della Regione Puglia, un ci-clo di residenze in­ternazionali a favore delle nuove generazioni di artisti, estese a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediter­raneo. Installazioni site specific di luce nella Villa “Peripato” e Incro­ci: l’antico nello sguardo dell’arte contemporanea».

Maestro, il suo contributo è la dimostrazione di come l’arte può essere intesa come un vero e pro­prio impegno sociale a sostegno di situazioni più vulnerabili e fragili, cassa di risonanza e voce per chi non la ha… minori, dete­nuti, migranti. Solo per fare al­cuni esempi: nel 1987 Lei attiva il primo laboratorio ar-tistico e di animazione per bambini e ragaz­zi nel centro storico di Taranto, recentemente ha lavorato con i detenuti della Casa circondariale di Taranto. Ce ne può parlare?
«Partendo da numerose esperien­ze di pedagogia attiva da Stainer a Read, da Montessori fino al fortuito incontro con i due grandi maestri Joseph Beuys e Bruno Munari, ho sempre inteso l’arte come un’espe­rienza educativa, strumento di vera comprensione per leggere la realtà e noi stessi. Sposando l’esperienza diretta dell’Arte con la didattica la­boratoriale intesa come metodolo­gia, ho realizzato progetti creativi, laboratori didattici, interventi edu­cativi volti sia al mondo emotivo sia a quello cognitivo di ogni minore. Il risultato: crescita e sviluppo del­la creatività nei minori più vulne­rabili del nostro territorio. E così è stato anche per il recente progetto: L’Altra città, realizzato nella casa circondariale di Taranto con un gruppo di detenute. Il laboratorio realizzato è diventato “una palestra estetica”, un momento educativo fi­nalizzato a stimolare i sensi e pro­pedeutico alla conoscenza dei pro­cessi creativi. La pratica dell’arte ha ampliato l’orizzonte qualitativo dei “ristretti”, permettendo agli stessi di vivere emozioni e sensazioni che hanno contribuito a “costruire” nuo­ve condizioni di ripensamento della realtà. L’attività ha reso ogni singo­la detenuta protagonista dell’intera opera».

Da circa cinque anni lei ha isti­tuito a Taranto il CRAC Puglia, Centro di ricerca per l’arte con­temporanea, che ha sede nell’I­sola Madre. Come è nato questo nuovo progetto?
«È un piccolo museo, per la conser­vazione del progetto d’artista, nasce dall’esperienza maturata in oltre trent’anni dalla Fondazione Rocco Spani onlus di Taranto e si avvale di un Comitato scientifico. L’arte in tutti i suoi variegati linguaggi si apre a una prospettiva più ampia, porta bellezza in luoghi di emar­ginazione e di sofferenza, fornisce strumenti di riscatto personale e collettivo, ci aiuta a immaginare un futuro migliore. L’obiettivo che si persegue è quello di estendere l’aspetto socio-pedagogico delle at­tività a progetti di ricerca artistica. Taranto ha un’urgenza collettiva che è storica, culturale, sociale e am­bientale, quindi i progetti vanno in direzione di questi temi. Abbiamo realizzato una collezione perma­nente di disegni e studi preparatori (un impegno che guarda soprattutto all’idea progettuale e non all’opera finale). Attualmente abbiamo ac­quisito i progetti di numerosi arti­sti, tra i quali ricordiamo: Alviani, Carrino, Costa, Gilardi, Mainolfi, Munari, Pascali, Spagnulo, Beuys. In questi anni di attività abbiamo re­alizzato eventi, mostre, rassegne di rilievo storico e sperimentale. Stia mo lavorando, dopo la momentanea chiusura anti-Covid, per la ripresa delle attività».

Ci può anticipare qualcosa sui progetti in corso e futuri?
«In questo mese ospitiamo una del­le tappe della mostra diffusa: “Sta come Torre”, evento promosso dalla Regione Puglia e dal Teatro Pubbli­co Pugliese. Stiamo lavorando con il Comitato scientifico, da oltre un anno, alla definizione di un proget­to: Monumento alla musica / Omag­gio al musicista tarantino Giovanni Paisiello, una mostra dedicata al ge­nius loci del ‘700. L’idea è nata da un mio lavoro realizzato qualche anno fa. Il progetto consiste in “concor­so” di idee, il cui fine è strettamente espositivo. Ho coinvolto artisti di fama internazionale, appartenenti a generazioni e linguaggi diversi, tra i quali: Ceccobelli, Di Fiore, La Pie­tra, Lorenzetti, Napoleone, Scirpa, Violetta. Il progetto è articolato in diversi momenti: dalle opere dei 18 artisti invitati alla documentazione (1955-1956) del noto concorso per un Monumento a Paisiello. I pro­getti, realizzati dagli artisti sono in simbiosi con un’ipotesi di habitat per una città che vuole rinascere e che parte dalla riappropriazione delle proprie radici, dalla consape­volezza della propria identità e va verso un futuro sostenibile, che del­la cultura ne fa il motore centrale».

Sara Liuzzi
Storica, critica d’arte

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