26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 18:59:00

Sandro Cappelletto
Sandro Cappelletto

Ha voluto segnare il passo anche in tempo di Co­vid la XVIII edizione del Premio Paisiello, il prestigioso riconosci­mento dell’Associazione Amici della Musica “Arcangelo Speran­za” è stato assegnato quest’an­no al noto critico musicale San­dro Cappelletto nel corso di una serata-concerto svoltasi venerdì scorso presso il Teatro Comunale Fusco.

LA MOTIVAZIONE

Il direttore artistico Lorenzo Mat­tei nell’assegnare il premio che quest’anno è stato interamente ridisegnato da Valentina De Flo­rio, ha letto la seguente motiva­zione: “La XVIII edizione del premio Paisiello è risultata essere assegnata al musicologo Sandro Cappelletto, saggista prolifico, in­stancabile divulgatore, già diret­tore artistico dell’Accademia Fi­larmonica Romana, della Scuola di Musica di Fiesole, autore di va­rie trasmissioni per Radio 3, Rai 5, ideatore di drammaturgie nate sulla suggestione di alcuni dei massimi capolavori della musica europea, tra questa la “Notte delle dissonaze sui quartetti mozartia­ni”, è inoltre direttore scientifico del volume Musica per la colla­na dell’Enciclopedia Treccani, il Contributo italiano alla storia del pensiero, un poderoso volu­me che insieme alla recentissima monografia sul viaggio in Italia di Mozart, dà forma a due contributi in cui, con acume critico e profon­dità, tratta anche del nostro Gio­vanni Paisiello evidenziandone i legami con la cultura dei lumi e la rete di rapporti artistici che ne fe­cero una figura artistica di respiro internazionale.

L’alto spessore di queste operazio­ni editoriali e la loro ampia diffu­sione, testimoniano uno sforzo di condivisione di cultura che oggi è riconosciuto dal nostro premio”.

L’EVENTO

Una serata ben costruita che ha se­guito un triplice scopo: assegnare il premio a Sandro Cappelletto, presentare il suo ultimo libro, ascoltare alcure arie arie mozar­tiane ispirate a opere paisielliane alternandole con la lettura di al­cune lettere di Mozart a cura dello stesso Sandro Cappelletto, lettere che sono oggetto della sua ulti­ma fatica letteraria: Mozart 1770: 250 anni dal viaggio in Italia e l’incontro con Paisiello. Nel testo, già alla seconda ristampa in pochi mesi l’autore ha cercato di spiega­re cosa spinse Mozart, ragazzino quattordicenne, a venire in italia insieme a suo padre, cinquantenne che lascia il suo lavoro per pun­tare tutto su questo ragazzo. La risposta sta nel genio di Mozart naturalmente che portò la fami­glia a vivere proprio dei guadagni derivanti dal giovane musicista, Il viaggio in Italia è la parte finale di tutti i loro viaggi in Europa, un viaggio di scopo perchè saper scrivere un’opera italiana voleva dire avere successo, guadagni e fama di compositore.

Questo il progetto ed il fine dei tre viaggi in Italia, 720 giorni, due anni spesi, oltre tremila chilome­ tri percorsi su di una carrozza a cavalli, duecento cambi di posta entrando dal passo del Brennero per percorrere tutta l’Italia fino a Napoli. Proprio in Italia avvie­ne la metamorfosi di Mozart da bambino prodigio ad artista con­sapevole, tre soggiorni italiani che ne segnarono profondamente la figura.

L’INCONTRO FRA MOZART E PAISIELLO

L’incontro con Paisiello avvenne più volte: a Torino e a Milano. Paisiello ha il doppio degli anni di Mozart che trae solo profitto dalla figura di artista consolidato quale era già quella di Paiesiello, non lo dimenticherà più. Quando si tra­sferirà da adulto a Vienna scriverà infatti delle variazioni per piano­forte su un’aria di Paisiello e un’a­ria con dei versi tratti da un’opera di Paisiello (Il Sismano del Mogol che lui aveva visto in prima esecu­zione a Milano mentre si faceva il suo Lucio Silla.

Un incontro dunque avvenuto in più circostanze che ha portato ad una amicizia che è rimasta anche negli anni successivi a conferma della dimensione europea di Pai­siello. Cappelletto è un musicolo­go specializzato nel muoversi in un terreno che non è accademico ma neppure di divulgazione fa­cile, con questo libro ci permet­te a nostra volta di affrontare un viaggio nel tempo del Mozart ra­gazzino, nel 1770 per mostrarci come hanno interagito queste due personalità in un rapporto tra un maestro affermato e un ragazzo di talento che voleva farsi strada come operista, vista la profonda ammirazione di Mozart per Pai­siello.

IL CONCERTO

Pregevolissimo il soprano Valeria La Grotta accompagnata da Selim Mahrez al fortepiano, uno stru­mento del 1809 in quelle tre diffi­cilissime arie che Mozart compo­se in quel 1770 durante il viaggio a Roma e durante la permanenza a Milano.

La prima aria è stata tratta dal Demofoonte, precisamente l’aria di Dircea che si rivolge a Creusa. Dircea è condannata a morte per essersi sposata in segreto con Ti­mante, l’uomo che amava quando questi invece era stato destinato a sposare Creusa. “Se tutti i mali miei” è un’aria patetica dominata da un senso di profonda malinco­nia, venne composta a Roma in un sol giorno il 25 aprile 1770 su ver­si di Pietro Metastasio: “Se tutti i mali miei io ti potessi dir, Divi­der ti farei per tenerezza il cor. In questo amaro passo si giusto è il mio martir che, se tu fossi un sas­so, ne piangeresti ancor.”

La seconda è stata l’aria di Aspa­sia tratta dal Mitridatere di Ponto, la prima opera scritta in Italia da Mozart allora quattordicenne che inaugurò il 26 dicembre 1770 la stagione del Teatro Regio Duca­le di Milano. In quest’aria Aspa­sia si rivolge a Dio esprimendo tutta l’angoscia di un destino che la vuole in sposa contro la sua volontà a Mitridate: “Al destin, che la minaccia,togli, oh Dio! quest’alma oppressa, prima ren­dimi a me stessa e poi sdegnati con me. Come vuoi d’un rischio in faccia, ch’io risponda ai detti tuoi? Ah conoscermi tu puoi. E ‘l mio cor ben sai qual’è”.

Un’aria di virtuosismo in cui si coglie tutta la disperazione di Aspasia. Il terzo pezzo in ascolto è stato un Rondò scritto da Mozart per un italiano, Filippo Ceccarel­li, evirato cantore, precisamente l’aria di Zeira tratta dal Sismano nel Mogol di Paisiello opera che Mozart vide a Milano in quanto seconda opera in cartellone dopo il suo Lucio Silla. Zaira esprime la sua gioia nel vedere l’amato Siface, che ritorna dalla battaglia contro Sismano, re di Persia: “Or che il ciel a me ti rende, cara parte del mio cor, la mia gioia, ah, non comprende chi non sa che cosa è amor! Sono all’alma un grato og­getto le sue barbare vicende, ed in sen dolce discende la memoria del dolor”. Lunghi applausi del pub­blico.

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