13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Cronaca News

Il congedo dei Somaschi, arriva Don Luciano Matichecchia

Don Luciano Matichecchia con mons. Filippo Santoro
Don Luciano Matichecchia con mons. Filippo Santoro

STATTE- Dopo 42 anni i soma­schi lasciano Statte. Sabato sera nella chiesa di San Girolamo Emi­liani ha avuto luogo il “passaggio di consegne” fra padre Luca Mi­gnogna e il nuovo parroco don Luciano Matichecchia, 35 anni, al suo primo incarico, proveniente dalla Santa Rita. Suoi testimoni sono stati don Ciro Marcello Ala­brese e Lilia Topada; erano pre­senti delegazioni delle comunità della vicaria e di quelle in cui è stato vice parroco: Madonna delle Grazie a Grottaglie, Madonna di Fatima a Talsano, Madonna del Rosario a Grottaglie, Santa Rita a Taranto. La raccomandazione dell’arcivescovo a don Luciano è stata quella di non soffocare il ca­risma somasco, che tanto ha signi­ficato per Statte, cioè attenzione ai piccoli e agli ultimi ed educazione alla fede. Mons. Filippo Santoro ha poi spiegato di aver scelto don Luciano per le buone capacità di ascolto e di decisione, chiedendo ai suoi nuovi parrocchiani inoltre di accompagnarlo nella conoscen­za del territorio e, in particolare, nell’incontro con le famiglie.

Il nuovo parroco, prendendo spun­to dal Vangelo domenicale, ha evi­denziato che lavorare nella vigna del Signore, cioè la Chiesa, è una esperienza stupenda, in quanto è Lui stesso che se ne prende cura con la sollecitudine di un padre. Egli ha promesso il massimo im­pegno fra i “tralci” più lontani e dove la sofferenza è maggiore, portando la consolazione del Si­gnore. Infine ha riportato le paro­le della mamma quando le riferì del nuovo incarico, premettendo di essere giunto al mondo, primo e unico figlio, in modo insperato, quando lei aveva già cinquant’an­ni. “Adesso sarai finalmente pa­dre e avrai tutto sulle tue spalle. Non accampare scusanti di fron­te alla pesantezza degli impegni ‘genitoriali’ e ricordati che i figli si crescono col silenzio, amore e tanto sacrificio”.

Commovente è stata la testimo­nianza di Elvira, componente del consiglio pastorale, che, dopo aver ringraziato i religiosi per il loro faticoso ma proficuo apostolato, ha raccontato essere stata conqui­stata da don Luciano, già nel pri­mo approccio, soprattutto per la bellezza del sorriso che lascia tra­sparire ottimismo e desiderio di donarsi completamente. Il sindaco Francesco Andrioli ha riferito di aver provato, in un primo momen­to, dispiacere per l’abbandono dei somaschi, deciso dai superiori per valide motivazioni (mancanza di vocazioni, soprattutto), spiegando poi a quanti manifestavano disap­punto che tutto ciò era volontà di Dio e che perciò bisogna assicura­re massima accoglienza al nuovo parroco. “Con l’arrivo di don Lu­ciano – ha concluso – non si chiu­de un capitolo nella storia della nostra comunità, ma si continua a scriverlo con diverse modalità”.

Comprensibilmente commosso è apparso padre Luca Mignogna, al congedo dopo 8 da vicario e 2 anni da parroco alla San Girola­mo. In precedenti incontri ha ri­percorso con la comunità gli anni di presenza dei somaschi a Statte, che furono voluti nel ’78 dall’ar­civescovo mons. Motolese perchè (oltre alla preesistente gestione del Villaggio del Fanciullo a Martina Franca) fondassero una parroc­chia nelle zone di nuova espansio­ne. Acquistata una villetta in via Monteverdi, che ne diventò la re­sidenza, i religiosi cominciarono a celebrare in chiesa madre, nella cappella privata di Sant’Antonio e in un pianterreno in via delle Sorgenti, affianco al quale sorse la chiesa del Sacro Cuore, poi loro affidata. In locali nei pressi del mercato coperto fu istituito il pri­mo nucleo della parrocchia di San Girolamo Emiliani, la cui chiesa venne inaugurata dall’arcivesco­vo mons. Salvatore De Giorgi nel 1990, nel quartiere 167, poi intito­lato al santo.

Padre Luca Mignogna conobbe i somaschi grazie a una missione popolare, conquistato dalla spi­ritualità e dal modo inconsueto di conquistare l’amicizia ed en­trare nel cuore delle famiglie, in gran parte provenienti dalle zone più disagiate della città. In quel­la circostanza il giovane decise di entrare nell’ordine religioso, occupandosi delle associazioni parrocchiali e di “Emilianistatte”, il centro diurno per i minori con disagio sociale. “Sono stati anni molto belli – conclude – che mi hanno fatto maturare come uomo e come sacerdote, per i quali rin­grazio Dio e la gente di Statte, che non mi ha ma fatto mancare il suo affetto”.

 

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