14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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“Altas Undas”: emozione ed applausi per i canti e le voci di Odissea

Altas Undas (foto di Carmine La Fratta)
Altas Undas (foto di Carmine La Fratta)

Uno spettacolo molto toccante è stato quello che la XVIII edizione del Festival Paisiello ha messo in scena lunedì scorso al Teatro Comunale Fusco per il suo affezionato pubblico. A pochi giorni infatti falla celebrazione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27) approda sul palcoscenico del XVIII Festival Paisiello, Altas Undas: voci e canti di Odissea uno spettacolo musicale per la regia di Domenico Andriani, anche voce recitante, incentrato sul tema dei migranti quali esseri umani senza quiete.

Il titolo dello spettacolo, Altas Undas è tratto da un canto trobadorico di Rimbaut de Vaqueiras e vede il mare come teatro degli eventi coi suoi canti di odissea per far riferimento esplicito al grande poema omerico in cui è racchiusa buona parte della nostra identità di europei e di esseri umani. Il racconto, la rievocazione di una odissea appunto. “A me preme parlare dell’attualità – ci racconta in modo appassionato Domenico Andriani nel parlare dello spettacolo – in particolare dell’odissea che vivono i tanti disperati che abbandonano l’Africa e che attraversano il deserto per finire nei centri di detenzione libici, torturati, maltrattati e stuprati per poi inbarcarsi nella speranza di arrivare dall’altra parte del Mediterraneo senza far naufragio”. Nello spettacolo c’è la memoria dei tanti naufraghi che ci sono stati in questi anni ed in particolare il grande naufragio del 3 ottobre del 2013 innanzi all’Isola dei conigli in prossimità di Lampedusa in cui morirono 360 persone quasi tutte di nazionalità eritrea.

Altas Undas (foto di Carmine La Fratta)
Altas Undas (foto di Carmine La Fratta)

Protagonisti di questo spettacolo sono per l’appunto due fratelli eritrei, impersonati da Graziano e Domenico Andriani, uno di questi due fratelli aveva come sogno fare il musicista, per questo era riuscito già qualche anno prima a varcare la frontiera, l’altro invece, dopo lunga esistazione decide di farlo qualche tempo dopo accompagnato dalla moglie, lasciando in Eritrea suo figlio. Quest’uomo durante il viaggio vivrà una sua odissea personale, arriva sul mare, sta per inbarcarsi senza sapere se ce la farà e dialoga a distanza con suo fratello, lui parla a parole il fratello gli risponde con la musica, col canto. Un dialogo tra due uomini accompagnato da cinque musicisti rappresentanti l’ensemble di musica antica Resonare Fibris, e la voce femminile di Annamaria Bellocchio nella parte della consorte che come tante donne in viaggio è costretta a subire violenze e atrocità che la segnano profondamente. La musica però sospinge la vicenda in una sfera che trascende la cronaca portandola in una sfera più ampia che è quella del rispetto della dignità dell’uomo, diritto valido in ogni tempo e in ogni luogo. Per questo lo spettacolo è stato sonorizzato con musiche di una dimensione atemporale che va dal Medio Evo sino al Settecento per fare un omaggio a Paisiello con il larghettro tratto dall’introduzione dell’atto I de Il Pulcinella vendicato.

Oltre alla dimensione atemporale vi è anche un discorso geografico spaziale queste musiche infatti abbracciano idealmente tutto il mar Mediterraneo che ieri come oggi è un luogo identitario per il migrante per accompagnare lo spettatore in un viaggio nel tempo senza tempo che è una storia che si ripresenta con accenti drammatici oggi più di ieri. I diciotto brani scelti da Graziano Andriani a cui si deve la drammaturgia musicale dello spettacolo fanno riferimento a popoli o culture che hanno alle spalle storie di emigrazione, o in generale oppressione, canti tradizionali dell’area mediterranea toccando la penisola iberica, la Turchia ma anche l’area napoletana con un l’omaggio a Giovanni Paisiello, canti francesi dell’epoca dei trovatori ma anche tedeschi con Athanasius Kircher, le ninna nanne portoghesi, i canti della tradizione sefardita, degli ebrei spagnoli che dopo la Reconquista furono cacciati dalla terra iberica per essere accolti in varie parti d’Europa. Due livelli dunque dalla musica colta di Rimbaut de Vaqueiras passando per Kircher e Paisiello ma anche uno popolare come l’invocazione e canto alla Madonna dell’Arco che è un canto campano cantato dai penitenti ancora oggi o brani della Corsica come la paghjiella degli impiccati che fa riferimento a un episodio della resistenza dei Corsi contro i Francesi nel quale morì, fra gli altri un ragazzo quindicenne.

Altas Undas (foto di Carmine La Fratta)
Altas Undas (foto di Carmine La Fratta)

Con la musica si è voluto richiamare la memoria di popoli che sono continuamente in viaggio, soffrendo in una inquietudine continua. Storie di sofferenza umana dunque che guardano agli ultimi. Apprezzabile davvero l’ensemble di strumenti antichi Resonare Fabris con Michele Saracino al violino barocco e alla ribeca (violino di epoca medioevale), Antonella Parisi alle viole da gamba, una soprano e una basso, Angela Lacalamita al salterio a corde pizzicate di origine mediorientale ed infine Domenico Susca alla chitarra propria della musica popolare. Pubblico molto interessato. Applausi. Prossimo imperdibile appuntamento stasera sempre alle 21 al Teatro Fusco con The Jazz Mood of Paisiello’S Music, una inedita rivisitazione in chiave Jazz di note musiche Paisielliane rilette in chiave jazz del Resiliency Jazz Trio di Enzo Lanzo.

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