16 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Maggio 2021 alle 15:41:06

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Spettacoli e sicurezza nell’era del Covid-19

Il sipario di un teatro
Il sipario di un teatro

Oltre 1.120 appuntamenti, che hanno fatto registrare più di 140.000 presenze complessive, interessando 400 luoghi tra teatri e spazi all’aperto e coinvolgendo circa 500 compagnie e gruppi artistici. Sono stati 265 i Comuni italiani attivati grazie ai Circuiti per un totale di quasi 3,7 milioni di euro di costi sostenuti (oltre il 50% del finanziamento Mibact destinato agli stessi soggetti). I 13 circuiti regionali protagonisti di questa performance fanno parte dell’Associazione delle Reti Teatrali Italiane (Arti), all’interno di Agis/Federvivo. È un bilancio decisamente significativo, poiché maturato in un periodo ancora pieno di incertezze normative, quello relativo all’attività estiva 2020 (dal 15 giugno al 15 settembre) dall’associazione che riunisce i Circuiti Regionali Multidisciplinari dello spettacolo dal vivo di Piemonte, Toscana, Sardegna, Trentino, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo-Molise, Veneto, Marche, Emilia-Romagna, Lombardia, Puglia (Teatro Pubblico Pugliese) e Lazio.

I Circuiti hanno reagito e realizzato un progetto culturale necessario anche senza obblighi rispetto ai parametri ministeriali con la volontà di contrastare, con attenzione teutonica sul piano della sicurezza, il blocco delle attività culturali. Un’offerta di qualità, capace di richiamare una grande mole di pubblico, che ha potuto seguire gli spettacoli nel pieno rispetto delle misure anti Covid. Numeri che dimostrano il grande lavoro e la voglia di partecipazione del pubblico, che vive e percepisce gli spazi dedicati allo spettacolo dal vivo come luoghi sicuri. “I luoghi dello spettacolo sono molto sicuri e devono essere distinti da altri luoghi di aggregazione dove, a buon diritto, non si può chiedere la compostezza – osserva Pierluca Donin, presidente dell’Associazione delle Reti Teatrali Italiane – Si tratta di spazi frequentati da cittadini che hanno voglia di tornare a teatro e che rispetta con rigore le norme sanitarie anti contagio”. “Questi numeri – sottolinea Patrizia Coletta, vicepresidente dell’Associazione delle Reti Teatrali Italiane – testimoniano l’impegno dei circuiti nel rimettere in moto la macchina creativa, economica ed occupazionale dello spettacolo dal vivo, riattivando il dialogo con la comunità che, con la grande partecipazione estiva, ha testimoniato la necessità di tornare a teatro”. “Il volume delle attività programmate nei tre mesi successivi al blocco alla chiusura dei teatri – rimarca Sante Levante, coordinatore dell’Associazione delle Reti teatrali italiane (direttore del Tpp)– conferma ancora una volta il ruolo concreto di catalizzatore dei circuiti regionali nella filiera dello spettacolo dal vivo, settore tra i più colpiti dalla crisi.

IL NODO DISCOTECHE
“Se non riapriamo falliremo tutti, l’intero settore scomparirà”. E’ lapidario il presidente del Silb – Fipe, l’organizzazione che associa oltre il 90% di discoteche e sale da ballo censite dalle Camere di Commercio, Maurizio Pasca , imprenditore salentino, proprietario del ‘Quattro colonne’ di Gallipoli. “Tranne che una breve parentesi estiva, per i soli locali all’aperto, siamo chiusi dal 23 febbraio scorso e non abbiamo avuto nessun sostegno da parte del governo, non un euro né una parola , siamo un settore dimenticato, evidentemente siamo considerati ‘brutti, sporchi e cattivi’”, dice Pasca all’AdnKronos in relazione al Dpcm ottobre in materia appunto di discoteche. “In Italia ci sono circa 3mila fra discoteche e sale da ballo che ‘valgono’, in termini di fatturato, 1 miliardo 200mila euro ed hanno circa 50mila dipendenti, con vari tipi di contrattualizzazione’ e un indotto di altri 50mila lavoratori, in gran parte figure atipiche come pr, vocalist, dj – snocciola Pasca – ma mentre all’estero il settore è considerato parte integrante, e importante, del turismo, pensiamo a esempi macroscopici come la centralità di questo intrattenimento a Ibiza, in Italia, semplicemente, non siamo considerati”. Che fare? “Posto che se non riapriamo questo inverno, se si slitta a marzo o addirittura a ottobre prossimo e intanto, come già avviene da mesi, paghiamo affitti, bollette e quant’altro senza incassare un soldo, se succede questo scompariremo, le soluzioni volendo si trovano: si potrebbero far entrare solo le persone che hanno scaricato l’app immuni e solo dopo aver fatto sul posto, con esito negativo, il tampone rapido. Basta dare le regole giuste”, aggiunge Pasca.

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