26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 17:47:00

Cronaca News

Nuovo attacco al pluralismo dell’informazione dal capo politico dei 5 Stelle

Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria
Vito Crimi

Le ipotesi possono essere solo due: o non ha capito di cosa sta parlando, o sta mentendo sapendo di mentire. In entrambi i casi una figura in perfetta linea con l’andamento elettorale dei 5 Stelle: ogni volta che aprono bocca perdono credibilità e voti.

Protagonista di questa ennesima, pessima, pagina del Governo Italiano è il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, attuale viceministro nel governo Conte II. Ancora una volta tenta di giustificare l’avversione del suo raggruppamento politico verso il pluralismo democratico dell’informazione ribadendo che l’obiettivo da raggiungere è quello della totale cancellazione dei contributi pubblici al sistema dell’informazione in Italia, che porterà inevitabilmente alla chiusura di decine di testate locali di idee, di valori, di opinioni, di prossimità con i territori ed i cittadini.

Obiettivo esplicito, dichiarato, certificato. Nessun dubbio. Così come è assolutamente legittimo che abbia questo proposito. Ciò che non va bene è che racconti cose false.

Queste le sue dichiarazioni: “In queste ore – ha affermato Crimi – hanno iniziato a circolare alcune fake news sui finanziamenti ai giornali. Qualcuno sostiene che li avremmo aumentati con il Decreto Agosto, ma è falso. Facciamo chiarezza: i contributi diretti all’editoria sono stati aboliti con un processo graduale, previsto dalla legge di bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018 n. 145, art. 1, comma 810), cosi’ strutturato: -20% il primo anno, -50% il secondo anno e -75% il terzo anno, fino all’abolizione totale. Questo provvedimento, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, è tuttora in vigore. Dunque il contributo diretto sarà totalmente soppresso. Quest’anno l’Italia, come tutti gli altri Paesi del mondo – prosegue nella sua filippica -, sta facendo fronte con il massimo impegno ad una pandemia che ha provocato la più grave crisi economica e sociale dal dopoguerra ad oggi. Tutte le imprese e le attività commerciali della nostra comunità nazionale hanno subito un danno economico e stanno vivendo un momento di grande difficoltà. E quando diciamo tutte, intendiamo anche le imprese editoriali e quelle attive nell’intera filiera dell’editoria (cartiere, distributori, investitori pubblicitari e molto altro). Per sostenere lavoratori e imprese il governo ha emanato decreti e provvedimenti importanti, che muovono ben 100 miliardi di euro. Fra questi c’e’ il decreto Agosto. Ora, qualcuno sta cercando di far passare per vero che all’interno del decreto ci sia un aumento dei contributi all’editoria. E’ falso. Le misure disposte dall’articolo 96 del decreto Agosto non aumentano affatto il contributo diretto ai giornali. Ad aumentare è il solo credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari incrementali. Una misura, questa, che abbiamo sostenuto e promosso già in passato perchè si rivolge a tutte le aziende che investono in pubblicità su giornali e televisioni locali, e non direttamente agli editori. Dunque porta un valore aggiunto alle stesse aziende, dà energia all’economia, rimette in circolo risorse. Le altre misure introdotte si limitano a rideterminare i criteri di accesso e di erogazione del contributo. Altre misure ancora, che qualcuno vuol far passare come ‘contributi all’editoria’, vanno invece a sostenere il settore delle cartiere e dei poligrafici, un comparto della filiera in forte crisi, nel quale tanti lavoratori – che nulla hanno a che vedere con gli editori – rischiano il posto di lavoro. In conclusione, non c’è alcun aumento del finanziamento diretto ai giornali, il quale – lo ribadiamo – è destinato a scomparire”.

E qui torniamo alla doppia ipotesi iniziale: o non ha capito o mente spudoratamente. La prima ipotesi, nel caso, è persino più grave della seconda, visto che nel precedente Governo Conte lo stesso Crimi aveva la delega per l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E allora, ecco la ricostruzione che il capo politico del Movimento 5 Stelle non ha capito o cerca maldestramente di nascondere: a svelare il trucco è il presidente della F.I.L.E., Federazione italiana liberi editori, Roberto Paolo: “È vero – spiega – che i giornali che percepiscono i contributi diretti, quelli editi da cooperative giornalistiche e da imprese no profit, col Dl Agosto non beneficiano nemmeno di un euro in più, perché sono esplicitamente esclusi dalle nuove provvidenze, ma Crimi finge di non sapere che di queste misure beneficeranno invece i grandi gruppi editoriali, per un importo pari a 60 milioni di euro. Il contributo al costo di acquisto della carta, ad esempio, verrà calcolato sulle spese effettuate nel 2019, e non è un sostegno alle cartiere, come Crimi vuole far credere, ma alle imprese editrici. Ed è giusto così, perché la carta per i giornali in Italia viene per la quasi totalità importata dall’estero e ben singolare sarebbe stato un contributo dato a multinazionali straniere. E anche i contributi per i servizi digitali stanziati col il Dl Agosto fanno riferimento alle spese sostenute dalle imprese editrici nel 2019. Quindi nel Dl Agosto sono state introdotte misure di sostegno diretto a favore dell’editoria per 60 milioni di euro, ma escludendo da questo sostegno proprio quei giornali che garantiscono maggiore autonomia editoriale, come per esempio il Manifesto o i tantissimi giornali locali editi da cooperative ed enti no profit».

Insomma, anche stavolta, il livore antidemocratico dei 5 Stelle, è emerso in tutta la sua evidenza. Non potendo dire ai giornali di smettere di raccontare tutte le verità sulle falle del Movimento, si punta alla chiusura di quelle voci libere. Il tutto mascherandolo con un processo utile a risparmiare i soldi dei cittadini. Il problema è che i cittadini senza quei giornali avranno qualche frazione di centesimo di euro in più, ma tanta libertà in meno.

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