17 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2021 alle 17:53:40

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Omaggio a Beethoven e Mercadante al “Paisiello Festival”

Beethoven e Mercadante
Beethoven e Mercadante

Appuntamento venerdì, 9 ot­tobre, con la XVIII edizione del “Giovan­ni Paisiello Festival”, l’evento organizzato dagli Amici della Musica “Arcangelo Spe­ranza”, con la direzione artistica di Lorenzo Mattei.

A fare da palcoscenico all’ultimo concerto in cartellone, “Omaggi. Da Beethoven a Mercadante”, sarà il Teatro comunale Fu­sco, in via Giovinazzi.

Il programma musicale della serata preve­de l’esecuzione delle seguenti composizio­ni: Giovanni Paisiello – Nel cor più non mi sento” (aria da La Molinara; Ludwig van Beethoven – Variazioni per pianoforte WoO 70 sull’aria Nel cor più non mi sento (da La Molinara) – Variazioni per pianofor­te WoO 69 sull’aria Quant’è più bello (da La Molinara); Jacques-Louis Battmann – Va­riazioni brillanti per pianofortesu Nel cor più non mi sento; Rodolph Kreutzer – Sei variazioni per violino e pianoforte su Nel cor più non mi sento; Benoit Tranquille Berbiguier – Variazioni per flauto sull’aria Io son Lindoro (dal Barbiere di Siviglia); Francesco Morlacchi – Variazioni per so­prano su Nel cor più non mi sento; Hein­rich Eppingen – Variazioni per violino sull’aria Nel cor più non mi sento; Gottlieb Heinrich Köhler – Variazioni per flauto sull’aria Nel cor più non mi sento; Saverio Mercadante – Romanze da camera per so­prano e pianoforte.

Protagonisti del concerto: il soprano Fede­rica Altomare, la violinista Silvia Grasso, la flautista Federica Pellegrini e il pianista Luigi Trivisano.

Nella nota di Lorenzo Mattei si legge: “Nel primo Ottocento i concerti pubblici erano pensati come dei fantasiosi collages che af­fiancavano arie d’opera, pezzi per singoli strumentisti di grande virtuosismo e parti di concerti e sinfonie. L’improvvisazione giocava un ruolo cardine al loro interno, così come il concetto di variazione su tema celebre. L’antico genere della variazione in epoca romantica acquista una nuova cen­tralità poiché viene abbinato a quello dello studio e della fantasia. Man mano che il nu­mero delle variazioni aumentava, anche il grado di difficoltà tecnica cresceva e il pub­blico amava questo elemento di “rischio” legato ad esibizioni trascendentali. I temi delle variazioni molto spesso privilegiava­no celebri arie d’opera. “Nel cor più non ti sento”, l’aria più famosa della Molinara, una delle ultime e più applaudite opere co­miche paisielliane, divenne una melodia da salotto, conosciuta non solo in tutt’Europa ma anche a New York e in America del Sud. Molti compositori ne seppero sfruttare la fama a fini commerciali poiché sapevano che variando quella melodia avrebbero di sicuro venduto più copie delle loro opere. Naturalmente Paisiello diventava in molti casi un rpetestom, che “dava il La” a vere e proprie esibizioni di bravura e di forza. Ciò poteva avvenire sulla tastiera di un pia­noforte ma anche sulle corde di un violino o su un flauto. L’importante era abbinare una bella melodia a un’esibizione “funam­bolica”. Anche Beethoven dedicò a questo genere salottiero un omaggio con due pic­coli cicli di variazioni su due melodie tratte proprio dalla Molinara, opera che stimava come una delle migliori uscite dalla penna del maestro tarantino.Dai salotti di primo Ottocento derivano anche le splendide va­riazioni per canto e pianoforte di Morlac­chi, operista perugino tra i più importanti durante l’epoca rossiniana che di Paisiello seppe ereditare la verve gestuale e la ric-chezza ritmica: non a caso compose un Barbiere di Siviglia per Dresda nel 1816 lo stesso anno in cui andava in scena all’Ar­gentina di Roma quello rossiniano. Di que­sto mondo salottiero e sotto certi aspetti su­perficiale, Saverio Mercadante volle essere il severo riformatore proponendo di elevare la dignità della composizione operistica. Di fatto però anche il maestro di Altamura ce­dette alle lusinghe del pubblico dei salotti, confezionando romanze e pezzi brillanti anche strumentali. In questa occasione si avrà modo di omaggiare il 150° anniver­sario della morte di Mercadante (1870) con un’antologia di sue romanze da camera con­cepite secondo il gusto del patchwork che impronta l’intero recital e che allude alla natura onnivora degli uditorii ottocente­schi.

Il melodramma si dirama dunque nella musica strumentale facendo crollare una barriera che solo la recente storiografia ha voluto erigere tra il mondo della vocalità e quello degli strumenti, da sempre profonda­mente connessi tra di loro. Non stupisce che a Paisiello andasse la maggior parte degli omaggi dei grandi strumentisti ottocente­schi: per quanto le sue opere fossero scom­parse, il ricordo della Nina pazza per amore e del Barbiere di Siviglia avevano dimstrato che già nel XVIII secolo un grande maestro era riuscito a fondere insieme la raffinatez­za della strumenta-zione con la bellezza del canto”

Inizio ore 21.

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