13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 06:53:50

Cronaca News

Per l’autonomia politica ed economica del Mezzogiorno

Unione Europea
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Heri dicebamus, così, riecheggiando Bene­detto Croce, si può sintetizzare la proposta lanciata da Claudio Signorile, già autorevo­le dirigente del Partito socialista e Ministro della Repubblica di una “Costituente per il Mezzogiorno”, che riprende i temi dell’auto­governo del Meridione storicamente al cen­tro della migliore cultura meridionalista, da Gaetano Salvemini ad Antonio Gramsci e a Giustino Fortunato, da Luigi Sturzo a Gae­tano Dorso. E proprio l’intellettuale avelli­nese, nel celebre “Appello ai meridionali” pubblicato il 2 dicembre 1924, parlando di una “Rivoluzione meridionale”, pose il problema dell’autonomia della politica me­ridionale rispetto al centralismo romano, anche in funzione anti-trasformistica. Se­condo Dorso, infatti, i partiti nazionali e la loro sintesi “unitaria”, finiscono per “neu­tralizzare la loro azione meridionalista col peso di altri interessi strettamente nordici”.

E Signorile, con la sua riflessione, riprende proprio il problema dell’autonomia dell’a­zione politica del Sud rispetto a quella nazionale, in cui i potentati economici del Nord del Paese hanno storicamente penaliz­zato i territori meridionali, anche per una certa propensione al vassallaggio da parte delle élites politiche di quest’ultimi, lega­te allo scambio subalterno tra assistenzia­lismo e consenso. Il Mezzogiorno, infatti, sconta, anche, la sua storica arretratezza nei confronti del resto del Paese, per i guasti prodotti dal processo unitario, su cui hanno pesato in forma prevalente (se non esclusi­va!) gli interessi del Nord, ma anche per una classe dirigente meridionale in larga parte incapace di esprimere cultura di governo e self-government e che ha alimentato clien­tele e parassitismi e una gestione del potere slegata da valori e programmi.

Nella prospettiva dell’utilizzo delle risorse derivanti dal Recovery Fund, per contra­stare l’endemica crisi economica generata dalla drammatica diffusione da Covid-19, Signorile prospetta opportunamente sul piano politico-istituzionale, un’alleanza tra le regioni meridionali, per un corretto equi­librio distributivo tra Nord e Sud del Paese, poiché quando il Mezzogiorno si è presen­tato diviso, come ad esempio nella Confe­renza Stato-Regioni, ha quasi sempre avuto la peggio nello scontro di interessi per la ripartizione delle risorse (paradigmatico è il caso della sanità), in quanto le Regioni del Sud quasi mai hanno espresso un comu­ne sentire, una visione unitaria, un’unica posizione.

Un’alleanza politica che già adesso si pone come urgente, dopo il taglio referendario dei parlamentari che dimezza la rappresen­tanza del Sud e alla luce dell’elenco dei 557 progetti per il Recovery presentati dal go­verno Conte. Una lista, ancora provvisoria, che da sola vale oltre 670 miliardi, più del triplo dei 209 miliardi che l’Italia potrà ot­tenere da Bruxelles. Le proposte sono state formulate da ministeri, società partecipate e agenzie pubbliche ed evidenziano, al fondo, la vecchia linea di politica economica pena­lizzante per il Mezzogiorno, come denota, ad esempio, l’assenza di previsione di inve­stimenti in infrastrutture materiali, come l’Alta velocità su tutto il territorio meridio­ nale, il rifacimento di strade e autostrade, un grande hub portuale internazionale e il potenziamento del sistema dei porti, mentre non figura il Ponte sullo Stretto, che invece l’Unione europea considera un’opera strate­gica di collegamento nell’ambito del Corri­doio 1 Berlino-Palermo, relegato agli studi di una nuova commissione con la riscoperta dell’improbabile ipotesi del tunnel, nei fatti strumento di interdizione della realizzazio­ne del collegamento stabile.

Coglie nel segno quindi, Signorile quando propone un’”iniziativa costituente” che re­alizzi un “Mezzogiorno federato”, in grado di presentarsi unito al confronto con il go­verno nazionale, sulla base di un program­ma di sviluppo basato su grandi progetti in­tegrati, che stimoli e promuova l’economia meridionale, generi occupazione e crescita civile, valorizzando il ruolo del Sud quale piattaforma logistica e strategica dell’incon­tro tra un’Unione europea che, finalmente, sembra mettere in soffitta l’austerity, e as­sume quali stelle polari politiche espansive della domanda e rilancio del Welfare State, e i paesi rivieraschi del Mediterraneo. In questo quadro, spazio deve trovare anche il tema della Macroregione del Mediterraneo e quello di una (vera) banca di investimenti per il Sud. Se l’economia del Sud non fosse frantumata in sei o sette regioni e si inte­grasse in termini solidali, avrebbe un Pil superiore a quello della Lombardia, che è fra le cinque regioni con il prodotto inter­no lordo più elevato d’Europa, sulla base dei dati pregressi alla pandemia. E sareb­be equiparabile, o in alcuni casi addirittura superiore, a quello di molti Stati europei di media grandezza, come Danimarca, Svezia, Belgio, Austria, Irlanda e Portogallo.

Una grande alleanza politica per un Mezzo­giorno federato dunque, per uno scenario di crescita sociale ed economica, nell’ambito di una vera politica di coesione nazionale ed europea.

Maurizio Ballistreri
Professore di Diritto del Lavoro nell’Università di Messina,
già deputato all’Assemblea Regionale Siciliana

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