14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 08:15:36

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Le provviste della nonna per l’autunno e l’inverno

Le provviste della nonna per l’autunno e l’inverno
Le provviste della nonna per l’autunno e l’inverno

La settimana che va dall’11 al 17 ottobre vede al centro dell’attenzione della rubrica ideata e curata dal prof. Antonio Fornaro alcuni approfondimenti sulla vita e sulla presenza a Taranto del cul­to per San Giovanni XXIII e so­prattutto il ricordo appassionato di quelle che erano le provviste della “nonna” per l’autunno e l’inverno.

Questi i Santi della settimana: San Giovanni XXIII, Sant’Alessandro Sauli, San Serafino di Montegra­naro, San Romolo di Genova, San Callisto I, Santa Teresa di Gesù co­nosciuta anche come Santa Teresa d’Avila che è protettrice della Spa­gna, di Avila, di Napoli e dei fabbri­canti di pizzi, San Gerardo Maiella, Sant’Ignazio di Antioca.

Questa settimana la Chiesa catto­lica festeggia la Madonna sotto i titoli di: Madonna del Latte Dolce, Madonna delle Spine, Madonna della Consolazione, Madonna delle Rocce, Nostra Signora della Scuola, la Purità di Maria e Nostra Signora della Pace. Questi i detti della set­timana: “Con la fatica delle feste il diavolo si veste”, “Le chiacchiere valgono 1 i fatti 31”, “Non è erba per nessun foruncolo”, “Il cervello è acqua”, “Quando la ferita prude, sana”, “Quando il dolore gira è buon segno”.

Giuseppe Cravero nella sua effeme­ride ricorda che il 14 ottobre 1923 fu inaugurato lo Stadio Corvisea, diventato poi Stadio Mazzola. Lo stadio fu voluto dai dirigenti della Pro Patria. Intorno fu costruito un motovelodromo e per l’inaugura­zione si svolsero diverse gare spor­tive.

Fornaro introduce il discorso degli approfondimenti partendo da San Giovanni XXIII che nacque con il nome di Angelo Giuseppe Ron­calli in provincia di Bergamo il 25 novembre 1881 prima di diventare il 261° Pontefice della Chiesa con il nome di Giovanni XXIII. Era il quarto dei 13 figli, fu battezzato lo stesso giorno della nascita e ricevet­te l’educazione alla fede dal prozio Zaverio Roncalli. Entrò nel semina­rio di Bergamo e si fece notare per l’impegno sui libri e per la propen­sione alla preghiera.

Nel giugno 1895 ricevette l’abito talare. Diventò poi allievo del Pon­tificio Seminario Romano dell’A­pollinare. A causa del servizio militare interruppe gli studi e nel luglio 1901 chiese volontariamente che gli venisse anticipato il periodo del servizio in modo che il fratello Zaverio non lasciasse il lavoro nei campi. Diventò Papa il 28 ottobre 1958 succedendo a Pio XII e morì il 3 giugno 1963. Diventò Beato il 3 settembre del 2000 e Santo il 27 aprile 2014. Viene ricordato soprat­tutto come il Papa buono e come il Papa della carezza ai bambini. Il Papa che poi diverrà Santo, da Car­dinale riuscì a salvare ad Istanbul la vita di ben 23 mila ebrei. Fu anche il Papa del dialogo e fece evitare la guerra fra gli Usa e Cuba.

Per quanto riguarda Taranto il no­stro Papa venne nel lontano 15 novembre 1922e celebrò la Messa nel Cappellone di San Cataldo. A Taranto sono numerose le scuole intitolate al Papa buono, ma soprat­tutto nella città di Taranto quella che è conosciuta dai tarantini come Piazza Carmine in realtà è intitolata come Piazza Giovanni XXIII.

Inoltre nella piazza si trova una tar­ga marmorea voluta dai componen­ti della Fuci diocesana per ricordare il grande Pontefice.

L’ultima parte del suo intervento Fornaro lo incentra sulle provviste della nonna. Ricorda quelle dei fi­chi secchi che, una volta aperti in due parti, venivano messi su “le cannizze” per essere essiccati al sole prima di essere infornati e con­servati con qualche foglia di alloro e pezzettini di cedro candito nelle capaselle per poi essere consumati durante la stagione fredda.

Si preparavano anche le “fiche ac­cucchiate cu’ l’ amenele” (fichi con le mandorle). Nemmeno i fichi mol­to maturi che cadevano dall’albero venivano scartati perché o erano dati in pasto agli asini oppure ve­nivano essiccato e poi fatti bollire per farne un decotto efficace contro i bruciori di stomaco e contro la tosse stizzosa. Si facevano le prov­viste delle ciliegie, delle amarene e dell’uva sotto spirito offerte ai pa­renti e agli amici che facevano visi­ta a casa. Con l’uva e con i fichi ma anche con le albicocche, le pesche, le mele cotogne, le fragole, le cilie­gie e le prugne si facevano ottime marmellate. Si mettevano sotto sale i capperi e i lampascioni sott’olio.

Altre provviste erano quelle dell’al­loro e della camomilla. Indimenti­cabili le melanzane sott’olio che ve­nivano messe prima sotto sale per poi passare nei contenitori di vetro e con tanto olio abbondante e fo­glioline di menta e pezzetti di aglio.

Non si possono dimenticare i car­ciofini sott’olio e le olive nere all’acqua e al forno. I peperoni ve­nivano salati in capaselle ma veni­vano anche conservati sott’olio. La provvista per eccellenza era quella della salsa che richiedeva l’impe­gno di tutti i componenti della fa­miglia. I pomodori venivano anche preparati a pezzettini e messi nelle bottiglie oltre ai pomodori essiccati messi sott’olio insieme al peperon­cino piccante, senza dimenticare “le pumedore a ‘nzerte”, pomodori speciali che venivano uniti tra loro con una funicella oltre ai meloni gialli che venivano appesi in cucina fino a Natale. Ricordiamo le acciu­ghe salate e potremo continuare a lungo. Quei sapori e quei profumi, chi li ha sperimentati, credeteci, non li potrà mai dimenticare!

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