25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

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Paisiello: sipario sul Festival tra virtuosismi e omaggi al genius loci

Da Beethoven a Mercadante
Da Beethoven a Mercadante

Da Beethoven a Mercadante. È sta­to questo il titolo dell’ultimo concerto della XVIII edizione del Paisiello Festival svolto­si venerdì scorso al Teatro Comunale Fusco. Un concerto che ha ricreato l’atmosfera dei recital del primo romanticismo, quelli che per capirci si tenevano nei salotti dell’alta borghesia ottocentesca, erano gli anni in cui Paisiello era già anziano, ossia quelli che vanno dal 1815 al 1825. Un concerto in que­so caso all’insegna di un poutpurri musicale da un punto di vista strumentale, perchè ha visto coinvolti il flauto di Federica Pellegri­ni, il violino di Silvia Grasso, il pianoforte di Luigi Trevisano e la bella voce sopranile di Federica Altomare. Quanto al programma in ascolto tutto il concerto è stato incentrato ad esaltare implicitamente l’opera del composi­tore tarantino così come fecero nel loro tempo ben sette compositori mitteleuropei ottocen­teschi che decisero di cimentarsi e compor­re variazioni su celebri temi paisielliani. Era aduso infatti nei salotti pubblicizzare, quale luogo privilegiato di ascolto in anteprima, le arie più melodiche di un’opera proprio per invogliare gli spettatori ad andare a vedere l’intera opera in un’epoca in cui non si poteva conoscere altrimenti in assenza di altri mez­zi di diffusione multimediale.

Il fatto poi che grandi musicisti come Ludwig van Beethoven abbiano scelto Paisiello per misurarsi con il tema della variazione, da il senso e la misura di quanto grande fosse la fama e la stima del nostro Paisiello che giocò evidentemente un importante ruolo nella pervasività del melo­dramma nella musica strumentale. Il tema di fondo sul quale tutto il concerto si è imper­niato è stata la celebre aria tratta dall’opera La Molinara “Nel cor più non mi sento” che si presta molto bene alla forma della variazione nella sua espressione virtuosistica. Ha aper­to il concerto la voce di Federica Altomare riportando l’aria nella sua versione originale così come Paisiello l’aveva scritta. A seguire poi il pubblico ha potuto apprezzare l’ampio ventaglio di variazioni, prima quelle per pianoforte di Beethoven e Jacques-Louis Batt­mann, poi quelle estremamente virtuosistiche per violino di due compositori strumentisti come Rodolph Kreutzer ed Heinrich Eppin­gen, quest’ultimo pressochè sconosciuto al grande pubblico nonostante fosse coevo di Beethoven che applicarono tutte le possibili variazioni, ognuna con una difficoltà diver­sa per poi arrivare all’ultima variazione che contiene tutte le precedenti. Una particolari­tà è che di queste composizioni non esistono registrazioni, una rarità di ascolto dunque al Festival. Molto interessanti anche quelle che hanno esaltato la raffinatezza del flauto ad opera di Gottlieb Heintich Kölher e di Benoit Tranquille Berbiguier, questi sull’aria “Io son Lindoro” dal Barbiere di Siviglia di Paisiello. Il finale del concerto stato invece dedicato a Saverio Mercadante con una antologia di sue romanze da camera, è stato questo l’omaggio del Festival al compositore di Altamura nel 150º anniversario della sua morte riallaccian­do il belcanto alla successiva tradizione napo­letana con arie sì popolari ma anche sofisti­cate nella scrittura. Degne di nota in tutte le serate del festival le scene stilizzate ed essen­ziali di Matteo Perico, consistenti in dei gran­di teli bianchi che costituivano uno spazio teorico sul quale poter sviluppare i temi delle varie serate, sia giocando con le luci, utiliz­zando l’azzurro e delle reti per lo spettacolo di Altas Undas, ma anche costituenti proiezioni simboliche di diversi oggetti, ove era possi­bile immaginare sia le colonne doriche sim­bolo della città, sia i tasti del pianoforte, sia gli spartiti che i musicisti riempirono con le loro note. La grande chiave di violino insieme ai cuoricini disseminati hanno perfettamente ricreato l’atmosfera romantica di quest’ultimo appuntamento. Lunghi applausi del pubblico.

Chiediamo a Lorenzo Mattei, direttore arti­stico del Festival Paisiello che bilancio fa di questa XVIII edizione?

Questa XVIII edizione nonostante il Covid ha tenuto fede a tutte le mete che si era pre­fissata, mete che sono state raggiunte perchè si è investito su giovani talenti del territorio, abbiamo proposto repertorio inedito, abbiamo confezionato l’offerta concertistica aprendo anche a nuovi linguaggi come il concerto jazz che ha reinventato le melodie di Paisiello, ab­biamo aperto anche a nuove operazioni edito­riali come il libro di Sandro Cappelletto, ab­biamo tenuto fede alla mission principale del Festival nonostante le tantissime difficoltà al­lestitive. Per tutti questi motivi possiamo dire che abbiamo quest’anno forse più merito di quando mettevamo in scena due melodram­mi. L’auspicio è quello di tornare appieno con l’opera messa in scena in questo bellissimo teatro che è il Teatro Comunale Fusco.

C’è già qualcosa in mente per la XIX edizio­ne? Si, ma per non svelare il prossimo pro­gramma possiamo dire che il 1821 dovrebbe ricordare qualcosa di un personaggio che è morto in quella data e che con Paisiello aveva un legame molto forte. Non anticipiamo altro. Non ci resta allora che aspettare la XIX edi­zione.

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