14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 07:04:01

Cronaca News

Blitz Green Pub, i cinque non rispondono al gip

Blitz Green Pub
Blitz Green Pub

Blitz Green Pub: sce­na muta dei cinque arrestati dinan­zi al gip.

Ieri mattina, in Tribunale, nel cor­so dell’interrogatorio si sono av­valsi della facoltà di non risponde­re il quarantaseienne di Carosino, Alessandro Cuppone, il trentunen­ne di San Giorgio Jonico, Daniele De Marco, i fratelli sangiorgesi Enzo e Fabio Marinelli, rispettiva­mente di trentotto e trentuno anni e Gabriele Pisarra, sangiorgese di trentasette anni.

Nel collegio di difesa gli avvoca­ti Luigi Danucci, Biagio Leuzzi, Luciano Annicchiarico e Romina Fedele. I cinque sono agli arresti domiciliari nell’ambito di una ope­razione condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del Co­mando provinciale per detenzione e spaccio di cocaina tra San Gior­gio Jonico e Carosino. Sotto seque­stro è finito il “Green Pub”.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale di Taranto, dott. Giovanni Caroli, su richiesta del sostituto procurato­re dott.ssa Ida Perrone. Le indagi­ni sono state avviate a settembre del 2019 e sono state condotte con servizi di appostamento e pedina­mento, con videoriprese e intercet­tazioni telefoniche ed ambientali.

Gli investigatori dell’Arma hanno scoperto che gli arrestati recupe­ravano la sostanza stupefacente da smerciare anche attraverso canali differenti e utilizzando, nel caso di Alessandro Cuppone, il Green Pub come base logistica. Le indagini hanno, inoltre, consentito di accer­tare che Cuppone, già sorvegliato speciale, avesse ad arte intestato ad un familiare il pub al fine di aggirare le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale. Inoltre Fabio Mari­nelli era stato già arrestato, poichè durante una perquisizione era stato trovato in possesso di un fucile.

L’11 settembre del 2019 dopo l’in­cendio di un chiosco bar ubicato all’interno della villa comunale gestito dallo stesso Marinelli i carabinieri avevano avviato inter­cettazioni telefoniche e ambienta­li per chiudere il cerchio attorno all’autore dell’atto criminoso. E proprio le intercettazioni avevano consentito di accertare che i fratel­li Marinelli erano dediti allo spac­cio di droga. I carabinieri avevano scoperto il modus operandi attra­verso il quale gli indagati avevano messo in piedi da ottobre 2019 a gennaio 2020 lo spaccio di stupe­facenti. Riguardo ai fratelli Mari­nelli avevano accertato le singole cessioni di droga, la quotidiana rendicontazione economica sui soldi spesi, quelli riscossi e quelli da riscuotere, il luogo in cui ve­niva nascosta la cocaina e cioè un garage di San Giorgio Jonico, nella disponibilità di Fabio Ma­rinelli, i canali di approvvigiona­mento, soprattutto a Carosino, nel pub o nell’abitazione di Cuppone. Enzo Marinelli era stato intercet­tato mentre diceva che con tre o quattro cessioni si potevano in­cassare da 100 a 200 euro. Inoltre era emerso che i fratelli Marinelli avrebbero progettato di utilizzare armi in attentati a scopo estorsivo.

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