27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 17:59:00

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

La lunga attesa al freddo, al vento e a tratti anche alla pioggia, viene ripagata con una con­ferenza volante che costringe i gior­nalisti e gli operatori televisivi ad un rischioso assembramento, evitabile se solo non ci si fosse inspiegabil­mente intestarditi – organizzazione della Presidenza del Consiglio – a non utilizzare i saloni disponibili del Palazzo del Governo (ad esempio il capiente Salone di Rappresentanza della Provincia) per un più comodo e sicuro incontro con la stampa. Conte scende nell’androne del palazzo di via Anfiteatro e cerca di riassumere la sua intensa mattinata tarantina: la prima pietra dell’ospedale San Cataldo, l’inaugurazione del corso di laurea in medicina in quella che fu la sede della Banca d’Italia, gli incontri istituzionali in Prefettura per siglare gli accordi per la realiz­zazione dell’acquario all’ex Stazione Torpedinieri e la cessione di un al­tro pezzo di storia, l’ex Yard Belleli, al gruppo Ferretti, impegnato nella cantieristica navale. Oltre agli in­terventi per la riqualificazione della Città Vecchia e all’incontro con le organizzazioni sindacali per affron­tare il nodo Ilva-Arcelor Mittal.

Ma al di là delle vicende del side­rurgico e della negata possibilità, almeno per il momento, che Taranto abbia una università autonoma, è il porto il nervo più scoperto sul qua­le il presidente del consiglio prova a rassicurare gli italiani e, soprattutto, gli equilibri internazionali. Perché persino i servizi segreti si sono inte­ressati alla infiltrazione cinese nello scalo portuale tarantino, dapprima con l’accordo tra Yilport e Cisco e poi con la Ferretti, che per l’85% è appunto nelle mani di colossi cinesi.

«In passato – ha replicato Conte – ci si lamentava per l’invadenza delle multinazionali, oggi con il mondo globalizzato ci si preoccupa invece se gli investitori stranieri non arri­vano, perché questo significherebbe non essere attrattivi. Noi invece vo­gliamo investimenti sostenibli che arricchiscono le comunità. Ferretti è una società leader mondiale che promuove il made in Italy. Si tratta di una società assolutamente ita­liana, eccetto per la partecipazione degli investitori, con management e lavoratori italiani. Se poi abbiamo deciso di sovietizzare il sistema eoc­nomico, allora non sono d’accordo».

«Noi – ha detto ancora il premier – non consentiamo investimenti pre­datori, ma puntiamo su quelli che consentano di tutelare tutti i nostri asset strategici, che difenderemo con le unghie e con i denti».

Conte ha poi chiarito qual è la fi­losofia degli investimenti che si vogliono realizzare su Taranto: «Il nostro obiettivo è quello di dare ri­sposte mirate a questo territorio, nell’ottica della transizione energeti­ca, verde. Abbiamo la possibilità di farlo, anche attraverso il Recovery Fund. Vogliamo offrire un riscatto economico, sociale, e culturale a questo territorio sofferente. Alcu­ni progetti vanno proprio in questa direzione: la prima pietra dell’ospe­dale San Cataldo, il corso di laurea in medicina e chirurgia, investiremo nella ricerca sull’infortunistica sul lavoro, la riqualificazione del cen­tro storico. Sono risposte mirate per questo territorio».

In questa visione c’è un progetto sul quale Conte sembra voler accele­rare: l’acquario: «Sarà green, il più bello del Mediterraneo. Questo sarà il prossimo progetto che porteremo a termine, per la capacità di valoriz­zare la vocazione turistica, per cre­are attrattività e fare ricerca. Stia­mo lavorando per perseguire tutti questi obiettivi che ci siamo posti». Chiarendo subito che difficilmente questo percorso passerà dalla chiu­sura dell’ex Ilva: «Chiudere un polo siderurgico in Italia è un problema di sistema».

Almeno la chiarezza merita apprez­zamento della nostra storia. La nostra capita­le di mare è oggi uno dei luoghi più attrattivi ed importanti dell’intero Mediterraneo».

«Desidero ringraziare a nome dei tarantini – ha detto il primo cittadi­no – per tutto il lavoro preparato­rio che ci conduce a questo snodo cruciale del nostro futuro e per la partecipata visita che ci ha davve­ro onorato, oltre alla Presidenza del Consiglio, i Ministri Dario France­schini, Giuseppe Provenzano, Paola De Micheli, Lorenzo Guerini, Stefa­no Patuanelli, Gaetano Manfredi e Sergio Costa. Sono stati tutti attenti e solidali al nostro grido di riscatto».

«Lo Stato – ha concluso il sindaco Rinaldo Melucci – ha oggi forma­lizzato e affrontato le sue respon­sabilità nei confronti delle ferite di Taranto».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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