25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Federica Cerami:
Federica Cerami

Le stanze, come spa­zi fisici e mentali, sono il tema del­la mostra fotografica «Rooms» del collettivo DonneSenzaVolto che, venerdì 16 ottobre (ore 19.30), s’i­naugura al Circolo fotografico “Il Castello” di Taranto (via Plinio 85), dove l’esposizione, realizzata con il patrocinio della Fiaf (Federazioni italiana associazioni fotografiche), rimarrà aperta al pubblico con in­gresso sabato 17 e domenica 18 ot­tobre (dalle ore 18.30). L’ingresso è gratuito con prenotazione obbli­gatoria compilando un form sulla pagina Facebook di Donne Senza Volto.

Alla mostra, in un primo momen­to programmata lo scorso marzo e poi rinviata a causa del lockdown, è abbinato sabato 17 ottobre (ore 17) il seminario online «Lo sguar­do circolare: connessione intime tra il visibile e l’invisibile» della critica Federica Cerami, curatrice di mostre e progetti ed esperta di fotografia terapeutica, un modo per scoprire se stessi e gli altri attra­verso uno strumento, la fotografia, per l’appunto, che oltre ad essere un’arte, un registratore di ricordi e un mezzo di informazione, può es­sere considerato un modo di espri­mere i sentimenti in un determinato istante.

E di istanti parlano gli scatti di «Rooms» realizzati da Alessandra Angeletti, Enza Cartellino, Silvia Cristofaro, Valeria Dimaggio, Ste­fania di Tommaso, Maria Michela di Biasi, Francesca Famá, Federica Fullone, Roberta Laviola, Debora Masciavè, Valeria Merlo, Ilaria Mo­rello, Federica Moscatelli, Valentina Pellegrino, Federica Petruzzi, Miriam Putignano, Giulia Quaranta, Eleonora Ressa, Tiziana Ruggiero, Nicoletta Spinelli. Scatti che al centro hanno stanze intese come luogo fisico delimitato da pareti, oppure come parte di un’interiorità che domanda di rimanere segreta. Le stanze possono essere chiuse, o aperte, possono conservare i segreti, le abitudini, le solitudini del­le persone che le vivono. Possono custodire mobili e oggetti oppure essere completamente spoglie. E talvolta mettere in comunicazione spazi diversi, l’interno e l’esterno, oppure i luoghi della veglia e del riposo. Camere nuove e mai abitate prima, appena prese in affitto, a vol­te condivise con sconosciuti o con bambini che scrivono a penna sui muri, ma anche dimore di anziani, cariche di cose inutili che non si è riusciti a buttar via.

In un senso più intimo e persona­le, le stanze possono anche essere cassetti per custodire il ricordo di qualcuno, la bellezza di un gesto, un amore lontano nel tempo o nello spazio. O anche, rappresentare luo­ghi immaginari nei quali ci si na­sconde per fuggire dalle aspettative altrui e riposarsi. Dimensioni in cui provare a ritrovarsi, scoprendosi diverse da come ci si aspettava di essere.

DonneSenzaVolto, una storia lun­ga tredici anni

Ci sono donne, tante donne, che non riescono a esprimere il loro pensie­ro. Donne che non hanno un volto, e alle quali altre donne hanno scel­to di dare un’identità, attraverso la fotografia, raccontandone passioni, emozioni, sensibilità. Queste donne sono le socie del Circolo Fotogra­fico Il Castello di Taranto, che nel 2007 decidono di dare vita ad un’i­niziativa con la quale esprimere la propria creatività con uno sguardo diverso, una differente inquadratu­ra, un’angolazione tutta al femmi­nile.

Il primo passo è una “collettiva” che viene simbolicamente inaugu­rata l’8 marzo 2008. Titolo della mostra, “Essere uomini: fotografie di donne”, organizzata nel centro turistico-ricettivo Al Gambero, dove vengono esposti circa ottanta scatti realizzati da otto socie.

È il preludio al progetto Donne­SenzaVolto, che prende l’attuale denominazione in occasione della seconda edizione dell’iniziativa. I significati legati al nome del pro­getto sono molteplici. Si allude ai volti delle partecipanti, che si ag­giungono e mutano continuamente nel corso degli anni. Ma Donne­SenzaVolto comunica anche l’idea che, per esprimere un’opinione, un sentimento, un’immagine, non vi sia bisogno di un viso: sono suffi­cienti cuore, passione ed emozione, sentimenti che, sin dall’inizio, muo­vono l’iniziativa.

E poi, il nome del progetto rive­la chiaramente la necessità di dar voce alle tante donne che ancora oggi non possono esprimere libera­mente il proprio pensiero, al contra­rio di quelle che, in passato, hanno potuto dire la loro con quell’impe­gno e quel coraggio considerati tra i valori fondativi della Festa dell’8 marzo. Valori con i quali nutrire le nostre figlie ed i nostri figli, i quali ameranno e vivranno con figlie e fi­gli di altre donne.

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