21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 16:38:07

Cronaca News

Blitz Cupola, imponevano il “pizzo” anche sulle scommesse

Blitz Cupola
Blitz Cupola

La frangia mandu­riana della Scu imponeva il “piz­zo” anche sulle scommesse.

E’ uno dei particolari che emerge dalle indagini sfociate nella opera­zione “Cupola” che ha sgominato l’organizzazione mafiosa. Il gip nell’ordinanza mette in risalto “ la forza intimidatrice esercitata da Giovanni Caniglia, uno dei quattro capi, e dai suoi uomini ai danni di attività commerciali nonchè del costante e stabile interessamen­to del clan verso qualunque fonte di arricchimento economico. Le intercettazioni hanno consentito di accertare come Caniglia e altri sodali, sebbene operanti prevalen­temente a Sava, avessero imposto al titolare di un circolo ricreativo , nel quale c’erano le slot machine, lo storno di una quota parte degli incassi legati alle giocate. Caniglia resosi contro della diminuzione de­gli introiti derivanti da tali giocate, diminuzione originata dal trasferi­mento di interesse dei clienti dalle giocate on site verso quelle on line e, quindi, diminuzione originata da un tendenziale abbandono dell’uso delle slot machine in favore dei terminali di connessione ad inter­net, ha imposto a chi forniva gli apparati di connessione il versa­mento di una percentuale pari al 10% degli introiti delle giocate on line. Emerge- prosegue il gip- la capacità di Caniglia di incidere pe­santemente sulla libera iniziativa economica del privato nella misu­ra in cui lo stesso, prima, decida di imporre una percentuale sui gua­dagni ricollegati all’uso delle slot machine, salvo poi, resosi control­lo del calo degli introiti, spostare le sue attenzioni sui guadagni de­rivanti dalle giocate on line. Nes­sun dubbio sulla natura coercitiva delle espressioni di Caniglia. E invero affermazioni del tipo “tu lo sai quando dobbiamo mangiare dobbiamo mangiare tutti”, “Natale è arrivato, i soldi servono per tut­ti”, “stanno i vagnuni per qualsiasi cosa” tenuto conto del profilo sog­gettivo del dichiarante e del con­testo territoriale di riferimento, sono da ritenere certamente idonee a coartare la volontà delle perso­ne offese costringendo di fatto le stesse a versare somme che devono considerarsi non dovute”.

Intanto emergono particolari sul­le modalità utilizzate dai capi che ormai tenevano in scacco l’intero territorio messapico. La gestione di tutta la loro “manovalanza” era affidata ad una forma di gerarchia con la formulazione di vere e pro­prie regole di condotta e successi­ve eventuali punizioni per chi le rispettava.

I capi della “Cupola” si incontrava­no con assidua frequenza e, in veri e propri “summit” , decidevano ol­tre che delle strategia malavitose da adottare anche del reclutamento di nuovi affiliati e soprattutto delle sanzioni verso i loro affiliati.

Coloro che “sgarravano” nei loro riguardi, potevano essere puniti fino alla definitiva estromissione dal clan malvitoso.

Altra particolare misura sanziona­toria prevista era quella del “fer­mo” di un affiliato: consisteva in una sorta di provvedimento di stop temporaneo o definitivo delle atti­vità a lui affidate. I provvedimenti punitivi, in alcuni casi poi si so­stanziavano in atti di violenta ri­torsione come quella dell’esplosio­ne di colpi verso le abitazioni dei più “disobbedienti”.

Almeno quattro gli episodi accer­tati nel corso delle indagini, in uno dei quali, per altro documentato dalle immagini di un sistema di video sorveglianza presente nella zona, furono esplosi ben 24 colpi di fucile caricato a pallettoni.

Supremazia, prepotenza, tracotan­za, violenza insomma ogni forma di illegalità faceva parte del loro modus operandi anche all’interno dell’organizzazione malavitosa sgominata dalla Polizia di Stato. Dalle indagini è emersa anche la pax mafiosa con i brindisini

II sodali tarantini si sarebbero messi d’accordo anche con i “cu­gini” della Sacra corona unita del Brindisino.

Le indagini degli investigatori del­la Questura di Taranto, coordinati dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce Milto Stefano De Nozza, hanno fatto emergere la presenza di un direttivo mandu­riano di cui faceva parte di Naza­reno Malorgio.

Dalle indagini emerge che quest’ultimo, insieme ad altri so­dali, non ha perso tempo e ha ri­organizzato la frangia manduriana del sodalizio criminale. Da tener presente ad esempio dei legami che Walter Modeo è riuscito a in­trattenere, nell’ambito dell’orga­nizzazione mafiosa, con un noto esponente mesagnese della Sacra Corona Unita.

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