21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 16:38:07

Cronaca News

Dall’Italia del Sud il rilancio del Paese

Il Canale di Suez
Il Canale di Suez

Il Mezzogiorno del nostro Paese sembrava condannato a restare nell’immaginario collettivo un luogo dal quale si proiettano due immagini alternative: quella dei ricordi, del paesaggio fermo nel tempo dove il clima favorevole e il mare pulito ti spingono ad an­dare per trascorrere le ferie, dove poter scegliere un borgo nel quale trasferirsi in vecchiaia ma anche quella delle sue città come luo­ghi congestionati da un traffico anarchico, con ospedali frequen­tati dalla popolazione economica­mente più debole costretta, quindi, ad utilizzarne i servizi mediocri, con Università progressivamente svuotate dalle eccellenze e dove le periferie sono preda di una de­linquenza sempre più impunita ed impunibile.

Da questo meridione negli ultimi vent’anni sono fuggiti centinaia di migliaia di giovani che non vi trovavano lavoro o non volevano trovarvelo, rifiutando di legare la propria esistenza a quel territorio.

Il meridionalismo che nell’800 e nei primi del 900 era stato anche lotta politica, progressivamente è divenuto apologia di cronaca nera o rimpianto sentimentale di tempi passati, per scadere spesso nell’accattonaggio di mance ca­paci di coprire emergenze sociali, ma mai di determinare sviluppo.

La maggioranza delle classi po­litiche meridionali, divenute via via subalterne, hanno accettato un modello di sviluppo che vedeva l’Italia aggrappata alle Alpi, per cui tutti gli sforzi economici del Paese venivano concentrati a ren­dere Milano simile a Stoccarda, e pazienza se Napoli assomigliava ad Istanbul.

Adesso l’Europa vive una crisi di cui il coronavirus ha solamente accelerato l’esplosione; tutte le scuole economiche più avverti­te dichiarano che il modello di sviluppo Europa Nord centrico, basato sullo scambio mondiale tra materie prime e prodotti fini­ti compiuto all’interno dei grandi porti tedeschi, ha esaurito la sua convenienza e il raddoppio del canale di Suez renderà inevita­bilmente il Mediterraneo il luogo dove sarà economicamente con­veniente “saldare” questo scam­bio, consentendo alle grandi navi, superata Gibilterra, di proseguire direttamente per l’ America.

Quindi l’area meridionale dell’I­talia, nei prossimi decenni, è de­stinata a giocare un ruolo centrale e, se avrà infrastrutture adegua­te e una organizzazione sociale di livello, potrà essere capace di creare una nuova forte spinta di sviluppo all’intero Paese. Certa­mente giocheranno un ruolo for­te anche la Grecia, la Spagna ed il meridione della Francia, ma la Sicilia, la Sardegna e tutto il sud Italia possiedono non solo il fa­vore della posizione geografica, ma hanno in più un retroterra formidabile rappresentato dalla struttura industriale, scientifica e commerciale del nord Italia che dovrebbe solamente girare su se stessa e iniziare a guardare a sud: non avrebbe rivali.

Quindi una “Italia capovolta”, come titolava Claudio Signori­le il suo ultimo libro, diventa la scelta culturale e politica neces­saria a dare un nuovo protagoni­smo economico al nostro Paese. Ma probabilmente per innescare questo processo occorre che un nuovo protagonista entri in scena, il Mezzogiorno federato, forte di un progetto coerente e comune, come suggerisce sempre Signorile nel suo “pezzo” apparso su questo giornale giorni addietro. Si trat­terebbe di una vera rivoluzione contro la quale inevitabilmente si muoverebbe la forza degli in­teressi territoriali stratificati ne­gli anni, unita a quella di settori importanti della società che po­trebbero temere il declino. Pro­babilmente occorrerà che una tale scelta, cosi nuova e diversa, venga sposata e perseguita dalla parte più avvertita dell’intera società italiana, avendo, però, in prima fila le classi dirigenti del meridio­ne, da quelle intellettuali a quelle imprenditoriali, per divenire an­che un messaggio di rifondazio­ne del quale i giovani potrebbero rappresentare quella forza d’urto indispensabile a sradicare decen­ni di rassegnazione, di emargina­zione e di collusione. Un bel lavo­ro, complesso ma indispensabile, inderogabile se vogliamo evitare il declino dell’intero Paese. Lavo­riamo, quindi, per una “Costituen­te del Mezzogiorno”

Salvatore Grillo*
Commercialista,  già parlamentare del PRI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche