22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 14:24:26

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Frutta e verdura di stagione nella tradizione tarantina

Castagne
Castagne

La settimana che va dal 18 al 24 ottobre vede impegnato il prof. Antonio Fornaro, ideatore e con­duttore di questa rubrica, su diversi fronti che vanno dalla festa liturgica in onore di San Giovanni Paolo II del quale Fornaro ricorderà la visita fatta a Taranto, all’arresto di mons. Cape­celatro per concludere con un ampio spazio dedicato alla frutta e alle ver­dure della stagione autunnale vissute nella tradizione culinaria tarantina.

Questi i santi della settimana: San Luca Evangelista, San Paolo della Croce, Santa Maria Bertilla Boscar­din, Sant’Orsola e compagne, San Donato di Fiesole, San Giovanni Da Capestrano e Sant’Antonio Maria Clarè, oltre a San Giovanni Paolo II.

Di San Luca sappiamo che fu l’autore del Terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Secondo la tradizione fu un abile pittore e per questo è patrono degli artisti, dei pittori, degli scultori, dei miniaturisti, ma anche dei medi­ci, dei chirurghi, del Corpo di Sani­tà dell’Esercito Francese e di quello dell’Esercito Spagnolo. E’ infine pa­trono dei notai, dei rilegatori e delle ricamatrici.

Di San Paolo della Croce diremo che fu fondatore dell’Ordine Dei Passio­nisti. Di Sant’Orsola ricordiamo che è patrona di Colonia, Delft, delle Università di Vienna e Coimbra, delle maestre e delle bambine.

Di San Donato di Fiesole ricordiamo che è patrono della pioggia e che una contrada di Talsano è intitolata a lui unitamente alla parrocchia del luogo.

Questa settimana la chiesa cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di: Madonna del Buon Cammino, Regi­na delle Missioni e Madre dei Servi della Carità.

Questi i detti della settimana: “La morte a chi guasta e a chi aggiusta”, “Si è messo come la pulce al collo”, “A tutti sembra grande il piatto degli altri”, “Al palo della cuccagna uno solo guadagna”, “Sta come il ciuccio tra i suoni”, “E’ più vicino il dente del parente”.

Giuseppe Cravero ci ricorda che il 24 ottobre 1799 fu arrestato per le sue idee liberali l’arcivescovo di Taranto, mons. Capecelatro. Tre anni prima aveva fatto costruire da Saverio Gre­co la sua grande villa sul Mar Piccolo in località Santa Lucia. Fu scarcerato ma non tornò più a Taranto e restò a Napoli dove morì all’età di 92 anni il 2 novembre 1836. Fu sepolto nella Chiesa napoletana di San Pasquale a Chiaia dove è sepolto anche il nostro Santo Egidio.

Di questi tempi si sarebbero dovute svolgere le processioni in onore di San Roberto Bellarmino la cui par­rocchia tarantina fu eretta nel 1964 e quella in onore di San Pio X la cui parrocchia fu eretta nel 1956. Le due processioni quest’anno non potranno essere svolte a causa del coronavirus.

Il 22 ottobre ricorre la festa liturgica in onore del papa polacco Giovanni Paolo II. Fu il 264° pontefice e gover­nò la Chiesa per 27 anni. Morì il 2 aprile 2005, diventò Beato il 1° mag­gio 2011 e Santo il 27 aprile 2014. E’ patrono delle giornate mondiali dei giovani e delle famiglie. Quattro pae­si italiani lo hanno assunto come loro patrono. Giovanni Paolo II fu il pri­mo Papa non italiano dopo 455 anni. Da giovane fu operaio e attore e auto­re teatrale. Ricordiamo l’attentato che subì in Piazza San Pietro il 13 mag­gio 1981. Scrisse 14 encicliche, lettera apostoliche ed altro per un totale di 70 mila pagine.

Nel 1983 indisse il Giubileo della Redenzione e nel 2000 un altro Giu­bileo. Nei suoi anni di Pontificato ha santificato 482 santi tra i quali Padre Pio e Giovanni XXIII e 1.378 beati. Ricordiamo noi tarantini il grande evento della presenza di Giovanni Pa­olo II a Taranto nella visita che fece nei giorni 28 e 29 ottobre 1989.

All’indomani della sua visita i taran­tini il 4 gennaio 1990 in sette mila si recarono in San Pietro accompagnati dall’allora Arcivescovo Mons. De Giorgi. Furono donate al Papa 50 ca­sule e altrettante pissidi utilizzati dal Papa durante la Messa allo Jacovone e destinate ai sacerdoti bisognosi.

I coltivatori diretti offrirono 100 quintali di vino, ma al Pontefice furo­no anche donati i dolci tipici natalizi tarantini e una scultura in legno raffi­gurante i trulli.

Al Papa santo sono state intitolate molte scuole ed enti religiosi.

L’ultima parte dell’intervento Forna­ro lo riserva alla frutta e alle verdu­re dell’autunno. Per quanto attiene i cavolfiori ricorda che proteggono dai tumori, invece i cavoli sono i più nu­trienti del mondo. Ricorda ancora che in questa stagione si possono man­giare le rape rosse. Passando ai tradi­zionali frutti della stagione autunnale Fornaro ricorda le castagne, le melo­grane e i cachi, unitamente alle mele e alle pere.

I tarantini sono stati sempre golosi delle castagne che acquistavano dai vicini boschi della Basilicata. Gli an­ziani mangiavano le castagne di me­dia grandezza bollite nell’acqua che poi veniva usata come rimedio per la prima tosse autunnale. Quelle più grandi venivano consumate arrostite sulla brace o lesse. Indimenticabile la vecchietta che vendeva le castagne arrostite agli angoli delle strade della città antica. L’altra frutta autunnale cara ai tarantini era la melograna che chiamavano “sete” dall’origine greca della parola. La melograna veniva usata come segno di fertilità e messa sulle mense nuziali.

Altra frutta importante era il loto o caco o “pigghiangule”, così chiamati perché quelli più acerbi lasciano una sorta di amaro in gola. A noi bam­bini piacevano quelli mollicci che si mangiavano con il cucchiaino. Con le mele cotogne le nostre nonne pre­paravano anche squisite marmellate.

Infine Fornaro ricorda che negli anni del Fascismo nella Villa Peripato si svolgeva la Festa dell’Uva che richia­mava molti visitatori e che si conclu­deva con la sfilata dei carri sui quali troneggiava l’uva.

A conclusione Fornaro ricorda che nel 1964 per la Festa dell’Uva il fruttivendolo Lillino Simonetti, che aveva la bottega di frutta e verdura tra via Di Palma e via Duca degli Abruzzi, riuscì a sbalordire tutta la città perché tappezzò tutte le pareti del suo esercizio commerciale soltan­to all’esterno con 30 quintali di uva. Per questo motivo i tarantini fecero al bravo Simonetti una grande festa inneggiando a “Mustazziedde”, il so­prannome dell’estroso fruttivendolo.

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