23 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

foto di Massimo Moretti
Massimo Moretti

Nostra intervista con il prof. Massimo Moretti, coordina­tore del corso di laurea in Scienze Ambientali di Taranto.

Prof. Moretti, quando scadono le iscrizioni a questo corso?
«Le iscrizioni scadono a fine no­vembre, ma le lezioni sono co­minciate il 5 ottobre. Le iscrizioni seguono la procedura totalmente informatizzata di Ateneo. Ci si iscrive online senza bisogno di passare fisicamente dalle segreterie studenti».

Sono previste agevolazioni per gli studenti?
«Le tasse sono state fortemente ri­dimensionate. È stata estesa la no tax area (non si paga nulla con red­diti inferiori a 25000 euro)».

Cosa prevede la formazione nell’anno accademico 2020-2021?
«Nel 2020-2021 (covid19 permet­tendo) la formazione prevede nuo­ve esperienze di laboratorio e tutte le escursioni sul campo che non è stato possibile effettuare nel 2019-2020 (abbiamo tutti i fondi del mi­glioramento della didattica che non sono stati utilizzati l’anno scorso). I tirocini (100 ore) realizzati in enti pubblici (Arpa, Regione, Marina Militare, Cnr, ecc.), imprese priva­te (le imprese tarantine in campo ambientale sono molto dinamiche) e spin-off (abbiamo la sede dello spin-off Ensu) nel plesso UniBA di Paolo VI».

Avete previsto specifici progetti?
«Dal punto di vista della ricerca, abbiamo in corso progetti sulle biocostruzioni (geologi e biologi) di estrema importanza; per la bio­diversità abbiamo pubblicato su Nature nel 2019 e 2020; continua il progetto Mar Piccolo: dal 1 no­vembre cominceranno a lavorarci 2 dottorandi di Geoscienze per stu­diare le variazioni climatiche negli ultimi 8000 anni in uno studio in­terdisciplinare su pollini e organi­smi del recente passato. Caratteriz­zazione di aree inquinate marine».

Riguardo la costa ionica quali interventi?
«Abbiamo studiato le spiagge nel settore N di San Vito e aiutato Ma­gistratura e Comune a ridefinire le aree inquinate da materiali conte­nenti amianto (sono direttamente coinvolto), ma ci sono progetti nati dalla collaborazione fra biologi e chimici in corso nel Mar Piccolo e nel Mar Grande sulla bioreme­diation. Infine i nostri studenti partecipano alle attività di ricerca sui cetacei dello Ionio (La biorime­diazione è di notevole attualità ed interesse; in poche parole si studia­no i microbi quali attori delle bo­nifiche perché capaci di “ingoiare” il petrolio e persino rimuovere gli inquinanti dalle statue senza usare i solventi chimici. Nell’intestino e nelle radici delle piante ci vivono, anzi…bivaccano per di più produ­cendo energia. I microbi sono una risorsa da gestire per purificare le acque, i monumenti ed il corpo. Chi non conosce l’uso dello yo­gurt?, ndr)».

Da dove vengono gli studenti?
«Gli studenti provengono da Taran­to e provincia, ma dall’anno scorso, stiamo cominciando a fare breccia nella provincia di Bari. Per la pri­ma volta quest’anno ospitiamo uno studente Erasmus. Ci proponiamo di diventare sede di riferimento per il Sud Italia».

Ci vuole parlare dei laboratori?
«I laboratori didattici (due di chi­mica, uno di geologia e uno di bio­logia) contengono strumentazioni avanzate per lo studio dell’ambien te. Quello di sedimentologia (la mia materia) ad esempio, ha un nuovissimo Coulter counter in gra­do di misurare particelle con di­mensioni al di sotto dei 63 micron. I miei dottorandi di Bari lavorano nel laboratorio di Taranto e non a Bari. Laboratori di ricerca sono nel Polo scientifico e tecnologico Magna Grecia (sempre nel plesso di Paolo VI). La strumentazione di geologia Marina viene utilizzata in maniera continuativa a bordo delle imbarcazioni inter-universitarie e della Marina Militare per lo stu­dio dei fondali dei mari italiani. Si tratta di strumentazioni geofisiche uniche per sud e centro Italia. Tutti i laboratori del Polo (oltre al no­stro ci sono avanzatissime sezioni di Biologia del Mare e di Chimica Ambientale) lavorano a pieno rit­mo nella ricerca e come consulen­za per il territorio Tarantino».

Qualche cenno ai docenti del Corso?
«I docenti di Scienze Ambienta­li hanno sempre avuto uno spa­zio speciale nel nostro Ateneo. I relativamente “giovani” docenti Candela e Farinola sono ora pro-rettore e delegato alla ricerca del nostro Ateneo (sono le cariche più importanti dopo il Rettore). La squadra attuale è formata da do­centi di uguale qualità scientifica e didattica e con l’entusiasmo e la dinamicità propri della prima parte della carriera universitaria. D’altra parte, anche l’ex Rettore ha sempre tenuto alla qualità e al rilancio del­la sede tarantina di Uniba. L’atten­zione per Taranto ora è massima parte del Governo e della Regione e occorre grande oculatezza negli investimenti laboratoriali e in ri­sorse umane».

Il Corso è perfetto ed appetibile. Rispetto al potenziale c’è qual­che problema?
«Per finire, il nostro principale di­fetto è la localizzazione della sede. È molto spaziosa, senza traffico e tranquilla. Ha il difetto di es­sere servita dai mezzi pubblici in modo pessimo. Docenti, pta e stu­denti sono costretti a trasformarsi in “pendolari” pur provenendo da aree limitrofe o dal centro di Ta­ranto».

«La giunta comunale attuale si è mostrata molto sensibile a questo tema e noi speriamo si trovi presto una soluzione percorribile: a parità di spazi, l’ideale sarebbe avere una sede nel centro di Taranto. Credia­mo che questo rappresenterebbe un ulteriore salto di qualità e permet­terebbe di aprire la sede tarantina agli studenti provenienti anche da fuori regione».

 

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