23 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

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Movimento 5 Stelle , la svolta: ora sono anti-populisti

Foto di Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Doveva essere un do­cumento riservato. Qualcosa di im­portante invece è già venuto fuori delle 227 pagine che compongono questo pamphlet che rappresenterà la “bibbia” del Movimento Cinque­stelle.

Un nuovo testo che rappresenta una clamorosa mutazione genetica del cosidetto movimento anticasta che oggi, al governo, ha difficoltà a su­perare le tentazioni proprie di chi ha combattuto in questi anni a furor di “vaffa”.

Sì, il Movimento Cinquestelle cam­bia pelle e indossa il doppiopetto. Vengono accantonati i toni da tribuni della plebe e si prova ad assumere un mood più istituzionale e meno barri­cadero. Come a dire: piace la cravat­ta di Luigi Di Maio, non l’outfit ar­rembante di Alessandro Dibattista.

A vergare il nuovo verbo pentastella­to ci hanno pensato alcune teste pen­santi del Movimento. Non potevano mancare Beppe Grillo e lo stesso ministro Di Maio, ma ci sono anche la senatrice Paola Taverna e il sot­tosegretario tarantino Mario Turco. Alcune pagine importanti del nuo­vo cinquestelle-pensiero sono frutto della loro elaborazione.

Un documento che lasciato filtrare alla vigilia degli Stati Generali che dovrebbero in qualche modo rifon­dare il Movimento, rappresenta la linea che il M5S cercherà di seguire nel prossimo futuro. Il documento è stato parzialmente presentato in Se­nato nei giorni scorsi sotto forma di ricerca coordinata dal sociologo Do­menico De Masi.

Alcuni cambiamenti di rotta sono davvero clamorosi: il M5S lascia in soffitta lo slogan “uno vale uno”, quel perfido motto che è stato inteso come orgogliosa ostentazione dell’i­gnoranza e in base al quale un qual­siasi analfabeta riteneva di potersi confrontare con chi aveva sul grop­pone anni di studi e di ricerca. Un effetto che si è tradotto a volte in ma­gre figure rimediate dal Movimento rispetto ad alcune sue personalità che in questi anni hanno strappato persino prestigiosi incarichi di go­verno. Ora si cambia completamente. Nel testo è precisato che al governo ci andranno solo persone compe­tenti: «Il ruolo di sottosegretario e di ministro non potrà rappresentare uno stage formativo di persone an­cora acerbe professionalmente ma sarà affidato a persone solidamente preparate». Uno schiaffo al passato e per certi aspetti – al presente. Non sarà più consentito ad ambiziosi par­venu della politica di farsi le ossa a spese degli italiani.

La nuova pelle: da anti-casta a mo­derati e anti-populisti, persino so­cialdemocratici. Al bando anche la fumosa e illusoria decrescita felice. Ora il verbo pentastellato sarà quel­lo della «crescita equilibrata, sana e utile». Con un occhio attento ver­so l’Europa: e questa è l’altra gran­de novità. Dalle pulsioni anti-euro si passa all’auspicio di realizzare un’Europa più vicina agli ideali di chi l’ha fondata attribuendo «più po­teri al parlamento europeo».

Anche il sacro blog sembra uscire ri­dimensionato da questo documento, almeno così pare dalle indiscrezioni filtrate finora. Non a caso nelle 227 pagine della “ricerca” non sarebbe mai citata la piattaforma Rousse­au. Un elemento, questo, che spie­gherebbe forse quello che sarebbe stato il mancato coinvolgimento di Davide Casaleggio nell’operazione metamorfosi e, a quanto pare, anche di Alessandro Dibattista, l’ariete dei dissidenti.

Se la crisi prodotta dal Covid im­pone soluzioni nuove, queste non saranno quelle un po’ piazzaiole del vecchio armamentario pentastellato. Le risposte ai bisogni dei cittadini saranno altre: «Il Movimento evite­rà che vadano a cercarle tra i partiti populisti». Una svolta netta, quindi. Almeno nelle intenzioni.

E le istituzioni che dovevano essere aperte come una scatola di tonno? Non se ne parla più: ora si parla dello Stato come un buon padre di fami­glia che coordina l’autonomia delle regioni.

Insomma, una mutazione genetica vera e propria che sicuramente pro­durrrà scossoni all’interno del Movi­mento e della sua ala più estremista, quella che forse accarezza già l’idea della scissione.

La svolta ideologica piace di sicuro al premier Giuseppe Conte. È senz’al­tro più adeguata al suo aplomb isti­tuzionale. Non a caso tra gli autori del documento c’è Mario Turco, da sempre una delle figure più in sinto­nia con il presidente del consiglio.

Ma gli altri tarantini del Movimento Cinquestelle quale strada imbocche­ranno di fronte a questa sostanziale rivoluzione di pensiero e di approc­cio alla politica? Due parlamentari hanno già da tempo salutato e cam­biato aria: prima Rosalba De Gior­gi, poi Alessandra Ermellino hanno preso le distanza del M5S e intra­preso altri percorsi. E i Cassese e i Vianello cosa faranno? Riusciranno a restare nel recinto nel nuovo ver­bo? Stesso interrogativo si pone per l’europarlamentare Rosa D’Amato. Per tutti loro forse già nelle prossime settimane sapremo se prevarrà la fe­deltà ai propositi bellicosi di un tem­po o se a prevalere sarà il desiderio di continuare a conservare un posto al sole.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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