23 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

Cronaca News

Arcelor Mittal, proroga della cassa integrazione

Foto di Operaio Ex Ilva
Operaio Ex Ilva

Ieri mattina Arce­lor Mittal ha incontrato di sin­dacati di Fim, Fiom, Uilm e Usb dell’ex Ilva, per la procedura di esame congiunto tredici settima­ne di cassa integrazione ordinaria (Cigo), a partire dal 16 novembre per un numero massimo di 8.140 dipendenti di Taranto tra operai, impiegati e quadri.

Secondo quanto dichiarato dall’a­zienda, a causa dell’emergenza Covid 19 ArcelorMittal continua ad avere riflessi in termini di calo commesse e ritiro degli ordini prodotti.

Inoltre, il parziale blocco di parte delle attività produttive, manifat­turiere e distributive e commer­ciali hanno reso difficilissimo an­che la chiusura degli ordini e delle fatturazioni visto il drastico calo registrato in questi mesi dei volu­mi e di conseguenza delle attività produttive.

ArcelorMittal ha dichiarato che nonostante gli sforzi profusi per reperire nuove ed alternative oc­casioni di lavoro, tutt’ora in corso, si trova nella condizione di dover procedete ad una riduzione della propria attività produttiva.

«UN INCONTRO FORMALE E UNILATERALE»
Un incontro “formale” e “unilate­rale”, scandito da numeri, dicono dalla Fim Cisl in una nota dopo il vertice

«Attualmente a Taranto in Cigo risultano 3300 dipendenti, mentre dalla settimana che andava dal 5 all’11 ottobre in cassa risultavano 3580.

Confermate le rotazioni bisettima­nali del personale nei vari reparti: Tra Acciaieria 1 e Acciaieria 2 in totale sono 73 i lavoratori coin­volti (40 dell’esercizio e 33 delle manutenzioni); dal Treno nastri 1 stanno ruotando 30 lavoratori dell’esercizio, sul Treno nastri 2; inoltre, 18 lavoratori dell’Altofor­no 2 (fermo), stanno ruotando su Altoforno 2 e Altoforno 4.

Come Fim Cisl, presente al tavo­lo con il coordinatore di fabbri­ca Vincenzo La Neve, abbiamo chiesto l’integrazione salariale alla Cigo, ma dall’azienda non c’è stata alcuna disponibilità ad acco­gliere tale richiesta.

Anche rispetto alle rotazioni, la Fim Cisl – al fine di alleggerire le conseguenze economiche della Cigo – ha chiesto di aumentare la platea dei lavoratori coinvolti, in modo da alternare giornate di la­voro a giornate di Cigo».

Infine, a margine della riunione, il rappresentante della Fim Cisl Vincenzo La Neve, considerata la nuova recrudescenza dell’emer­genza sanitaria da Covid-19, ha sollecitato l’azienda ad attuare il percorso già concordato dei test sierologici sui dipendenti, per of­frire maggiore tranquillità e sicu­rezza a tutti i lavoratori presenti in fabbrica.

«PROCEDURA SCONTATA»
“Prendiamo atto, ancora una vol­ta, che ArcelorMittal usa la cassa integrazione come un fatto buro­cratico. La stessa lettera aziendale che avvia la procedura, e’ scontata e ripetitiva”. A dichiararlo è Fran­cesco Brigati, della Fiom Cgil, in occasione dell’incontro di oggi alle 11 a Taranto tra sindacati me­talmeccanici e ArcelorMittal per discutere della richiesta di cassa integrazione ordinaria, avanzata da quest’ultima, per 13 settimane, per 8140 dipendenti del siderurgi­co dal 16 novembre. “In incontri come quelli di oggi – ha dichiarato il sindacalista prima dell’incontro – discutiamo del nulla. Non c’e’ nessun dettaglio, nessuna spiega­zione su quanto si riduce la pro­duzione e su cio’ che si ferma. Dal numero globale, 3700-3800 perso­ne al lavoro tutti i giorni divise tra i tre turni, non ci si discosta mai.

E’ vero che poi ne risultano 4000-4100, perche’ negli ultimi giorni ci sono stati dei rientri, ma poi accade che sugli impianti il per­sonale sia messo in ferie, quindi nella realta’ abbiamo 3700-3800 al lavoro piu’ 3-400 in ferie”. “Sull’uso della cig da parte di ArcelorMittal – afferma Brigati – a settembre abbiamo rimesso un altro fascicolo all’Inps, chiestoci dallo stesso istituto di previdenza, dove segnaliamo anomalie e criti­cita’ circa la gestione dell’ammor­tizzatore sociali da parte di Arce­lorMittal “.

“E’ evidente che se Governo, In­vitalia e ArcelorMittal dovessero trovare l’accordo sul riassetto so­cietario con l’ingresso dello Stato, il quadro cambierebbe – sostiene Brigati -. Faremmo allora un ac­cordo di cassa integrazione non in sede locale ma al ministero, coprirebbe un arco temporale piu’ lungo e sarebbe legato alla ristrutturazione e non al Covid o alla crisi del mercato”. “Come sindacati – aggiunge infine Briga­ti -, quando abbiamo incontrato il premier Giuseppe Conte il 12 ot­tobre in Prefettura a Taranto, gli abbiamo ribadito che per noi Ar­celorMittal e’ sostanzialmente un interlocutore inaffidabile. Ma per tre volte il premier ci ha risposto che senza partner industriale, non si va da nessuna parte, non sarem­mo in grado di fare alcun investi­mento, e che hanno provato a cer­care alternative in Italia, ma non hanno trovato granche’.

Come dire, semplificando e sin­tetizzando, che, con lo Stato e In­vitalia presenti, e quindi sia pure con un diverso quadro societario, ArcelorMittal dovete tenervelo perche’ questo per ora c’e’”, con­clude Brigati.

USB «DISAPPROVA»
«Alla luce delle informazioni che l’azienda ha fornito, è stata evi­denziata tra i vari argomenti, la to­tale indisponibilità per quello che concerne l’integrazione salariale, anche sulla base dell’incremento produttivo di GHISA giornaliera, passato da 7.000 tonnellate circa a 10.000 tonnellate.

Ci saremmo aspettati quindi, pa­rallelamente all’aumento di pro­duzione, un reintegro di dipen­denti per sfruttare le fermate di molteplici impianti sui quali da tempo non vengono fatti investi­menti importanti per le manu­tenzioni ordinarie e straordina­rie; allo stesso modo ci saremmo aspettati la ripartenza di alcuni impianti produttivi che operano ormai da tempo ad intermittenza. Viene infatti spostata in maniera unilaterale la produzione in altri siti del gruppo e vengono river­sati sui lavoratori di Taranto gli effetti della crisi». Così il coordi­namento esecutivo Usb Taranto. Il sindacato, «recependo la totale chiusura aziendale rispetto alle richieste, si dichiara in disaccor­do rispetto all’apertura della pro­cedura di Cigo, in quanto ritenu­ta strumentale, col chiaro fine di creare esuberi strutturali in vista delle scadenze previste nel pros­simo futuro.

Il Governo prenda finalmente una decisione e allontani Arcelor Mit­tal da Taranto. Ne abbiamo abba­stanza di impegni disattesi e li­cenziamenti strumentali da parte di chi continua a giocare con la vita dei lavoratori».

QUESTIONE INDOTTO
Durante un’audizione in Com­missione Attività Produttive, Ca­sartigiani ha sollevato il tema dei ritardi di pagamento per i lavora­tori dell’indotto Arcelor Mittal”. Lo dichiara la deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli. “Si trat­ta di un tema doloroso, più volte sollevato anche ai tempi della ge­stione commissariale, evidente­mente mai superato e di fronte al quale il governo deve esercitare la sua moral suasion sull’azienda. Se i ritardi di pagamento già in una situazione ordinaria risultavano problematici da sostenere per le imprese, la situazione è ancor più gravosa in presenza della crisi de­rivante dal Covid”, conclude.

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