24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

Cronaca News

Rinascono le vasche della Concattedrale, da lunedì via ai lavori

Foto di Rinascono le vasche della Concattedrale
Rinascono le vasche della Concattedrale

Finalmente ci siamo. Lunedì apriranno i cantieri per la riqualificazione del­le vasche della Concattedrale di Gio Ponti. Si tratta di un grande progetto di riqualificazio­ne avviato dal Comune, in occasione del cin­quantesimo anniversario della inaugurazione della grande opera di Ponti e in seguito ad un accordo quadro con l’Arcidiocesi e la Soprin­tendenza.

L’intervento non si limiterà a ripristinare le vasche. Come viene specificato da Palazzo di Città, con il progetto varato dall’amministra­zione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci, si procederà al restauro dell’area antistante il sa­grato della Concattedrale Gran Madre di Dio. L’intervento prevede anche la riqualificazione di tutte le aree esterne, comprese le aree a verde laterali e posteriori.

Una delle caratteristiche originali della Con­cattedrale è proprio la modulazione della sua parte anteriore, caratterizzata dai tre bacini a cascata sui quali, secondo il progetto dell’archi­tetto milanese, la vela bianca della chiesa , alta 53 metri, avrebbe dovuto specchiarsi.

Purtroppo quello che è uno dei più grandi mo­numenti architettonici del Novecento, a Taran­to finora non ha goduto di grande fortuna. Le vasche per lunghi e tristi anni non sono state funzionanti, sono quotidianamente ridotte a ricettacolo di rifiuti e vittime, anche, del de­grado del tempo. Alla fine degli anni ‘80 fu­rono persino coperte da uno strato di asfalto e trasformate in parcheggio: una ferita inferta ad un capolavoro dell’arte contemporanea e a tutta quella parte di città che ha dovuto patire la l’indolenza di quanti, con ruoli di responsabi­lità, in questi decenni non sono stati all’altezza di valorizzare un simile patrimonio di valore culturale. Un monumento unico, che solo Ta­ranto possiede. Un autentico motivo di unicità per una città che soprattutto negli ultimi anni ha cercato valori identitari in forme grossolane, discutibili e posticce.

E invece la Concattedrale rappresenta di per sè una caratteristica unica ed originale che nessu­na altra città può vantarsi di avere. Nell’ultimo anno, grazie alle mostre dedicate a Gio Pon­ti per i quarant’anni della sua scomparsa, alla Concattedrale di Taranto sono state dedicate le sale del Musée des Arts Décoratifs di Parigi e del Maxxi di Roma. Dovrebbero bastare queste due esposizioni internazionali per far compren­dere ai tarantini quale inestimabile ricchezza si ha in casa e quanta attrattività turistico-cultu­rale potrebbe essercitare la Gran Madre di Dio se adeguatamente valorizzata. Nella città alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo, la Concat­tedrale, insieme all’altra grande opera del No­vecento, l’altrettanto bistrattata Piazza Fontana di Nicola Carrino, e agli Ori senza tempo, po­trebbero davvero rappresentare una svolta per il turismo culturale.

Ben venga, quindi, l’attesa riqualificazione del­le vasche e di tutta l’area che ospita il capolavo­ro di Gio Ponti. I lavori si concluderanno pro­prio il 6 dicembre, giorno in cui cinquant’anni fa fu inaugurata la Concattedrale. Quel giorno ci sarà l’inaugurazione delle rinate vasche e di tutta l’area riqualificata. Da lunedì sarà dunque avviato il cantiere.

Per il cinquantesimo compleanno della Con­cattedrale sono previsti diversi eventi, come mostre e convegni, promossi dall’Arcidiocesi e dall’arcivescovo Filippo Santoro. Fra gli altri, anche il volume del professor Vittorio De Mar­co, con l’epistolario tra Gio Ponti e Guglielmo Motolese. Il giusto tributo ad un’opera e ad un’artista, noto per il grattacielo Pirelli di Mi­lano che, tuttavia, prima di morire, raccomandò alla figlia Lisa di far sapere al mondo che lui considerava la Concattedrale la sua opera più importante. Un’opera slanciata verso il cielo. Scriveva Ponti: «Ho pensato: due facciate. Una, la minore, salendo la scalinata, con le porte per accedere alla chiesa. L’altra, la maggiore, accessibile solo allo sguardo e al vento: una facciata per l’aria, con ottanta finestre aperte sull’immenso, che è la dimensione del miste­ro». Questa è l’immensità della Concattedrale che i tarantini dovrebbero imparare ad amare più di quanto non abbiano saputo fare finora.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche