06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

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Leggere Rodari per riscoprire la fantasia. 100 anni fa nasceva il grande scrittore

foto di Gianni Rodari
Gianni Rodari

La lingua italiana…«sempre suscitatrice di immagini, per il fascino delle similitudini, trasporta gli animi degli uditori alla comprensione di cose diverse e lontane fra loro, onde gli italiani da soli hanno superato sempre tutti i popoli della terra per la pittura, scultura,architettura e musica». De nostri temporis studiorum ratione, in Opere, a cura di A. Battistini, Mondadori, Milano 1999, 2ed, I, pp.87-215 Il 23 ottobre 1920 Gianni Rodari nasce a Omegna, città che gli ha dedicato il Parco della Fantasia.Penso di poter dire subito, e a chiare lettere, che la sua mission educativa sia stata quella di far sempre più scoprire e soprattuto valorizzare, attraverso l’uso, la facoltà che l’uomo possiede: la fantasia. Nel 1940 Walt Disney produsse uno straordinario film, Fantasia, a cartoni animati, nei quali alcuni capolavori musicali venivano eseguiti dalla Philadelphia Orchestra, diretta da Leopold Stokowski, e commentati da disegni di una bellezza indimenticabile.

Tra gli altri anche La sagra della primavera di Igor Strawinski, illustrata con la sequenza immaginaria della fase iniziale del pianetaTerra fino alle origini della vita. Mi sono ripetutamente chiesto se Gianni Rodari avesse in mente, fra le mille idee che gli balenavano, anche qualcuna delle scene di quel film: l’ampiezza e la gamma delle risonanze culturali del suo Grammatica della fantasia lo farebbero credere. Sublime capacità di ribellione contro l’omologazione intellettuale,che dà sempre risposte fisse, la fantasia è libera di immaginare e pensare insieme qualsiasi cosa: anche la più assurda, fino a strabiliare. Un modo diverso di essere: nel guardare, nel leggere, nell’ascoltare, nel sentire. Continuo è stato, in Rodari, il sollecitare i ragazzi a vedere con un “altro sguardo” fino a sbizzarrirne la fantasia «con … la più felice leggerezza» (Calvino, Presentazione al Il gioco dei quattro cantoni, 1980), imparando al più presto a guardare il mondo con i propri occhi, possibilmente (molto) aperti. L’immaginazione si lega alle idee che nascono dalle percezioni del gusto, del suono, dell’odorato, del colore, della luce. Immaginazione e memoria provvedono a stabilire i rapporti di ordine e di simmetria tra le idee, cui è necessaria anche l’attenzione. L’unità e la sintesi delle diverse “immagini” nascono non per spiegazione (o meglio: non sempre), ma per associazione: in un’improvvisa visione di similitudini.

Un atteggiamento che si assume ancor prima di ogni presa di posizione riflessiva. Profondamente convinto del potere della parola, Rodari illustra ai suoi ragazzi i modi di inventare storie,li rende consapevoli e li aiuta a soddisfare la loro l’incontenibile vis narrandi stimolandoli a inventarsi da soli le loro fiabe, non dimenticando, nel contempo, di far avvertire agli stessi la casualità e la insensatezza che, a volte, caratterizza la funzione letteraria. Ne ha incentivato la coltivazione specialmente nella scrittura sia alfabetica sia nelle altre forme (disegno, pittura, gesti fisici) favorendo nella mente del/la ragazzo/a la generazione di “immagini”, inconfondibili, nette, rapide, leggere. La scrittura cui guarda Rodari è una scrittura in grado di rovesciare ogni senso e convenzione, in una lingua comune, però, ricca e meravigliosa, come l’italiano, nel senso di insieme nazionale, quell’arte di raccontare fiabe, pieno di felicità, d’inventiva brillante, di spunti realistici, e regionale nel senso del gusto e della differenza.

Una lingua capace di restituirci quel modo di affratellarsi unico che abbiamo, colorato sempre da una radice locale, da un senso di appartenenza particolare, da una parola accentata del tutto singolare. Una scrittura asciutta, scandita dal ritmo, fatto apprendere attraverso la lettura di filastrocche e di versi ritmati. Ecco allora che la parola rimane chiara, intonsa. Nessuna spiegazione riesce a stemperarla, tanto meno a dissodarla o renderla superflua: riesprime tutta la sua potenza semantica. È la bellezza del nostro italiano che occorrebbe tutelare nelle scritture di oggi. Lo splendido risultato di una mente giovane, che rispolvera parole e che rilancia i significati consunti dall’uso. Le frasi degli alunni suonano spesso “poetiche”, fanno apparire come nuove parole di ogni giorno alle quali l’(ab)uso ha tolto ogni splendore e portata semantica. Stimolata a inventare parole e fiabe, l’immaginazione del ragazzo o della ragazza può essere estesa su tutti i tratti dell’esperienza e su altri settori che sfideranno il suo intervento creativo: «Le fiabe servono alla matematica […] come alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticare. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente» (Grammatica della fantasia, pp.170-171). Sempre attingendo al grande serbatoio della fantasia, in ogni ambiente, «(casa o scuola, non importa) in cui soggetto cresce» (Ivi,170), colorato di umorismo: dal sorriso al riso stesso, dalla caricatura al paradosso, a ogni moto spontaneo e liberatorio che produce ilarità e spesso felicità. Così, si può arrivare a far pensare a tante cose che altrimenti sfuggirebbero. Rodari coraggiosamente eliminò la sezione delle «fiabe per le bambine» che, se pure avevano forse un senso negli anni Cinquanta/Sessanta, appare inconcepibile oggi in cui continua, purtroppo, la bugia culturale secondo la quale si debbano trattare in modo diverso dai bambini.

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