13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

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La Madonna della Fiducia e il Covid-19

Foto di La parrocchia Madonna della Fiducia in via Emilia a Taranto
La parrocchia Madonna della Fiducia in via Emilia a Taranto

La settimana che va dal 25 al 31 ottobre si caratterizza nella nostra rubrica, ideata e curata dal prof. Antonio Fornaro, con un suo iniziale intervento nel quale, ricordando che oggi e domani si festeggerà a Taranto la Madonna della Fiducia nella omonima Parrocchia di Via Emilia che fu voluta da Mons. Motolese nel 1967 e la cui storia è molto bella e parla anche di opere scultoree e pittoriche degne di attenzione e conoscenza. Il nostro studioso delle tradizioni popolari, nel rimarcare il rammarico per la mancata e tradizionale processione per le strade della stessa Parrocchia a causa del Covid 19, prende spunto dal Coronavirus per invitare i cattolici a rivolgere quest’anno una accorata preghiera alla Madonna perché possa dare a ciascuno di noi la fiducia che quanto prima possiamo liberarci da questo incubo e da questo virus per riprendere un cammino sereno per tutti.

Fornaro, però, parlerà anche della Madonna della Salute, delle effemeridi, dei detti proverbiali, della Madonna della Scala e completerà il discorso avviato la scorsa settimana sulla verdura e sulla frutta autunnale nella proverbistica tarantina e non solo. Questi i santi della settimana: San Crispino e Crispiniano, San Cedda, Sant’Evaristo, San Giuda Taddeo apostolo, San Narciso e San Volfango di Ratisbona. Per quanto attiene San Crispino e Crispiniano ricordiamo che erano due calzolai e per questo sono i protettori di questa categoria. Sant’Evaristo fu il quinto papa ed è sepolto accanto alla tomba di San Pietro. San Giuda Taddeo fu apostolo ma non si deve confondere con Giuda il traditore. Sia lui che San Simone furono cugini di Gesù. San Narciso viene ricordato perché fu vescovo e a 116 anni ancora governava la sua comunità. Questa settimana la Chiesa Cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di Madonna della Scaletta, della Pace, della Luce, del Loggione, degli Agonizzanti e il 25 ottobre di Madonna della Salute che è comune a Taranto, a Venezia e ad altre città.

Per questo motivo Fornaro auspica che si possa addivenire ad una festa unica a livello nazionale per la Madonna della Salute alla quale i tarantini vollero nei secoli passati innalzare uno stupendo santuario presente nella Città Antica di Taranto. Questi i detti della settimana: “Li ha uniti San Luca (il riferimento è a quelle coppie che mai si sarebbe pensato di poter vedere insieme a causa della diversità dei caratteri)”, “La coda è più lunga ad essere scorticata”, “Occhio che non vede, cuore che non schiatta”, “Dalla bocca esce la bellezza”, “Lenzuola calde danno zuppa fredda”, “Allisciare il pelo (è un avvertimento minaccioso)”, “Mordere il dito (è espressione riferita a chi vuole fare il furbo mostrandosi ingenuo)”. Questi le effemeridi di Giuseppe Cravero che ci ricorda che il 25 ottobre 1906 Vittorio Emanuele III inaugurò ufficialmente il Museo Nazionale di Taranto su progetto dell’architetto Guglielmo Calderini. Il 29 ottobre 1928 l’ammiraglio Enrico Cuturi donò al Comune di Taranto il busto bronzeo di Leonardo Da Vinci che fu salvato dall’affondamento della corazzata Leonardo Da Vinci nel Mar Piccolo di Taranto il 2 agosto 1916. Oggi il busto del grande Leonardo lo si può ammirare nella Villa Peripato a pochi metri dallo spazio riservato ai cigni.

Il 30 ottobre 1914 venne a Taranto Vittorio Emanuele III per assistere alla grande esercitazione in Mar Grande. La grande parata si concluse purtroppo tragicamente perché a causa di uno scoppio morirono cinque uomini sulla nave San Marco. Di questi quattro furono sepolti nel nostro cimitero urbano e uno a Roma. Fornaro questa settimana vuole ricordare la Chiesa della Madonna della Scala che fin dal 1181 era intitolata ai Santi Simone e Giuda. Oggi la Chiesa è sconsacrata e si trova in via Duomo 178. Nella stessa dal 2002 Pasquale Chiochia, presidente dell’Associazione culturale Santa Maria della Scala, ha iniziato una serie di restauri importanti e interessanti che hanno dato nuovo volto e nuova vita al complesso. Oggi sull’altare maggiore campeggia il dipinto della pittrice di Montemesola Lina Mannara che riproduce un suo dipinto a olio su tela di una versione moderna della Madonna della Scala dalle dimensioni di 1 metro e 40 cm per 2 metri. L’opera è stata realizzata nel 2009. Fornaro chiude questa variegata puntata della rubrica riferendo alcune notizie relative alla frutta autunnale e, cominciando dalle castagne, ricorda che la vecchietta che le vendeva agli angoli delle strade le conservava in coperte di lana per non farle raffreddare. Altra frutta autunnale erano le castagne secche chiamate ‘pestidde’ che molti cucinavano cotte perché erano particolarmente apprezzate dalle persone anziane. Fornaro ricorda anche che nel Museo Nazionale di Taranto ci sono delle zucche fittili del III secolo a.C. a dimostrazione di come le zucche venissero tenute in considerazione fin dall’antichità dalle nostre parti. Riferisce poi due proverbi tarantini sulle castagne: il primo dice che “la donna è come la castagna che sembra buona da fuori ma da dentro è fracida”. Il proverbio insegna che non si deve credere alle apparenze perché spesso ingannano. L’altro detto così recita: “è stato preso in castagna” per indicare una persona che è stata colta sul fatto. Questo il detto proverbiale sulla mela cotogna: “tieni la faccia di un cotogno” per indicare un volto particolarmente adirato. Ricordando i cachi Fornaro informa che il ragazzo denominato “pigghiangule” è un ragazzo vivace e burlone, ma era anche un soprannome della Taranto di ieri.

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