27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 11:41:49

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Il tastierista tedesco, Andrè Neudorf

Come ho già annunciato sette giorni fa, questa settimana dedico il mio racconto ad Andrè Neudorf, del quale vi ho anticipato qualcosa parlandovi dei Bahama Soul Club. André Neundorf nasce nel 1971 a Salzgitter, esattamente tra Berlino e Hannover.

La madre è un soprano classico (Belcanto) mentre il papà è dee jay e collezionista di vinili, ma è soprattutto un amante del funk, del soul, psichedelico e del beat. Chiaro è che l’ambiente che circonda Andrè lo influenza fortemente e contribuisce a farlo diventare l’artista di spessore assoluto che è: non a caso è quello che, personalmente io stimo di più sia come tastierista poliedrico che come sound engineer e, cosa non di poco conto, come persona. Nel 1978, quindi a soli sette anni, comincia a studiare pianoforte e sax alto proseguendo con costanza e applicazione. Nel 1989 fa la sua prima apparizione radiofonica (solo Blues-piano). Nel 1991 comincia a fare le sue prime composizioni con il sequencer di cui oggi è un vero e proprio mago. Dal 1993-1997 continua i suoi studi musicali approfondimento le abilità di pianoforte jazz ed altri generi. Nel 1995 arriva la sua prima produzione in studio con Claus Hartisch un vero Guru dellostudio di registrazione, imparando da lui le basi della produzione musicale, cosa che gli permetterà in futuro di realizzare produzioni con suono talmente brillante da essere riconoscibile sin dal primo ascolto. Dal 1997 al 2001 in qualità di compositore e produttore firma un contratto con la Universal Music Germany.

Nel 1997 fonda uno studio di registrazione personale che si chiama “music production company”. Dal 1999 sino ad oggi lavora ininterrottamente per marchi come Volkswagen, Siemens, Sandberg Guitars e tanti altri come compositore, produttore, strumentista e via dicendo. Dal 2009 al 2020 collabora attivamente con il produttore NU-Jazz / Soul / Latin / Afro Mr. Oliver Belz (Bahama Soul Club, Kojato) come compositore, strumentista, arrangiatore, video editor, ricoprendo ruoli sempre più fondamentali e importanti. Nel 2018 riceve l’incarico di insegnante di produzione musicale presso la “Anhalt University of Applied Sciences”. Risale a quest’anno, invece, l’inizio di un nuovo progetto, “TheEEs”, un mix di elementi soul ed ambient de glianni ‘60-‘70. «Scoprirete molto presto in cosa consista questo progetto», mi dice. Conoscendo ormai bene Neudorf sono certo che sarà come al solito musica di grande qualità. Ma a proposito degli anni ‘60/’70 gli chiedo un’opinione sulla musica contemporanea e mi sembra niente affatto un nostalgico.

A tal proposito, infatti, mi dice: «La musica è sempre un’espressione dei tempi in cui è realizzata ed è in gran parte determinata dall’esistenza. Penso che lo strumento musicale del nostro tempo sia il computer e che in passato fosse impossibile immaginarlo: attraverso questo mezzo si creano relazioni musicali incredibilmente intuitive. Secondo me, i musicisti dovrebbero integrare queste enormi possibilità nel loro lavoro. In realtà, è logico farlo. Nell’età della pietra, oltre alla voce umana erano probabilmente tronchi d’albero cavi e flauti d’osso ad essere utilizzati per descrivere l’ambiente. Negli anni a seguire sono nati i tamburi, i fiati, gli archi, le tastiere, i sintetizzatori ed infine il computer che ha aperto possibilità inimmaginabili. Tutti questi compositori classici – continua – sono stati in grado di comporre meravigliosamente per l’orchestra e probabilmente ottenere un’idea complessa del suono successivo in anticipo. Oggi possiamo lasciare che questo suono corra all’indietro: facendo e utilizzando ritagli è possibile sciogliere le convenzionali regole di composizione. Nel migliore dei casi, questo crea un’estetica nuova e significativa. Il computer ci dà l’opportunità di operare in un modo eclettico e di lavorare a un nuovo livello: trovo, davvero, tutto questo molto eccitante. Il limite del fattibile è stato spostato e ci stiamo avvicinando a un punto in cui solo la nostra immaginazione è il limite del fattibile».

Ma quale sarà il prossimo passo? «Non passerà molto tempo prima che l’intelligenza artificiale diventi uno strumento serio per noi musicisti. Personalmente, penso che la musica dovrebbe essere fatta da persone per le persone, ma cosa succede se non riesci più a sentire la differenza? Dal mio punto di vista sarà un’estensione delle combinazioni esistenti all’interno della musica». Gli chiedo della situazione in Germania. «Penso che al momento non sia molto diverso da altri posti nel mondo – risponde – La musica dal vivo non è possibile farla e questa situazione non cambierà per uno o due anni. Dal mio punto di vista ci sono solo poche possibilità per guadagnare un po’ di soldi: Airplay che funziona bene in Germania perché abbiamo il potente GEMA e le licenze se una compagnia cinematografica o un grande marchio utilizza la tua musica. Al momento tutti cercano di fare video o nuove registrazioni, ma se non sei popolare è molto difficile. L’insegnamento è un’altra possibilità per guadagnare denaro, ma non tutti possono farlo». Siamo ai saluti: anche a lui chiedo le dieci tracce da lui preferite, con la differenza che si tratti solo di tracce sue.

Eccole: 1. All about jazz: Kojato;
2. Let loose: Kojato;
3. That kind of feeling: Kojato;
4. I warned you baby: BSC;
5. Broken piano: BSC;
6. La serenata: BSC;
7. No words: BSC;
8. Rumba fugaz: BSC;
9. Mango: BSC;
10. Tears run down: BSC.

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