06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

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Tra Gemma e Beatrice, la vita affettiva di Dante

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L’incontro di Dante con Beatrice

La vita affettiva di Dante si dipanò tra i due poli dell’amore platonico (o spirituale) e quello terreno (o carnale). Il primo, rappresentato da Beatrice e il secondo da Gemma, le due madonne che assorbirono gli interessi e gli affetti di Dante. Ora, mentre Beatrice è nota a tutti e di lei si continua a parlare, alla luce di quanto emerge dalla Commedia e dalle altre opere di Dante, di Gemma, confinata in un angolo, si parla poco o niente.

Ritengo che chiunque si avvicini alla letteratura, sia antica che moderna, non possa esimersi, una volta compulsati i testi, scoprire i personaggi trattati, collocandoli nella loro cornice storica e dando loro una sostanza umana attendibile, per quello che è possibile e le fonti ci possono offrire. Gemma, figlia di ser Manetto Donati, fu dal padre promessa in sposa a Dante fin dal 1277 con una dote di 200 fiorini (all’epoca i matrimoni si celebravano tra promessi in giovane età e si sottoscriveva da un notaio la dote assegnata) , ma si ignora la data delle nozze, avvenute probabilmente dopo il 1290 e prima dell’impegno politico di Dante (1295 circa). E’ certo che al momento dell’esilio (1302) Dante aveva avuto da Gemma quattro figli : il primo, Giovanni, gli altri due, Pietro e Iacopo (che furono commentatori dell’opera paterna), e Antonia, la quale si fece suora in un convento di Ravenna, con il nome (dovrei dire familiare) di Beatrice. Non si sa se Gemma abbia raggiunto il marito in esilio come fecero invece i figli, accomunati al padre nella condanna del 1315; si sa solo che dopo la morte di Dante (1321) riottenne la dote che era stata incamerata con i beni del marito. Infatti nel 1277 il notaio ser Oberto Baldovino aveva rogato l’atto di assegnazione della dote a Gemma, una specie di atto prematrimoniale con cui Gemma si legava a Dante : all’epoca avevano entrambi 12 anni.

Nell’opera di Dante non ci sono allusioni dirette ed esplicite a Gemma, né un verso che la celebri e non si sa nulla delle vicende coniugali della coppia, né tanto meno della sua vita. Discutibili sono le critiche impietose del Boccaccio nel suo “Trattatello in laude di Dante”, in cui, calcando la mano palesemente, parla di lei come di una donna meschina ed egoista e dice che il matrimonio non fu affatto felice e che i rapporti tra i coniugi si acuirono dopo l’esilio di Dante fino alla completa rottura. La querelle è ancora aperta ed è lontana dall’essere risolta. Il legame matrimoniale tra gli Alighieri e i Donati (Gemma era cugina di Corso e Forese Donati, ricordati nella Divina Commedia) fu agevolato probabilmente da alcun fattori, quali la vicinanza delle case delle due famiglie nella stessa piazza di San Martino del Popolo, oggi San Martino del Vescovo (oltre alle famiglie Alighieri e Donati, abitavano anche quelle dei Portinari e dei Cerchi) e la contiguità delle proprietà agricole a Pagnolle, una contrada vicina a Pontassieve; da escludere ragioni finanziarie perché la dote assegnata a Gemma non era una dote cospicua. Non si sa bene quando fu celebrato il matrimonio, ma molti concordavano nel ritenere che fosse stato celebrato dopo il 1290, alla fine del periodo di depressione attraversato da Dante a seguito della morte di Beatrice. Beatrice, detta Bice, figlia di Folco Portinari e moglie di Simone de’ Bardi, è la donna che, secondo la critica, fu trasfigurata da Dante nel personaggio di Beatrice , musa ed ispiratrice del poeta, fonte di bellezza e di grazia. Nata probabilmente nel 1266 (perciò coetanea di Dante) morì a 24 anni, nel 1290, causando una profonda crisi nel poeta che di lei era innamorato, sia pure di un amore platonico, spirituale.

Il Boccaccio, nel commento alla Divina Commedia, la menziona espressamente. La documentazione che la riguarda è piuttosto scarsa: l’unico documento di cui disponevamo fino a poco tempo fa era il testamento di Folco Portinari, datato 1287. Si parla di un lascito in denaro alla figlia Bice (alias Beatrice), maritata a Simone de’ Bardi. Folco era stato un ricco banchiere, molto in vista nella sua città. Trasferitosi dalla Romagna a Firenze, viveva in una casa vicina a quella di Dante (dal che si deduce, come nel caso di Gemma Donati, l’importanza del vicinato in età medievale sia per tessere rapporti sociali che per combinare matrimoni) ed ebbe il merito di fondare quello che è a tutt’oggi il principale ospedale nel centro cittadino, l’Ospedale di Santa Maria Nuova. Molte delle notizie sulla vita di Beatrice sono tratte dalla “Vita Nova” e da evidenti convergenze con la vita di Dante. Comunque è doveroso sottolineare che a studiare l’archivio della famiglia de’ Bardi è stato Domenico Savini, storico delle grandi famiglie italiane, che ci ha consentito di accedere a notizie di prima mano sulle vicende private della famiglia. Come si apprende dalla “Vita Nova”, Dante vide Beatrice per la prima volta quando aveva nove anni e i due si conobbero, familiarizzando, quando lui ne aveva 18. Andata in sposa a Simone de’ Bardi nel 1287, si ritiene anche che si sia spenta nel 1290, causando un grande dolore nel Poeta. Beatrice è la prima donna a lasciare una traccia indelebile nella nascente letteratura italiana, nonostante altre figure femminili siano presenti in componimenti di Guido Guinizelli e Guido Cavalcanti. Nella “Commedia”, come si diceva sopra, Beatrice subisce un processo di idealizzazione e di spiritualizzazione e viene riconosciuta come creatura angelica. Rappresenta la Fede e la Sapienza, che accompagnano le anime in Paradiso ma va anche rilevato che, come disse Francesco De Sanctis, “Beatrice è l’antica Beatrice (cioè quella reale) arricchita di tutto ciò di che si è fatta ricca l’anima dell’amante” (“Lezioni”). Lo stato di depressione e di frustrazione susseguente alla morte di Beatrice spinse i familiari di Dante, secondo quanto scrivono alcuni studiosi, a fargli superare il grave momento di sconforto, avvicinandolo a Gemma Donati e preparando il terreno per il matrimonio

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