15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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Ma questa è ancora una democrazia?

Giovanni Spadolini
Giovanni Spadolini

Caro direttore, più volte mi hanno chiesto e mi sono chiesto se la nostra attuale (proprio in questi tempi epidemici) sia una democrazia come la sognarono e la vollero e la scrissero i padri Costituenti o piuttosto una deformata democrazia; del tipo che già nell’antico mondo greco si chiamava oligarchia. Era quanto in vero Platone e, dopo di lui, Aristotele preconizzavano nel momento storico in cui una volontà popolare, ossia un governo popolare, si veniva trasformando in un governo non solo partitico, ma rappresentato da una guida o più guide che quel partito personalizzavano fino all’usura, non dell’idea di partito, ma della loro stessa fisica persona.

Donde quel famoso “ostracismo” che i greci di Pericle, di Solone avevano dato a chi era rimasto nel tempo, troppo tempo, a governare. Era il salutare ricambio delle persone e delle generazioni. E lo stesso Pericle, giunto ad un forte potere, ebbe un forte ostracismo. Gli altri rimanevano nelle retrovie a insegnare ai giovani l’arte del “saper governare”, non del governare. E il saper governare nasceva da una entità morale che non solo qualificava l’idea politica, ma la rendeva utile per le altre generazioni a venire. Altri tempi! Eppure la nostra democrazia era nata da un principio fondamentale e formativo: dalla distruzione morale e territoriale di una guerra perduta e dalla caduta di una dittatura che aveva condotto gli italiani alla guerra civile, doveva venire fuori una Patria diversa con una Costituzione alla quale dovevano essere formativi i principi cardini e ideali dei partiti nati dalla libertà che ormai si veniva formando in Italia. Era in fin dei conti, come scrisse Spadolini, quell’idea di Patria che il Risorgimento aveva proclamato pur fra mazziniani, garibaldini e seguaci del Regno Sabaudo. Ma il pericolo si annidava e si annida ancora ed è quello che era ed è di una pericolosa involuzione dello stesso principio non solo di libertà, ma di una sovrapposizione di poteri politici sui poteri politici e sulla formazione di caste autoritarie che avrebbero dato forma e sostanza a quel secondo evento pericoloso denunciato già duemila anni or sono: l’oligarchia.

E mi guardo intorno, anzi ci guardiamo in noi e dentro di noi ed anche fuori. Scriveva Norberto Bobbio, rifacendosi a Benedetto Croce, che una oligarchia mascherata da democrazia avrebbe non solo portato alla ribalta personaggi legati all’interesse personale e non del “popolo”, ma avrebbe alterato lo stesso principio conduttore del sistema politico attraverso lo smarrimento dello stesso concetto di “democrazia” per sostituirlo con quello della “casta” che è il negativo dello stesso principio; ed è invece l’affermazione di intese personalizzate al fine di perseguire intenti gestionali di privilegi e di durata parlamentare. E la casta o le caste hanno sempre buona memoria e buoni occhi! Nasce in concomitanza di un deterioramento della coscienza civile: il politicantismo dei partiti senza ideali e, spesso, senza idee se non quella di sopravvivere rendendo e rendendosi sempre più lontano dal popolo e solo accogliendolo nelle competizioni elettorali. Donde lentamente il disinteresse popolare per la politica e per i politicanti.

Nasce, quindi, la professione del “politico” che assicura ottimi guadagni e una vita ben avviata. E allora già rilevava Ernesto Galli della Loggia nel lontano 1983: da una Italia di tal genere vengono fuori naufragi tanto a destra quanto a sinistra e la “scheda bianca” è sempre all’angolo di una futura votazione. Per ritornare al concetto di “democrazia” occorrono forze nuove novellamente formate ai sani principi della stessa democrazia e attraverso una scuola preparatoria di ideali democratici veri e fortemente sentiti. E vadano fuori coloro che fanno della politica un’utile premessa di più utili poltrone. E pensare che Enrico De Nicola pagava di tasca il biglietto al San Carlo di Napoli e rivoltava il suo cappotto invernale. Tempi quelli di miseria per tutti; ma oggi che tempo è? E che tempo sarà! Non per noi, ma per coloro che dopo di noi verranno! Ed è questo l’interrogativo che mi chiedono di risolvere ed io stesso a me chiedo: al tempo di una funesta epidemia la nave non può essere mai lasciata fra i marosi e a nessuno è concesso di avere il rosso manto di Pilato. E mi vengono a mente le parole di Seneca dal “De Tranquillitate animi” proprio quando c’è tempesta di cielo o di terra un buon pastore sa come guidare il suo gregge; altrimenti si perde il pastore e l’ovile.

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