24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Novembre 2020 alle 10:03:37

foto di Ciro Quaranta
Ciro Quaranta

Nei giorni scorsi a Monteiasi, all’età di 90 anni, si è spento Ciro Quaranta, da noi definito “l’artigiano di Dio” perché ha voluto regalare alla città di Taranto quella che il prof. Antonio Fornaro definì “l’edicola votiva più grande di Taranto a cielo aperto” e fu lui stesso che quattro anni fa volle farci conoscere l’amico Quaranta. Questo umile, ma molto esperto, maestro della lavorazione della pietra, e non soltanto, dal 2009 aveva fatto della sporgenza a mare su cui insistono le edicole da lui realizzate la dimora quotidiana. Il complesso, composto da 50 piccole edicole votive che si estendono su uno spazio di circa 100 metri, terminano con la bella realizzazione della cappella intitolata alla Madonna di Fatima che chiude in maniera straordinaria un’opera che molti tarantini hanno conosciuto ed amato e adesso devono saper custodire nel tempo. Ciro Quaranta ha realizzato in questo spazio che affaccia lungo la zona della Circummarpiccolo, posta di fronte all’ex complesso della Basilica dei Santi Pietro e Marco, le stazioni della Via Crucis, i messaggi di Fatima e i luoghi della Bibbia. Definire Ciro Quaranta un “grande” non è esagerato, del resto basterà visitare l’opera da lui realizzata per rendersene conto. Per ben 10 anni ogni mattina Ciro, all’alba, con la sua auto raggiungeva quello che è stato l’ultimo suo posto di lavoro e restava fino alla sera consumando un semplice panino. Iniziò all’età di 18 anni a lavorare e girò mezzo mondo lasciando in ogni luogo da lui visitato un segno della sua maestrìa. Ebbe in vita un senso di vera venerazione verso l’ex arcivescovo di Taranto, mons. Guglielmo Motolese. Il grande complesso insiste su proprietà del Demanio della Marina Militare. Persona dall’aspetto simpatico e sorridente, volle farci sapere che aveva grande stima dei lavoratori dei giardini delle cozze che ogni mattina incontrava e ai quali sarebbe stato giusto attribuire un premio per la loro laboriosità e per il loro amore verso quel luogo della città bimare. Quando gli facemmo l’intervista ci disse in maniera accorata: “Non scrivete cose grandi su di me. Ho fatto soltanto piccole cose che mi auguro vengano apprezzate e custodite”. Un invito che oggi, al momento del suo decesso, diventa più che mai attuale, ma non spetta a noi mantenere la parola ma ai nostri amministratori che devono con forza, tenacia e convinzione custodire questo bene che il caro Ciro ha voluto fare alla città bimare. Da domani sulle rive del complesso da lui realizzato aleggerà lo spirito buono e gaudente di un uomo che ha voluto dimostrare fino alla fine dei suoi giorni come si possa servire una comunità civile con amore, slancio e dedizione.

Agata Battista

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