09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 18:23:49

Foto di Carlo Di Donna
Carlo Di Donna

Caro direttore, mi sono stati gentilmente inviati taluni interventi di valorosi Amici pubblicati in relazione ad una definitiva sistemazione, nella cappella di famiglia, della tomba di Carlo Di Donna che fu benemerito sindaco di Taranto, dopo gli anni dell’ultima guerra mondiale. Negli interventi pubblicati e sulla Gazzetta del Mezzogiorno in data 25 giugno u.s. e Buonasera Taranto a firma di F.M. del luglio u.s., ed anche, sempre sulla Gazzetta del Mezzogiorno, si riporta una petizione al primo cittadino di Taranto con la specifica richiesta che, all’ex sindaco della nostra città, venga concessa, in perpetuo, l’ultima dimora nella sua cappella.

Il messaggio conclusivo rivolto al sindaco Melucci dice: “I sottoscrittori di questa petizione, certi che saprà individuare la corretta procedura amministrativa, fanno appello alla sua sensibilità affinché questo diritto venga riconosciuto anche postumo a tutti i primi cittadini defunti e a quelli che verranno avendo essi speso la loro vita per il bene della città”. L’intervento di Fabio Venere è una completa analisi storica politica, sociale civile ed umana del sindaco Di Donna, primo cittadino a cavallo tra il 1949 e il 1950. La voce narrante, scrive Venere, è il figlio Gianni che sollecita con amorevole affetto, chi di dovere, che a Suo Padre venga concessa la perpetua sistemazione, come anche per coloro che operano da primi cittadini per il bene della comunità tarantina. Se, come scriveva Cicerone, c’è il “de facto” non mancherà il “de iure”. Sentenza antica e anch’essa perpetua. Fin qui le testimonianze scritte che mi sono pervenute attraverso la stampa locale ed io sono convinto che il Comune di Taranto prenderà in visione il tutto e concederà, ”de iure” la eterna sistemazione nella sua cappella al già primo cittadino Carlo Di Donna. Personalmente ricordo quello che eternamente anche Foscolo scrisse nei suoi “Sepolcri”. “Che le tombe degli uomini illustri che fecero il bene dell’umanità, dovranno essere in perpetuo onorate da chi di dovere perché la tomba non è più un sepolcro, ma un altare”. E questo vale anche per l’ultima dimora del sindaco Di Donna. Sul mistero della morte sempre prevale la preghiera dei figli e la luce di Dio. La sacralità della tomba quotidianamente ci rende uomini e mai “homuncoli”, cioè uomini lontani, dalla Fede nell’eterno e lontani dalla Divinità. Il due novembre, come ieri, come sempre

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