08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Maggio 2021 alle 08:30:10

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Anni ‘60: le “Due giornate di Taranto”

Foto di Via Garibaldi, in Città Vecchia
Via Garibaldi, in Città Vecchia

Quella volta che a Taranto montò la grande protesta per medicinali e assistenza medica. Una intera città bloccata, le barche capovolte e distese lungo via Garibaldi per impedire la circolazione dei veicoli, gli scontri con la polizia nelle vie del centro, la manifestazione davanti alla Prefettura, la tensione alle stelle. Erano i primi Anni 60. Andando per gradi. Giovedì 29 ottobre, commercianti ed esercenti, fuori o dentro sigle associative, protestano pacificamente.

Il DPCM, questo il punto di vista delle due categorie, provocherebbe un secondo collasso, stavolta fatale. La crisi da Covid ha già sulla coscienza numerose attività. Inutile consigliare un tour nelle vie del centro e in prossimità al cuore del Borgo, già fatto e più di una volta. I tarantini conoscono perfettamente lo stato di salute nel quale si dibattono ancora attività che coraggiosamente, e non senza fatica, hanno superato il primo lockdown. Un secondo provvedimento simile al primo sarebbe una sciagura. Non è la prima, né l’ultima vibrante protesta, dunque, cui fanno ricorso i tarantini. Negli anni se ne sono consumate diverse. A braccio: saracinesche a metà, insegne e vetrine spente, cortei contro un centro commerciale, flash mob, Ponte girevole bloccato. Ecco, se fosse un libro, il titolo sarebbe “Se quel Ponte potesse parlare…”. Come tutte le strade portano alla capitale, qui, a Taranto, tutte le proteste passano dal Ponte girevole (San Francesco di Paola), anello di congiunzione fra Città vecchia e Città nuova. Allo sbocciare degli Anni 60, perché la vicenda risale alla prima parte del decennio, le distanze fra i due quartieri erano molto più distanti di quanto non dicano i suoi ottantanove metri e i nove di larghezza del Ponte.

«NON SUPERATE IL PONTE GIREVOLE…»
Basti pensare che, quando in città ormeggia una delle portaerei più importanti al mondo, la mitica “Forrestal”, un equipaggio di 5.500 militari (una città…), circola una raccomandazione su tutte. «Non superate il Ponte girevole, non vi recate in Città vecchia, è pericoloso…». Così andava all’epoca. L’Isola era un gioiello che brillava per il suo silenzio. Per qualcuno solo “acqua cheta”. E una volta, quando proprio non ne poté più, esplose. Medicinali e assistenza medica avevano un costo insostenibile per molte famiglie dell’epoca. Anche per quei nuclei familiari che andavano trasferendosi in una zona cittadina, il Borgo, che stava crescendo. Taranto non aveva ancora messo la testa nell’industria, quel “boom” così atteso e devastante sotto ogni punto di vista. L’Italsider, questo il primo nome delle acciaierie tarantine, viene inaugurato nel 1965 dall’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Ironia della sorte, le tappe dell’Assistenza sanitaria vanno a rilento, come l’intera macchina burocratica. Passano esattamente dieci anni da una tappa all’altra. Vero. Nel 1948, la salute diventa un diritto fondamentale; nel 1958 viene istituito il Ministero della Sanità; nel 1968, la Legge Mariotti istituisce e organizza gli Enti ospedalieri; nel 1978, nasce il Servizio sanitario nazionale. Di dieci anni in dieci anni, in un Paese nel quale storicamente la politica se la prenda sportivamente. Trent’anni secchi.

LA MISURA È COLMA
E, in Città vecchia, come adesso in Città nuova, della burocrazia cominciano ad averne piene le tasche. La gente inizia ad infischiarsene degli inviti alla pazienza, non ne può più dello “state buoni se potete”. Asiatica e altre pandemie hanno mietuto innumerevoli vittime. Non c’è più tempo. La misura è colma, parte la fronda. La gente ha bisogno di cure, dilagano i contagi, non mancano i disagi, dunque si salvi chi può. E “chi può”, di solito, gode di buona salute rispetto a tante famiglie che vivono di mare e tempesta, di cozze, pescato, “nasse” e “cuenze”. Chi vive di stipendio lavora nei Cantieri navali Tosi, nell’arsenale militare, nelle campagne, in particolare in contrada “Cagioni” (“cagiunieri”). Altra attività, più o meno fiorente, utile a militari e ragazzi, la prostituzione. La passione abita in via San Martino, Cinzella e il suo «Soldi sul bancone…» sono un aspetto della vita nell’Isola. Scenari raccontati nei suoi libri da un brillante Enzo Risolvo, sempre attento a «le cìgghie» dei tarantini, come probabilmente ci racconterà ancora in uno dei suoi prossimi manufatti. E, allora, dai pescatori scocca la scintilla che trova di che alimentarsi in tutte le altre categorie di lavoratori attive nell’Isola: «I nostri figli, i nostri congiunti, noi stessi, non apparteniamo ad un’altra categoria: dobbiamo avere tutti lo stesso trattamento!». Insomma, dopo aver sopportato, l’asticella fino a quel momento alzata sempre un po’ più verso l’alto va contestata. Scoppiano le Due giornate di Taranto. Secondo qualcuno ci sarebbe anche una strumentazione politica per andare contro l’Amministrazione locale dell’epoca. Non esistono testimonianze certe, ma i pescatori non ce la fanno più, vogliono dire la loro. Chiedono a gran voce medicinali e assistenza medica. Fino ad allora, i vicoli erano stati motivo di studio di medici appena laureati.

«Giovane medico, entravo in case modeste ma di grande decoro; fra quelle mura si percepiva un orgoglio che non aveva paragoni; case tirate a lucido, un forte profumo di detersivo si sprigionava di solito in piccoli vani, la “bacinella” con acqua tiepida e un asciugamano utili per intervenire sul paziente, visitarlo; la gente si “disobbligava” come poteva: l’attività magari non portava benefici, ma ti arricchiva di grandi sentimenti…», racconta spesso Vito Bruno, medico tarantino in pensione e gran raccontatore di episodi di vita professionale vissuta in quell’angolo di città. Insomma, le Due giornate di Taranto esplosero, popolarono la cronaca di allora, si riverberarono a livello regionale prima, a livello nazionale poi. Arrivarono finalmente i primi segnali per un’assistenza equa e per tutti. La piccola rivoluzione era cominciata da via Garibaldi. Tutte le strade portano a Roma e quella volta, un documento, fra gli altri, partì dalla Prefettura tarantina per arrivare al Ministero della Sanità. La prima battaglia era vinta. Quando si dice che non è il caso di stuzzicare la gente mite, che prima o poi potrà rispondere. E con toni accesi. Parlando con decenza.

 

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