27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 14:57:00

Cronaca News

La Concattedrale e Gio Ponti: così Taranto può rinascere

La Concattedrale di Taranto
La Concattedrale di Taranto

Non si può che essere soddisfatti. Almeno per tre ragioni. La prima: è tornata l’attenzione della città sulla Concattedrale di Gio Ponti, una delle più grandi opere artistiche e architettoniche del Novecento, considerata in assoluto tra le architetture più innovative al mondo del secolo trascorso. Un’opera unica nel suo genere che Taranto ha la fortuna di ospitare. Una fortuna della quale per troppi anni la città è stata inconsapevole, quando non indifferente. Nel giorno della firma dell’accordo tra Arcidiocesi e Comune, mercoledì 28 ottobre, l’arcivescovo Filippo Santoro ha ricordato almeno uno degli aspetti più avveniristici che caratterizzano la Gran Madre di Dio: la straordinaria intuizione di Gio Ponti di realizzare la magnifica vela traforata al posto delle consuete cupole o altre soluzioni più comuni. Gio Ponti lo sapeva di aver realizzato un capolavoro.

Fino agli anni ‘70 la sua opera più importante era considerata il grattacielo Pirelli a Milano. Ma a sua figlia Lisa, il grande architetto e designer si era raccomandato di far sapere che l’apice della sua creatività era stata espressa proprio con la Concattedrale che gli era stata commissionata dall’allora arcivescovo monsignor Guglielmo Motolese. Un valore che se Taranto ha faticato, e in parte fatica ancora, a comprendere, altrove viene invece riconosciuto da sempre. Non è un caso che tutte le mostre dedicate a Gio Ponti celebrano soprattutto la sua e nostra Concattedrale. Lo hanno fatto a Tokyo in anni passati, lo hanno fatto a Parigi lo scorso anno, lo hanno fatto a Roma in questo complicatissimo 2020. Il secondo motivo di soddisfazione: le celebrazioni per i 50 anni della Concattedrale inaugurata il 6 dicembre 1970 hanno indotto Arcidiocesi e Comune ad uno sforzo congiunto – pur nella diversa competenza degli interventi – per rimettere a nuovo l’edificio principale, le tanto maltrattate vasche, i giardini laterali e – almeno questo è il percorso che sta seguendo l’amministrazione comunale – la parte posteriore, di proprietà privata, che oggi si presenta come area decisamente degradata, utilizzata come parcheggio e ridotta ad inguardabile acquitrino nei giorni di pioggia.

Non solo: più in là, proprio per restituire l’originale visibilità alla grande vela, si interverrà su via Dante con un completo rifacimento dello spartitraffico e risistemazione laterale degli alberi in modo da lasciare la visuale frontale completamente libera, proprio come era nei pensieri del progettista. Terza soddisfazione: dopo cinquant’anni a Gio Ponti sarà finalmente conferita la cittadinanza onoraria. Era un suo grande desiderio, finora mai esaudito. Vuoi per indolenza politico-amministrativa, vuoi perché, come già detto, questa città ha faticato a comprendere la grandezza di quest’uomo e della preziosissima opera che ha donato a Taranto. Per conferire la cittadinanza onoraria al maestro, è stato necessario rivedere anche il relativo regolamento del Comune che non prevedeva più il conferimento di cittadinanze onorarie post mortem.

Come ha spiegato il sindaco Rinaldo Melucci, il consiglio comunale ha bruciato le tappe per superare gli ostacoli burocratici. Il prossimo 6 dicembre, quindi, oltre a rivedere le vasche nel loro originario splendore, finalmente assisteremo alla cerimonia di conferimento di quella cittadinanza tarantina che Gio Ponti da vivo non riuscì ad ottenere: una circostanza, quest’ultima, che da sola vale a dimostrare quanta poca attenzione la città abbia finora riservato a questo genio dell’architettura e del design e quanto poco sia stato compreso e apprezzato il suo lavoro per questa città. Non va dimenticato, infatti, come sia stato (volutamente?) ignorato il suo piano per l’intera area che ospita la Concattedrale. Gio Ponti immaginava edifici nello stesso stile della sua chiesa, edifici che ospitassero non solo la Curia, ma anche scuole, luoghi per la cultura e per i servizi sociali, persino abitazioni che fossero sì popolari ma di pregevole fattura. Se le sue indicazioni fossero state seguite oggi avremmo un quartiere-opera d’arte che di per sè sarebbe diventato un’attrazione artistico-culturale di livello internazionale.

Sì è preferito seguire altre strade, quelle della speculazione edilizia e del pesante ingombro urbanistico. È andata così, ora si può solo pensare di rendere più gradevole tutto l’intorno alla Gran Madre di Dio. C’è però ancora un passo da fare: intitolare a Gio Ponti proprio il piazzale che ospita le vasche. Attualmente c’è una piccola via intitolata all’architetto, una piccola e malmessa stradina alla periferia di Talsano. Gio Ponti merita molto di più e ben altro decoro e per questo il nostro giornale ha lanciato la proposta di intitolargli proprio lo spazio che ospita le sue vasche, quel mare metaforico dove la vela tornerà a specchiarsi. Sindaco e arcivescovo sono stati possibilisti. Dopo il conferimento della cittadinanza si penserà a quest’altro passo che restituirà onore all’architetto. Nel frattempo, si terranno gli altri eventi celebrativi: la pubblicazione, a cura del profesor Vittorio De Marco, dell’epistolario tra Gio Ponti e Guglielmo Motolese, un intenso scambio di lettere che illumina sulla partecipazione spirituale ed emozionale di entrambi alla progettazione e costruzione della Concattedrale.

Dovrebbe poi tenersi un convegno internazionale di studi e se il Covid non dovesse permetterlo saranno comunque pubblicati gli atti. Infine, la grande mostra prevista al Museo Diocesano, patrocinata dal Mibact, in cui saranno esposti disegni e schizzi originali, oggetti di design, arredi sacri, modelli tridimensionali e filmati d’epoca relativi alla Concattedrale.

Ci siamo, quindi. Taranto sta finalmente per rendere omaggio a questa grande opera e al suo grande architetto. Un obiettivo per il quale come giornale ci spendiamo da oltre un anno e continueremo a spenderci. In questi lunghi mesi abbiamo cercato di riportare l’attenzione sulla Concattedrale e su Gio Ponti, con lo scopo di sensibilizzare la città e le istituzioni. Lo abbiamo fatto come battaglia di civiltà, spingendo per la cittadinanza onoraria, pubblicando numerosi articoli, a volte anche sferzanti, ricordando quanto quest’opera sia celebrata all’estero e quanto sia stata maltrattata proprio a Taranto. Lo abbiamo fatto – e continueremo a farlo – per contribuire ad una nuova consapevolezza culturale della città. Abbiamo raccontato le storie e ricostruito i progetti, abbiamo coinvolto gli eredi di Gio Ponti – i suoi nipoti – e personalità della cultura. Lo abbiamo fatto – e continueremo a farlo – perché crediamo che anche questa sia la funzione di un giornale. La Taranto alla ricerca di una nuova identità può ripartire dalle ricchezze che già possiede. La Concattedrale e l’insegnamento di Gio Ponti sono tra queste.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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