13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 08:42:20

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Due novembre: sotto la Croce riposano

Una Croce
Una Croce

Il 2 novembre; si torna e si ritorna a Coloro che vissero con noi e più non sono con noi, pandemia purtroppo presente. Pellegrinaggio di amore e di fede. Ricordi e memorie. Ritrovarsi di fronte ad un tumulo muto e pur vivo di fiori e di ceri; e di preghiere e di silenziosi colloqui tra chi fu e ci amò e ci guidò per la vita e chi a lui è di fronte in una corrispondenza di lontani e vicini affetti. Riposano Coloro che amammo viventi e loro viventi ci amarono. Riposano sotto una croce anzi la Croce! Cosa dobbiamo fare degli Estinti, delle persone che tanto ci furono care, che erano e sono parte di noi stessi? L’interrogativo non ci turba. Dimenticarle non possiamo in nessun giorno dell’anno perché senza di loro e il loro amore per noi cosa saremmo noi? Si dice che col tempo si dimentica; non è vero perché quella dimenticanza non è mai opera del tempo.

È opera nostra perché di loro noi abbiamo raccolto immagini e memorie, ricordi e parole che ancora nel cuore vibrano o vibrino! Senza più la persona cara ogni giorno diventa un due novembre anche quando gli sforzi della vita per continuare a vivere e le quotidiane preoccupazioni della esistenza sembrano attutire o momentaneamente far dimenticare il volto di coloro che ci amarono. E tuttavia basta un niente, una immagine sfuggente, un detto risentito, un moto dell’anima che vibra, ed ecco che la cara immagine della persona estinta torna imperiosa e quasi sorridente al nostro ricordo. E poiché la nostra vita è un correre a loro e poiché loro non sono, se noi continuiamo ad amarli, parvenze o fugaci memorie, essi sono il nostro passato e non muoiono in noi ma continuano a vivere come se fossero accanto a noi nel sentiero di una vita che loro ebbe protagonisti e viventi del nostro amore. Possiamo esprimere oggi come ieri il dolore in diversi modi, ma quel dolore non è dimenticanza, anzi è trasformazione della nostra vita nella loro che non è più. Non è più per noi viventi, ma continua nella luce di quella Croce che, dall’alto del tumolo o della nuda terra, ci rende lontani da ogni mondano rumore e ci fa pensosi; fiduciosi che tutto non morrà. E non può morire!

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