14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 14:54:24

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Un viaggio nella città di Taranto dal 1200 ad oggi

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Un viaggio nella città di Taranto dal 1200 ad oggi

Con questo articolo iniziamo la pubblicazione di una serie di interventi nei quali racconteremo la storia dei sindaci di Taranto dal 1200 ai nostri giorni. Con ciò riteniamo di fare cosa utile ai lettori di Taranto Buona sera poiché per un cittadino conoscere la propria storia ha una notevole importanza. Nella storia civile delle autonomie di questo nostro Paese il Comune ha giocato sempre un ruolo primario nell’affermazione del principio della necessità dell’autogoverno dei cittadini. Fin dagli albori del Medioevo i comuni del sud del nostro Paese, nel tentativo di muovere i primi passi verso l’autogoverno delle città, dovettero sempre scontrarsi con la volontà di conservare l’imperium da parte non solo di imperatori e feudatari ma anche della Chiesa che vedeva anch’essa in questa voglia di autonomia un pericolo.

Per questo il cammino delle autonomie è stato fin dal principio un cammino difficile e duro, un obiettivo conquistato sempre a costo di lotte durissime che nei comuni del nord si sono trasformate spesso in guerre sanguinose e in quelli del sud in repressioni altrettanto cruente. Ma prima di raccontare la vita, le esperienze, le realizzazioni dei primi cittadini della storia della nostra città, cosa importante ed interessante che certamente stimolerà la curiosità e l’interesse dei lettori, riteniamo indispensabile rendere, sia pure in estrema sintesi, anche un quadro dell’evoluzione dell’idea di autonomia così come essa è venuta concretizzandosi nella lenta ma inarrestabile conquista dei diritti dei cittadini nelle universitates del sud rispetto a normanni, angioini, aragonesi. Nel racconto della vita dei sindaci di Taranto dal 1200 ai giorni nostri ci sarà non solo il chi è dei primi cittadini di Taranto ma anche il racconto delle grandi e nobili famiglie tarantine che hanno dato i sindaci alla città, le condizioni storiche nelle quali operavano, i momenti storici più significativi che hanno scandito la storia di Taranto, il racconto di settecento anni della storia civile della città. Ci sarà la città ancora chiusa e sostanzialmente prigioniera delle fortificazioni poiché ad essa non veniva concessa alcuna possibilità di espandersi oltre la cinta difensiva, ci sarà la Taranto dei pescatori, degli artigiani e dei mitilicultori, quella borghese della rendita e delle professioni, quella feudale, cinquecentesca, napoleonica, umbertina, fascista e repubblicana. Ci saranno le passioni, le sofferenze, le speranze, la pazienza del popolo di Taranto.

Ci sarà la Taranto degli eroi risorgimentali come Vincenzo Pupino e Giuseppe De Cesare che hanno combattuto a fianco di Garibaldi e che poi sono diventati sindaci, la Taranto entusiasta per la trasformazione da città di mitilicultori e pescatori in città industriale, la Taranto dell’Arsenale e la Taranto dell’acciaio. Racconteremo insomma la storia del Municipium di Taranto che è poi in sostanza la storia della nostra Civitas. Il Comune nei regni medioevali del sud si caratterizzava per il suo carattere unitario testimoniato dallo stesso nome col quale esso era definito: Universitas. Per Universitas non si intendeva il solo ambito territoriale di una città ma l’insieme di popolazione e territorio considerato come elemento di identificazione della generalità del municipio. Originariamente i municipia venivano chiamati Terrae che indistintamente e genericamente indicavano gli ambiti territoriali geografici senza alcun carattere distintivo di fondo. La Universitas invece ha una sua precisa portata giuridica che comprende non solo l’ambito territoriale ma anche la popolazione, le sue istituzioni, il suo governo. Ma la caratteristica che da un punto di vista giuridico rende originali le Universitates rispetto ai Comuni del Centro-nord è che le Universitates siano esse demaniali, feudali, cittadine o rurali, si equivalgono e non scontano la distinzione che al nord esiste tra città e campagna e che di fatto opera una gerarchizzazione tra comune cittadino e comune rustico.

E questa non è differenza di poco conto nel rapporto con la feudalità e la corona. Certo rispetto ai comuni del Nord le Universitates meridionali sono meno organizzate e politicamente più deboli rispetto al potere feudale al quale però riusciranno ad imporre il rispetto di alcune libertà e diritti acquisiti per consuetudine come quello di acquistare, possedere e vendere beni, quello di eleggere un proprio rappresentante per giudicare le liti, quello delle utilizzazioni pubbliche di sevizi e strutture della città. I baroni per esempio avevano sempre considerato un loro diritto l’uso di tutto ciò che non fosse proprietà individuale (strade, prati, acque, ruscelli, boschi, terre incolte) talchè per la utilizzazione di essi imponevano ai cittadini gabelle e dazi odiosi quanto ingiusti. Le Universitates stabiliranno nei loro statuti che i beni non individuali e quindi collettivi dovevano essere sottratti alla gestione dei baroni e quindi dovevano essere garantiti ai cittadini gli usi civici di essi. Insomma da un lato la costituzione del Regno dall’altro la struttura feudale non riescono a distruggere e ad impedire le autonomie giuridiche e politiche locali che vanno costituendosi anche se pongono ad esse dei limiti consistenti. Quindi le Universitates meridionali sono state una realtà importante che ha raggiunto un discreto livello di autonomia e di autogoverno compatibilmente con i condizionamenti imposti dalla presenza di un vasto stato monarchico e da una feudalizzazione forte e rapace. Lentamente le universitates meridionali, anche se non seguiranno la stessa accelerazione nella parabola di sviluppo dei comuni dell’Italia settentrionale, si affermeranno sia sul piano politico che su quello economico per cui possiamo dire che anche esse in qualche modo finiranno col dare il loro contributo nel processo generale di sviluppo dell’Italia che avvierà il nostro Paese verso il Rinascimento. Questa premessa ci è sembrata necessaria per comprendere il significato e il ruolo che i sindaci svolgevano nelle universitates del Mezzogiorno e quindi anche dei sindaci della universitas tarantina. La prossima settimana vi racconteremo come si svolgeva un Consiglio comunale alla fine del ‘400 e le regole a cui dovevano attenersi i consiglieri comunali dell’epoca.

2 Commenti
  1. Gino 6 mesi ago
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    Meravigliosa iniziativa! Che sia la prima di tante ?
    Ad Maiora! ?

  2. Roberto 6 mesi ago
    Reply

    Un riepilogo storico interessante e avvincente, leggerò il seguito. Bravi

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