11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

foto di Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

Ho molto apprezzato l’intervento di Mario Guadagnolo, apparso qualche giorno fa sul giornale, su argomenti attualissimi come il ruolo degli influencer e dei social nella nostra società. Quella di Mario è un’analisi sociologica inappuntabile, tra l’altro condita da una simpatica dose di ironia, che mette il dito nella piaga di un costume sempre più dilagante e, del resto, da bravo politico e uomo di cultura, conosce bene certe dinamiche e certe logiche, legate alla comunicazione e al mercato.

La figura dell’influencer da qualche anno condiziona non poco la vita collettiva, specie dei più giovani che sono più esposti alle sirene del momento e on sono adeguatamente attrezzati per reagire e proteggersi, e non ci si rende conto che sulla testa di tutti noi si fanno affari colossali. Sicché ne trae giovamento il mercato che dalle mode trae alimento per recla-mizzare e vendere determinati prodotti. Si pensi a personaggi come la Ferragni che ormai dettano legge in campo pubblicitario e e vanno bene per qualsiasi causa. Si deve reclamizzare il Marta di Taranto? Va bene la Ferragni. Si devono reclamizzare le mascherine anticovid? Va bene la Ferragni. Per non dire dei social, ormai piegati a queste logiche di mercato, che hanno perso il loro ruolo originario di ampliamento degli spazi di libertà e di democrazia.

Ma la cosa più grave è che qualsiasi fesseria venga pronunciata da questi personaggi (esilarante la rappresentazione di “1727 Fratelli”) viene condivisa e valori importanti calpestati e, nella migliore delle ipotesi, messi tra parentesi. Dice bene Mario Guadagnolo che ormai è il trionfo dell’ignoranza e della sottocultura. Possiamo stare al gioco di tutto ciò e avallare comportamenti che ci mortificano? Francamente no. Non può passare una logica del genere, secondo cui per avere successo nella vita non valgono lo studio, la ricerca, il sacrificio, ma l’apparire, il rincorrere le mode, il perseguire la via del mercato. Ne va di mezzo la sopravvivenza della società e di quanto abbiamo faticosamente costruito per rendere la nostra società meno rozza e incivile. Al trionfo dell’incultura bisogna rispondere con le armi della ragione e del retto pensare. Là dove per retto pensare si intende il rispetto della dignità umana e dei valori fondamentali che rendono la vita degna di essere vissuta. Abdicare alla ragione porta alla perdita di sé stessi e al disfacimento della società.

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