07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca News

Un martinese durante l’attentato. Ciro nella Vienna colpita al cuore

foto di L'attentato di Vienna
L'attentato di Vienna

MARTINA FRANCA – La notizia è rimbalzata via social lunedì sera. Un martinese che vive da diversi anni a Vienna era al lavoro nel ristorante durante il tragico attentato terroristico. Ciro Svaldi, per fortuna, sta bene. Si è rifugiato in un locale interrato del ristorante, barricandosi con altri colleghi e appena ha potuto ha informato i familiari che vivono a Martina, per tranquillizzarli. Per spiegare che era illeso, prima che le immagini di tv e social gelassero loro il sangue nelle vene.

In Valle d’Itria, numerosi amici e conterranei hanno appreso la notizia da un post su Facebook della sorella Giusy Svaldi che, in contemporanea con le prime immagini shock che andavano in onda in tv, alle 22.24 ha scritto: “Attentato stasera a Vienna. Mio fratello Ciro sta dentro quel ristorante …ci sono morti e tanti feriti”. In tanti hanno trascorso interminabili momenti di paura poiché in quei frangenti convulsi non si capiva bene cosa stesse accadendo. Si udivano i colpi di arma da fuoco esplosi all’esterno del ristorante. L’unica cosa che si capiva subito è che c’erano delle vittime. “I morti non si sa, non si capisce niente, ha detto”, spiegava ancora la sorella su Facebook. Mentre all’esterno si susseguivano spari e urla, Ciro Svaldi, da quanto si evince dai messaggi, è riuscito a rassicurare i familiari riferendo del tempestivo intervento della polizia austriaca.

“Ci sono 13 poliziotti con loro nel ristorante”, scriveva ancora Giusy Svaldi rispondendo a chi chiedeva notizie di suo fratello. Post, messaggi di una comunicazione convulsa, di attimi di terrore ma, per fortuna, anche di sospiri di sollievo. Finalmente in tarda serata è arrivata la notizia che tutti volevano leggere: “Lui sta bene”. Il peggio, dunque, è passato. La paura è cresciuta in un’Europa già scossa dal recente attentato a Nizza e provata dalla pandemia. Anche il sindaco Franco Ancona, nell’esprimere “profonda preoccupazione e sgomento” per quest’ultimo attentato, ha rivolto un messaggio a Ciro Svaldi e ai suoi familiari: “Al nostro concittadino, coinvolto senza nessuna conseguenza e alla sua famiglia, giunga l’abbraccio affettuoso di tutta la nostra comunità, con l’augurio che prevalga sempre la ragione sull’odio che purtroppo continua ad attraversare le piazze e i luoghi di vita delle nostre città”. Il bilancio è molto pesante, come riportano tv e giornali nazionali, quattro vittime, numerosi feriti alcuni dei quali gravi e l’attentatore ucciso.

foto di Ciro Svaldi
Ciro Svaldi

Si tratta di un macedone di religione islamica, nato in Austria, già noto alle forze dell’ordine e ai servizi di sicurezza poiché affiliato o comunque simpatizzante dell’Isis, arrestato lo scorso anno, condannato a 22 mesi per aver tentato di raggiungere la Siria per combattere con i fondamentalisti e poi scarcerato. Un profilo non nuovo per gli autori di attentati terroristici di matrice religiosa. Infatti, da quanto emerso da una ricerca condotta nel 2018 (riportata nel testo “Religione e secolarizzazione” di Giovanni Cucci, professore dell’Università Gregoriana), i giovani radicalizzati in Austria mostrano, fra varie situazioni e vicende personali, tre costanti significative: fragilità psichica, disagio sociale e culturale e assenza di formazione religiosa ossia conoscenza molto superficiale o addirittura inesistente dell’Islam.

In sostanza, avrebbero poco o nulla a che fare con la religione e con i musulmani. Sull’estraneità di qualsiasi coinvolgimento religioso dell’episodio ha posto l’accento la Grande moschea di Roma che, come si legge sui giornali nazionali, ha condannato duramente il gesto definendolo “un atto satanico” estraneo alla religione islamica. Un gesto criminale compiuto da pochi esaltati o anche da uno solo è capace di innescare un pesante messaggio intimidatorio rivolto a milioni di persone. Nella mitteleuropa come in altre città di vari Paesi del Vecchio Continente vivono e lavorano tanti italiani, come tanti altri cittadini europei. Un attentato in una piazza o in un qualsiasi luogo, in un mondo globalizzato, diventa un’arma micidiale per colpire contemporaneamente più comunità. Un altro colpo al cuore di Vienna e dell’Europa. Ma non ai suoi valori sempre vivi nonostante il periodo buio.

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