13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

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Musma, quando l’arte non è profeta in patria

foto di “Costruttivo” di Carrino esposto al Musma
Carrino esposto al Musma

Taranto ha bisogno di fare i conti con i ristretti confini della sua capacità di apprezzare l’arte contemporanea? Probabilmente sì. Se è vero, come è vero, che artisti tarantini piuttosto trascurati in patria poi hanno lasciato un segno nel mondo dell’arte. Eppure quegli stessi artisti qui poco valutati, sono celebrati altrove. Basta spingersi una manciata di chilometri oltre il ponte girevole. A Matera, ad esempio.

Dove c’è il Musma, considerato il più importante museo italiano dedicato alla scultura contemporanea. Nella lunga e appagante passeggiata nei magnifici ipogei e nelle sale superiori di Palazzo Pomarici, accanto alle opere di Pietro Consagra – maestro dell’astrattismo internazionale – Giacomo Manzù, Arnaldo Pomodoro, Pericle Fazzini, Kenjiro Azuma, Emilio Isgrò e dei fratelli Pietro e Andrea Cascella – solo per citare alcuni autori delle oltre duecento opere esposte – incontriamo i nomi dei “nostri” Nicola Carrino e Giuseppe Spagnulo. Nicola Carrino, l’autore della bistrattata Piazza Fontana, è presente al Musma di Matera con un suo “Costruttivo” in ferro, opera della sua produzione modulare-geometrica prodotta con materiali tipici della civiltà industriale. Si tratta di due elementi modulabili, espressione della ricerca scultorea di Carrino, che attraverso le innumerevoli configurazioni dei suoi moduli in metallo esprimeva le possibilità della forma e, in ultima analisi, le molteplici possibilità evolutive della realtà. Ospitato a Parigi, Venezia, Roma, Buenos Aires, San Paolo del Brasile, Nicola Carrino proprio nella sua Taranto non ha incontrato eguale fortuna. Piazza Fontana è stata sin dalla sua inaugurazione vittima di imbrattamenti e insozzamenti di ogni genere. E questo è addirittura il male minore se si considera che ancora oggi c’è chi vorrebbe demolire l’opera di uno dei più apprezzati scultori italiani vissuti a cavallo tra Novecento e Duemila. Non meno trascurato di Carrino è Giuseppe Spagnulo, artista nativo di Grottaglie, anche lui sperimentatore della ricerca sui materiali ferrosi.

Collaboratori di Lucio Fontana e Arnaldo Pomodoro, Spagnulo forgiava le proprie monumentali sculture nelle acciaierie insieme agli operai e l’opera esposta al Musma è proprio una geometria in acciaio forgiato. Le opere di Spagnulo – al quale fu affidata la cattedra all’Accademia di Belle Arti di Stoccarda, hanno trovato posto anche in importanti spazi urbani. È il caso della “Foresta d’acciaio”, monumento ai Caduti di Nassiriya, collocato al Parco Schuster di Roma, o di “Scogliere”, cinque blocchi d’acciaio posti davanti al Teatro degli Arcimboldi, a Milano. Fra Carrino e Spagnulo, negli ipogei di Palazzo Pomarici c’è anche un altro grande scultore che non era di Taranto ma che a Taranto, purtroppo per Taranto, ha legato una pagina mortificante della sua carriera. Parliamo di Nino Franchina, lo scultore dell’astratto che negli anni ‘50 vinse il concorso per il momumento a Giovanni Paisiello. Sarebbe stato probabilmente il primo monumento astratto in Italia. Il suo fuso in metallo slanciato verso il cielo tuttavia non fu mai realizzato. Per due ragioni. La prima: il provincialismo culturale degli amministratori comunali dell’epoca; la seconda: l’ottusità ideologica dell’allora Partito Comunista che, secondo la ricostruzione storica fatta negli anni da Aldo Perrone, pose il suo veto ideologico (il sindaco era del Pci). L’ortodossia imponeva scelte in sintonia con il realismo socialista. Niente astrattismo, dunque. Un ostracismo cultural-ideologico col quale dovette confrontarsi anche lo stesso Pietro Consagra. Spagnulo, Carrino, Franchina: tre nomi legati a Taranto ma che a Taranto non hanno mai incontrato grande favore. Anzi, come negli eclatanti casi di Carrino e Franchina, sono stati addirittura avversati. Il museo di Matera, che li ospita, è una severa lezione culturale per Taranto, città che fatica ad apprezzare finanche la Concattedrale di Gio Ponti ma che ha amato riempirsi di improbabili sirenette, modesti mezzibusti e didascalici monumenti a figura intera. Per chiudere il cerchio, a Matera c’è un museo, a Palazzo Viceconte, interamente dedicato ad un altro grande artista tarantino: il fotografo, anche lui grottagliese di nascita, Pino Settanni. Ha ritratto Fellini, Moravia, Mastroianni, Omar Sharif e tanti altri. Ma qui lo sanno in pochi.

Enzo Ferrari 
Direttore responsabile

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