16 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Maggio 2021 alle 15:41:06

foto de il monumento ai Caduti compie 90 anni
Il monumento ai Caduti compie 90 anni

Caro direttore,
più volte mi tornano a mente le parole del mio maestro pisano Luigi Russo, fra i più grandi italianisti ad oggi, che a noi diceva, quasi ammoniva, che l’intellettuale, non il letterato, non doveva chiudersi nella sua eburnea torre, ma scendere nel mondo sociale e civile e dare il proprio contributo di pensiero e di azione secondo il detto dell’antico Seneca che “membra sumus corporis magni” che, tradotto, voleva e vuol significare che è degli uomini di vera cultura e non dei conformisti ideologici, non sentirsi isolati nel gran corpo dell’intera società. Agli studi seri e fecondi bisognerà sempre tornare, ma all’occorrenza bisognerà tralasciare le leopardiane sudate carte, uscire dal mondo libresco e caustrale, e porre il proprio contributo di pensiero, senza ambizione o ambiguità, ma con civico sentimento di appartenenza alla comunità nella quale si vive e si opera.

Questo a noi, suoi scolari, insegnava il grande Maestro pisano. La città appartiene al “civis”, se non momentaneamente al politico, sì anche il politico deve sentirsi un “civis” così anche lui è un cittadino, primo o secondo che sia. Il cittadino rimane, il politico si estingue nel tempo. Così scriveva Aristotele duemila anni or sono; e nulla è cambiato da quella sentenza. Esca l’intellettuale dal suo conforme silenzio e, per “amor di patria”, mandi al politico il suo pensiero proprio nel momento in cui la sua città va rinnovandosi nell’aspetto urbanistico e nel contesto culturale. In tale rinnovamento, per Taranto, mia città natale, penso che tre piazze notevoli per importanza civile e storica, abbiano necessità di un riordinamento. Sono piazze anche rappresentative. Mi riferisco in primis a Piazza Fontana. L’importante ingresso alla città di Taranto per chi viene da Bari o dall’autostrada BolognaTaranto o dalla stazione ferroviaria. E’ una piazza che è come un biglietto di visita. E che trova? Almeno sino ad oggi una fontana spenta in un largo non molto curato al verde. Quella fontana dà poi il nome alla piazza. Fu ricostruita con qualche “resto” dell’antica fontana di epoca Carlo V e con un’aggiunta o rifacimento o, per l’artista Carrino, abbellimento attraverso canali di acciaio quale intreccio fra la Taranto spagnola e la grande fabbrica siderurgica, in quel tempo vanto dell’acciaieria europea. Un misto che, personalmente, non ho mai gradito, ma che è costato all’Amministrazione Comunale, “illo tempore” non pochi milioni di lire. Tuttavia, al di là del progetto artistico, quella fontana è muta in una solitudine di acqua che sa di abbandono. Non reggono le forniture d’acqua? Direbbe Palazzeschi: quel complesso è “piangente” perché vedevo del suo unico e vero alimento. La seconda piazza è quella del Borgo, cara al popolo di Taranto: piazza della Vittoria, con il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale e poi di tutte le guerre. Sull’opera dello scultore Francesco Como si legga il bel libro dell’indimenticabile prof. Giacinto Peluso: “Una città, un monumento”, Mandese Editore, 1984. Il monumento fu ideato dallo stesso Como perché rimanesse, in tutta la sua struttura, visibile in modo che nella sua candida elevazione, potessero risaltare i bronzi del primo aspetto e la epigrafe assai bella e profonda dell’avvocato Criscuolo. Oggi, al di là di ogni benevolo ed ornamentale proposito, alti fusti verdi ne restringono la visuale al punto che la stessa visione completa e compatta del monumento risulta, a mio parere, limitata o compromessa. Lo scultore Como desiderava che il monumento, al di là di aiuole poste ai margini, rimanesse integro nella sua creatività estetica. Riportare la visione anteriore al suo completo aspetto sarà motivo di una migliore valorizzazione del sacro altare ai Caduti per la Patria, tra i quali cinquecento tarantini. La parte posteriore dell’opera ove è l’aquilifero è coperta da un maestoso albero di olivo. La terza piazza che va recuperata al fascino delle palme e nella luminosità delle sue aiuole e della vasca ove un getto d’acqua assai artistico lo rende assai attraente. Di sera quella fontana perde per mancanza di luce molto della sua elegante freschezza.

Un tempo, ricordo, era il tutto ben illuminato e di tanto ci sono ancora posati sull’erba i fari datori di illuminazione. Caro direttore, sono sicuro che l’Amministrazione Comunale prenderà in sincero esame quanto da me, ed anche dai tarantini cittadini, è stato esposto e sempre con l’intento di migliorare l’estetica urbanistica. Scriveva Benedetto Croce: come filosofo studio la filosofia, ma come cittadino napoletano, anche se abruzzese, vado in giro per la città e mi interesso anche delle sue vie e alle sue piazze, anche lì è storia, e che grande Storia! Parola di Benedetto Croce!

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