02 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Marzo 2021 alle 15:17:50

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"La notte di Taranto" ottanta anni dopo

Nella nostra rubrica settimanale, ideata e curata dal prof. Antonio Fornaro, gli approfondimenti riguarderanno, nell’ordine: l’Ottava del Pellegrinaggio al Cimitero di Taranto, “La Notte di Taranto” e la festa di San Martino. Questi i Santi della settimana: Sant’Oreste, Santa Marina, San Martino, San Renato, Sant’Omobono, patrono di Cremona, San Diego e San Giocondo di Bologna. La Chiesa cattolica questa settimana venera la Madonna sotto i titoli di: Nostra Signora della Montagna, Nostra Signora della Buona Morte, Nostra Signora degli Esercizi Spirituali, la Madonna della Libera e il Patrocinio di Maria Santissima.

Queste le effemeridi della settimana: l’11 novembre 1940 “La notte di Taranto”, il 10 novembre 1867 scompare il garibaldino Francesco Saverio Fanelli, il 13 novembre 1373 Filippo Imperatore d’Oriente viene sepolto nella tomba regale del Duomo di Taranto, il 14 novembre 1463 scompare l’ultimo principe di Taranto Giovanni Antonio del Balzo Orsini. Questi i detti della settimana: “Di San Martino ogni mosto diventa vino”, “Cornuto, picchiato e cacciato da casa”, “Se i cornuti potessero volare il sole non uscirebbe mai”, “E’ meglio esser cornuto e non fesso perché il fesso lo conoscono tutti, il cornuto non è conosciuto da nessuno”, “Il povero muore ben sazio”, “Di San Leonardo pianta la fava perché è tardi”, “Acqua per i meloni e vino per i maccheroni”. Il primo approfondimento di oggi riguarda il tradizionale pellegrinaggio per i defunti al “San Brunone” che questa mattina celebrerà la quarantaquattresima edizione. Questa sarà ridotta perché partirà dall’ingresso del Cimitero e raggiungerà la Cappella comunale; tutto ciò a causa del Covid 19. Già da qualche anno era stato molto ridotto questo pellegrinaggio, ma quest’anno non ci sarà nemmeno la banda che suonerà le tradizionali marce funebri.

Per la storia tale pellegrinaggio ebbe il suo inizio nel 1900, ma si deve alla Pia Associazione della Buona Morte e Suffragi la versione attuale, nel senso della tradizione, di tale pellegrinaggio. E’ importante ricordare che la prima fase si concluse nel 1935. Fu ripreso, per quanto attiene l’epoca a noi contemporanea, nel 1976. Per quanto attiene lo svolgimento ricorderemo che, pertanto, il pellegrinaggio partiva dalla Chiesa del SS. Crocifisso accompagnato dalla banda musicale e dai labari delle Confraternite e delle Società di Mutuo Soccorso. Veniva lanciata una corona di alloro dal Ponte Girevole e un fascio di fiori al cippo del piazzale Democrate che ricorda i caduti a causa del bombardamento a Porta Napoli. Tutto si concludeva con la messa celebrata nella Cappella comunale cimiteriale. Il secondo approfondimento ricorda che quest’anno ricorre l’80° anniversario della “Notte di Taranto” avvenuto l’11 novembre del 1940 che vide l’attacco improvviso degli aerei inglesi alla nostra flotta navale presente nel Mar Grande. Furono colpite e danneggiate le navi Cavour, Duilio e Littorio. Ci furono 59 morti e circa 600 feriti. L’attacco fu definito la Pearl Harbour degli inglesi contro gli italiani.

Grande fu lo sgomento di tutti i tarantini che si riversarono sul Lungomare a causa del terribile scoppio che provocò danni materiali e molta paura soprattutto fra i cittadini che andavano alla ricerca di notizie dei loro parenti imbarcati sulle unità navali colpite dal nemico. Ancora oggi sono numerosi i tarantini che ricordano quella data rimasta scritta nella storia e nei cuori. Sempre l’11 novembre ricorre la prima delle tre feste che i martinesi riservano a San Martino, loro patrono, le altre festività sono quella del 17 marzo e quella di luglio, ma la festività più antica è quella che risale al 1260 e che è relativa ai festeggiamenti dell’11 novembre. San Martino era ungherese, fu militare e donò metà del suo mantello ad un povero. Fu battezzato a 23 anni e 10 anni dopo fu ordinato sacerdote e vescovo di Tours. Morì l’8 novembre del 397. Nel 1526 gli Ugonotti bruciarono il suo corpo e si salvarono solo alcune reliquie. In Francia 500 città e quattro mila chiese portano il suo nome. In Italia a lui sono intitolati 134 città e paesi.

Molto diffuso è il suo culto in Puglia. Anticamente il culto di San Martino era diffuso a Taranto dove ancora oggi al Santo nella Città Antica sono intitolate una via, una scaletta, una salita, un arco e un largo. Nella seconda metà del 500 in Largo San Martino c’era una chiesa che fu chiusa al culto durante la Prima Guerra Mondiale e diventò deposito di munizioni, poi fu adibita a scuola ed abbattuta. A Taranto c’era un ricovero riservato ai mendicanti di cui San Martino è patrono. Mons. Brancaccio ci fa sapere che nel 1577 non c’era più nella Cripta di San Cataldo l’altare intitolato al Santo patrono dei viaggiatori, dei poveri, dei prigionieri, dei pastori, dei soldati, dei cavalieri, degli armaioli e dei commercianti di stoffe, infatti a Martina si svolge la tradizionale Fiera del cappotto e dei tessuti. E’ anche patrono degli animali domestici e in particolare dei cavalli e delle oche. E’ invocato per guarire molte malattie ed è invocato anche come patrono dei cornuti per una storia molto complicata che legò questa diceria alla fiera degli animali cornuti.

Nel passato la festa in suo onore era diventata una specie di Capodanno in cui si facevano i regali ai bambini, si rinnovavano le locazioni, si traslocava, si aprivano le scuole e i parlamenti. Ancora oggi si festeggia il vin novello a San Martino. E’ patrono dei soldati e per questo si diceva “gabbare San Martino” per indicare disertare. Legato a San Martino è anche la cosiddetta “Estate di San Martino”. L’11 novembre in chiesa ancora oggi le donne siedono a destra e i mariti a sinistra e tutto ciò si ripete anche a pranzo. Per la parte culinaria dobbiamo ricordare che i martinesi mangiavano orecchiette fatte in casa, ragù di carne, braciole di cavallo, polpette d’uovo, salsiccia, fegatini al fornello, capocollo; bevevano vino novello e per dolce mangiavano la copeta e la marmellata di mela cotogna. Anche in campagna si festeggiava con i prodotti della terra.

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